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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Tag Archives: Bonsai & Suiseki Magazine

10403644_10152786921327509_3660505738896533842_n(vaso di Sebastiano Allegrini – © fotografico Luca Ramacciotti)

Il mio maestro di ceramica (Sebastiano Allegrini) mi ha consigliato un libro di cui sto per riportare un capitoletto. Ogni riferimento è ovviamente all’arte ceramica, ma come si vedrà spesso si parla di nozioni che riguardano l’arte tout court. Molte di queste cose scritte dall’autrice (Susan Peterson) mi sono riecheggiate in mente perché alcune già note grazie ai consigli, agli insegnamenti della mia maestra di ikebana (Valeria Raso Matsumoto) e soprattutto ai principi su cui si basa l’ikebana Sogetsu dove ricordo si va a fare delle vere e proprie sculture tridimensionali di “natura”. Credo che i passi sottostanti siano utili per ogni persona che faccia o studi arte visiva.

Fare Ceramica

di Susan Peterson

(ed. Zanichelli)

L’artista costruisce sulla base dell’esperienza. I principianti continuano ad essere tali molto a lungo. […]

L’arte è qualcosa di più della somma dei procedimenti. A volte s’incontrano delle persone che sembrano nate con la dote di trasformare in arte tutto ciò che toccano. Più spesso, però, il cammino verso l’arte appare arduo e difficoltoso.

Sia che facciamo oggetti d’uso o sculture, esistono dei principi da applicare alle forme tridimensionali, come movimento, ripetizione, contrasto, varietà, proporzione. Ci sono qualità da realizzare come morbido, duro, luminoso, pesante, fragile, robusto. Ci sono sensazioni da comunicare come eccitazione, drammaticità, potenza. Dovreste avere tutte queste parole in testa, quando lavorate. Per creare qualcosa occorre che siate in grado di visualizzarne l’immagine, trovare il modo di realizzarla e saper cambiare se si presentano nuove possibilità. Imparate a fissare l’immagine nella mente, visualizzandola dall’inizio alla fine. […]

Bisogna imparare a vedere. Esercitare l’occhio a individuare linee, forme, colori, luce nelle opere altrui e proprie non è solo possibile, ma indispensabile per ogni artista. Ogni fotografo si addestra a raggiungere questa capacità per poter cogliere le immagini; alla fine è l’immagine a cogliere lui. Questo avviene dopo una lunga esperienza nel campo della visione. Abituatevi a fissare nella mente le vostre percezioni davanti alle forme. Pochi nascono con questa abilità che, per fortuna, si può acquisire e sviluppare col tempo. Per esercitarvi a cogliere la forma, restate fermi in una stanza, in piedi o seduti, e riducete all’essenza quel che vedete. Selezionate ombre e  luci, orizzontali e verticali, senza vederle come oggetti: guardate gli spazi, senza far caso ai particolari. Le forme quadrate o rettangolari si accordano agli spazi; osservate le linee della stanza, i divisori, i mobili, le finestre; individuate le linee dinamiche e quelle statiche; le zone di luce e quelle in ombra. Questo esercizio è basilare per acquisire una sensibilità spaziale. Fatelo ovunque, sul treno, al supermercato. I chiari e gli scuri, e a volte anche i toni intermedi, determinano delle fratture in uno spazio, o possono creare zone in rilievo su una superficie piana. Fate delle scelte; pensate quali forme o tipi di chiaroscuro vi interessano di più e cercate di capire perché. Se vi abituerete a ragionare in questo modo, diventerà per voi instintivo farlo. E’ importante decidere da soli e sul momento. Prendete l’abitudine di guardare gli spazi, fuori dalla finestra, lungo la strada e in campagna – le masse formate dagli alberi e i solidi geometrici definiti dalle case. Osservate solo le sagome, in modo che gli spazi assumano una particolare importanza, mentre vi avvicinate o indietreggiate. Oltre allo spazio, imparate anche a cogliere la linea, che potrà essere una vera linea che taglia lo spazio o una forma intersecata da un’altra. Individuate le linee ovunque. Esaminate attentamente dall’inizio alla fine. Alla fine, mentre lavorate l’argilla, vedrete le direzioni della linea e definirete senza pensarci forme e piani. Si creano delle tensioni fra linee veloci e linee lente, forme grandi o piccole, toni brillanti o scuri. Di fondamentale importanza è anche il colore che spesso supera per intensità percettiva la linea o addirittura lo spazio. Studiate i colori per vedere l’effetto che fanno da soli o combinati. Una macchia rossa in un quadrato giallo crea una tensione drammatica. Cercate di immaginare l’effetto di una macchia rosa o bianca. Formatevi da soli le vostre idee, in modo che siano personali e significative.

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L’ikebana e la ceramica sono un connubio piuttosto inscindibile. E’ vero che con la Scuola Sogetsu si possono utilizzare anche vasi in vetro, plastica, ferro (etc) oppure realizzare ikebana senza contenitore, ma la ceramica resta l’abbinamento principe. Il contenitore “fa parte” dell’ikebana, non è un elemento di accessorio e nemmeno secondario. Gli Iemoto della Scuola Sogetsu son sempre stati grandi ceramisti ed hanno ideato vasi stupendi (basti vedere quelli di Hiroshi Teshigahara) e credo conoscere un poco questa antica materia sia importante. Inoltre pensiamo alla ricercatezza della ceramica giapponese dal raku alla ceramica karatsu.

Da qui la decisione di iniziare un nuovo cammino sotto la supervisione di un maestro che in questi tre anni ha seguto da vicino le nostre esigenze realizzandoci splendidi contenitori e presso cui abbiamo già realizzato con le nostre allieve un workshop lo scorso novembre che sarà replicato, dato il successo riscontrato, il prossimo marzo: Sebastiano Allegrini (Anime affini) che ha il suo laboratorio/ negozio Pots nel cuore di Roma.

Penso che sia importante per un maestro di ikebana capire meglio questa metaria, la sua lavorabilità, gli smalti, che sia un sentiero collaterale a quello della via dei fiori, un percorso da non trascurare. Dobbiamo sì conoscere fiori e piante, ma anche ciò che andrà a “raccogliere” il nostro lavoro.

In tre lezioni sono stato capace di fare questa piccola tazzina storta in foto (qui appena smaltata in attesa di essere cotta) e una specie di vaso (di cui la prossima settimana deciderò la sorte). Poco? Niente affatto. Sto imparando un’arte tanto antica, quanto nobile ed affascinante. Non mi interessa ad ogni lezione di realizzare qualcosa, ma fare tecnica, tecnica, tecnica. Sbagliare, ricominciare da capo fa parte del gioco. Come dico sempre quando insegno ikebana non dobbiamo agli inizi pensare alla composizione che facciamo e a farla “carina” , ma assimilare le tecniche, le misure, lo spazio.

Nell’arte non si deve avere fretta, né scoraggiarsi sugli iniziali insuccessi, ma assaporare ogni singolo passo senza mettere innanzi il proprio ego e quello che ci piace o meno.  Se il maestro corregge si ringrazia. Se insiste nel farci fare gli stessi passi è per il nostro bene. A quello che piace a noi penseremo quando, e se, diventeremo bravi in quel compito.

La vita ormai è frenetica, compulsiva e nevrtotica. Non diamo fretta almeno all’arte.

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Ikebana di Giulia Piccone Italiano(Ikebana di Giulia Piccone Italiano – © fotografico Luca Ramacciotti)

Come ogni anno la lezione di gennaio è dedicata al ricordo della Maestra Sogetsu Maria Grazia Rosi (Ciao Il sentiero dei fiori Tra il cielo e la terra c’è l’amicizia   L’incontro   Dimora nel cuore un miracolo chiamato amicizia  La memoria  In onore) e si vanno ad utilizzare i suoi vasi che la famiglia ci ha donato durante una giornata indimenticabile per chi l’ha vissuta.

Quest’anno dati i temi della lezione abbiamo potuto usare due dei suoi vasi negli ikebana di cui pubblico le foto volentieri perché come scritto più volte sia il sottoscritto sia il maestro Farinelli eravamo molto legati a Maria Grazia e le dobbiamo l’amore verso questa particolare arte.

Ikebana di Chiara Giani(Ikebana di Chiara Giani – © fotografico Luca Ramacciotti)

Ikebana di Anne Justo

(Ikebana di Anne Justo – © fotografico Luca Ramacciotti)

Ikebana di Tiziana Biondo

(Ikebana di Tiziana Biondo – © fotografico Luca Ramacciotti)

Ikebana di Giulia Fregoli

(Ikebana di Giulia Fregoli – © fotografico Luca Ramacciotti)

Ikebana di Antonella Lefevre

(Ikebana di Antonella Lefevre – © fotografico Luca Ramacciotti)

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E’ un mondo particolare quello dei corsi d’arte. Mercoledì ho iniziato lo studio della ceramica presso Pots ed ho conosciuto belle persone, gente più avanti di me su questo percorso che di sicuro arricchirà la mia esperienza con la loro senza contare il maestro che avrà l’arduo compito di insegnarmi un’abilità manuale che mi manca. Pronto a questa nuova sfida.

Come lo sono state oggi Alba, Francesco, Irene e Patrizia che han fatto i primi passi sulle due mattonelle iniziali del percorso della scuola Sogetsu. L’inizio di un percorso a cui mi auguro si appassioneranno e vedranno come la loro vita cambierà. Per questo nuovo inizio ospite ancora una volta di Oriente asd nella bellissima Livorno. Alla lezione han partecipato con mia gioia, non solo Rosaria che oltre ad essere allieva è anche la direttrice dell’Associazione ma anche e le allieve livornesi ormai giunte già al III livello.

Le ore, come sempre, son volate via sulle punte dei fiori e tra domande, curiosità e…. un buon dolce con tè. Ringrazio Rosaria che ancora una volta mi ha dato la possibilità di conoscere belle persone, le allieve del corso avanzato che son potute venire a supportare materialmente e fisicamente, il loro entusiasmo e con gioia ho ritrovato Patrizia in un contesto difefrente da quello estivo dove ci si incrocia sempre di corsa.

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IMG_2614(da sinistra Paco Donato, Edoardo Rossi, Aldo Tollini, Carlo Scafuri – © fotografico Luca Ramacciotti)

Se il caldo di aprile ci aveva accolti all’Orto Botanico di Roma per la mostra “Il linguaggio muto della natura” in questi due giorni ci ha avvolti un piacevole tepore invernale che ha spogliato per buona parte l’Orto Botanico donando forme e colori ben differenti (ma ugualmente suggestivi) agli intervenuti e ai visitatori.

Cosimo Pepe e Paco Donato ancora una volta hanno unito i percorsi di bonsai, suiseki, ikebana, shodo e pittura ad inchiostro per esplorare queste arti ed offrire al pubblico un panorama di alta professionalità.

Ringraziarli per averci di nuovo coinvolti è il minimo, ma lo estendiamo oltre ad averci permesso di esporre sia ad aprile sia in questa occasione, per aver realizzato (grazie all’editore Lorenzo Casadei) uno spettacolare volume inerente la precedente mostra dove sono raccolti anche gli interventi di coloro che allora animarono le varie conferenze.

Noi forse tra questi grandi dotti siamo gli ultimi arrivati, ma di sicuro (assieme alle nostre fantastiche e infaticabili allieve) vi abbiamo partecipato con l’entusiasmo e la passione che ci caratterizzano. Un ringraziamento particolare alla maestra Sogetsu di origine russa Julia Bereznitskaya conosciuta durante l’ultima dimostrazione di Sgargiante Sobrio (Ikebana International a SgargianteSobrio In onore  Ancora una volta… con sentimento) che ha accettato di partecipare a questa mostra con una disponibilità e simpatia uniche dato che era di nuovo in Italia.

IMG_2618(Lorenzo Casadei, Edoardo Rossi, Aldo Tollini – © fotografico Luca Ramacciotti)

10460832_744030082346540_2743771359965452794_o(Catalogo della mostra tenutasi ad aprile)

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(Sala Bonsai ed Ikebana Ohara di Silvana Mattei – © fotografico Luca Ramacciotti)

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(Sala Suiseki – © fotografico Luca Ramacciotti)

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(Sala Shodo – © fotografico Luca Ramacciotti)

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(Sala conferenze – ikebana Sogetsu di Anne Justo – © fotografico Luca Ramacciotti)

Sala Ikebana Sogetsu

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(Ikebana di Giulia Fregoli – © fotografico Luca Ramacciotti)

 

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(Ikebana di Tiziana Biondo – © fotografico Luca Ramacciotti)

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(Ikebana di Luca Ramacciotti – © fotografico Luca Ramacciotti)

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(Ikebana di Anne Justo – © fotografico Luca Ramacciotti)

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(Ikebana di Giulia Piccone Italiano – © fotografico Luca Ramacciotti)

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(Ikebana di Lucio Farinelli – © fotografico Luca Ramacciotti)

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(Ikebana di Lucia Coppola – © fotografico Luca Ramacciotti)

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(Ikebana di Julia Bereznitskaya© fotografico Luca Ramacciotti)

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L’attività della Sogetsu in Italia per fortuna va a gonfie vele per cui segnalo i prossimi appuntamenti già programmati.

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Dopo il clamoroso successo de Il linguaggio muto della natura (La squadra) si torna ad esporre all’Orto Botanico di Roma nei giorni del 20 e 21 dicembre. Nella prestigiosa cornice di questo incredibile posto racchiuso nel cuore di Roma noi e le nostre allieve porteremo i colori del Natale e la modernità scultorea della scuola Sogetsu. Per questa occasione esporrà anche la maestra Julia Bereznitskaya direttamente dalla… Russia.

 

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Durante la prima giornata (20 dicembre) de La Natura Svelata sarà presentato al pubblico il catalogo della mostra di aprile dove tra le tante opere dei maestri del bonsai, suiseki e shodo ci siamo anche noi con due dei tre grandi ikebana che avevamo esposto ad aprile nel giardino di ingresso dell’Orto. Per questo non potrò mai smettere di ringraziare Paco Donato che non solo ci propose questa sfida (mai in Italia era stato realizzato un ikebana Sogetsu di grandi dimensioni), ma anche ci supportò in ogni necessità. Il catalogo è edito dalla prestigiosa CasedeiLibri Editore specializzata in temi riguardanti la cultura orientale.

 

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Il peso della leggerezza: Sculture in carta kozo di Nobushige Akiyama (5 ottobre 2014 / 11 gennaio 2015 – Roma, Palazzo Brancaccio, Via Merulana, 248). Il 4 gennaio con le allieve (per non occuparci solo dell’ikebana, ma avere una cultura totale come sprona la Sogetsu a fare) visita a questa incredibile mostra di un grande artista che già anni fa aveva esposto presso l’Istituto di Cultura Giapponese a Roma.

 

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Anno nuovo vita nuova. Riparte un nuovo corso in Toscana a due passi dal bellissimo lungomare livornese.

 

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Dopo il clamoroso successo del workshop dello scorso novembre con Sebastiano Allegrini ne è stato deciso un altro aperto a tutti coloro, non solo ikebanisti, che vogliono scoprire l’affascinante mondo della ceramica.

 

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E siccome non di solo ikebana si vive, come detto, ma serve una cultura a 360° l’ultimo appuntamento prima delle ferie estive è già stato fissato. Ringrazio Arianna di Pietro che mi ha messo in contatto con Antonio Viglietto il cui entusiasmo e passione di sicuro renderanno questa visita indimenticabile.

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07122014-IMG_8317(doni natalizi ricevuti dalle mie allieve del corso di Livorno)

Nei giorni scorsi nel gruppo di Facebook “Ikebana Passion” ho discusso con un membro che scrive dalla Romania che non ha mai studiato ikebana in una scuola ufficiale, ma ha letto molti libri per cui insegna ikebana perché come ha detto un’altra persona intervenuta nella discussione, l’ikebana viene dal cuore non dalle regole.

Ecco io non mi spiego l’ostinatezza di dover dire che si fa ikebana. Diciamo flower arrangement, definiamoli composizioni essenziali. Vengono dal cuore? Mi fa piacere, ma si sa che TUTTE le scuole di ikebana hanno regole ben precise, stili o temi da seguire. Quindi non ci si improvvisa (come in fin dei conti in tutte le arti).

Questo è un discorso che non mi stancherò mai di fare e che qui ho ripetuto varie volte. L’ikebana non è mettersi seduti, meditare, che è di moda, e poi si fa la composizione. Anzi la composizione potremmo anche non farla! L’ikebana è l’introiettamente delle regole, dei principi base e soprattutto l’attento, pedissequo studio della natura, dei materiali che dobbiamo cercare o che abbiamo a disposizione. Osservare il materiali e capire come lavorarlo, posizionarlo questo è fare ikebana. Questo il percorso del Kadō. Quindi poi concretizziamo lo studio, l’osservazione facendo l’ikebana.

Poi che l’ikebana debba essere una comunicazione di “cuori” tra chi l’ha eseguito e chi lo osserva è innegabile ed indispensabile sia che commuova sia che faccia restare per la sua peculiarità.

Ma se siamo improvvisati smettiamo di dire che si fa ikebana o peggio ancora Jiyubana perché se malamente scimmiottiamo delle composizione base figuriamoci lo stile libero.

Ogni volta che io tengo una lezione la ripasso sui libri della Sogetsu che ho per paura magari di scordarmi qualcosa nella spiegazione, cerco gli esempi da fare e programmo con largo anticipo i vasi da usare e i materiali vegetali perché non mi sembrerebbe onesto un comportamento diverso da questo nei confronti di un allievo.

Vedere la loro crescita, i loro cambiamenti man mano che son sicuri su tecniche e regole è di una soddisfazione incredibile che un improvvisato, od uno che fa ikebana malamente o per mettersi in mostra con tanto di titoloni sempre esibiti, non avendo altro da mostrare, non assaporerà mai. La passione che cresce nei cuori degli allievi, la soddisfazione di riuscire dove prima magari avevano fallito, l’onestà intellettuale di un rapporto basato sul desiderio di imparare realmente, il passaggio da un cuore all’altro son tutti sentieri del Kadō ed è solo così che invece di una composzione di fiori faremo un ikebana.

“Si possono spiegare all’uomo meno intelligente le cose più astratte, s’egli non ne ha ancora alcuna nozione; ma non si può spiegare la cosa più semplice all’uomo più intelligente, s’egli è fermamente convinto di sapere benissimo ciò che si vuole insegnargli.”

(L. Tolstoj)

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livorno Il 17 settembre del 2012 agli iscritti dell’Associazione ASD Oriente di Livorno arrivava la seguente mail:

Cari soci,
 un’altra bella iniziativa per dare lustro a questo nuovo anno! Diffondete e parlatene. (in allegato c’era il volantino dell’ikebana)
Grazie
Rosaria e Evi
All’epoca Rosaria ed Evi le conoscevo solo telefonicamente e mai mi sarei sognato di trovare due persone così spettacolari, appassionate e professionali. Quando si affida l’organizzazione di un corso ad un’Associazione si teme sempre di trovare tavolini non idoneei, magari piccoli, o tavolacci di plastica o tavoli coperti che so da giornali e/o da plastica che sembra quella che si usa per i sacchi dell’immondizia o sale un po’ tristanzuole o strette come corridoi… invece fin dalla prima lezione (16 dicembre 2012) trovai prima di tutto un bellissimo ambiente, tavoli perfetti e la copertura in stoffa adeguata. E, scusatemi, ma fare arte in condizioni disagevoli per me non è mai un buon punto di partenza, si deve stare posizionati comodi e circondati dal bello. L’altra piacevole sorpresa, oltre conoscere di persona Rosaria ed Evi, fu trovare delle ottime allieve molto motivate e appassionate.
Quando qualche tempo fa Evi e Rosaria mi han detto che sta per iniziare un nuovo corso (le altre allieve ormai son già al III livello) il piacere è stato enorme. Come ricordato in altri post sono molto legato alla città di Livorno (Potrà piovere lì fuori, sulla terra, sulla strada, sulle cose…) ed è un piacere per me incontrare nuovi amici. Spero anche di reincontrare chi si è dovuto fermare lungo il percorso per cause indipendendti dalla sua volontà.
L’Associazione ha la sede in un quartiere compreso tra l’Accademia Navale, il lungomare coi Bagni Pancaldi e soprattutto la Terrazza Mascagni e si respira aria di mare che al mio cuore riporta sempre e solo momenti felici.
Per cui l’attesa del nuovi inizio è per il prossimo gennaio… lungo la via dei fiori.
 

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369_01(Ikebana di Lucio Farinelli)

Quando tengo una lezione di ikebana, una conferenza o una dimostrazione la prima domanda che spesso mi viene fatta è: “Quanto dura un ikebana?” Premettendo che non si chiederebbe mai “quanto duri un mazzo di fiori” (ed è la stessa cosa se ci pensiamo) la risposta immancabilmente è che il tutto dipende dal tipo di materiale, dal trattamento che gli si fa (o non si fa) e dal periodo stagionale.

La “durata” è un’angoscia del tutto occidentale e per certi versi incomprensibile. Sappiamo fin da quando nasciamo che siamo di transito che tutto ha un ciclo di nascita, vita e morte, cosa ben chiara al mondo orientale. Nell’ikebana noi andiamo a rappresentare la bellezza della natura, la sua stagione, la sua evoluzione dal fiore chiuso… alla sua morte, come lo stesso accade nei mazzi di fiori che mettiamo nei nostri vasi.

E di questi tempi corriamo come se non ci fosse un domani, siamo tutti stravolti, nevrotici, si va avanti come maratoneti senza soffermarci sull’attimo, senza guardarci attorno.

Se lo si facesse non ci importerebbe di quanto dura un ikebana, ma lo osserveremmo giorno per giorno. E lo stesso vale per il mazzo di fiori che mettiamo nel vaso. Ci dona gioia, e poi un giorno ci accorgiamo che i fiori sono sciupati… ma tra quando lo abbiamo ricevuto e la sua fine cosa è successo?

Per questo in ikebana, seguendo la stagionalità, possiamo usare anche foglie un po’ accartocciate del gelo o rami secchi, perché sono dell’attimo che stiamo vivendo.

A sottolineare tutto ciò ho “sfruttato” l’ikebana fatto dal maestro Lucio Farinelli perché ieri (a una distanza di cinque giorni dalla sua realizzazione) gli ho fatto un’altra foto; le foglie del liquidambar avevano perso colore e i crisantemi iniziavano ad essere un po’ stanchi.

Ma sinceramente l’ikebana aveva intatto lo stesso fascino del primo giorno, se non qualcosa di più.

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(ikebana di Lucio Farinelli – © fotografico Luca Ramacciotti)

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IMG_2040(© fotografico Luca Ramacciotti)

Come scritto in post precedenti oggi c’era il workshop di ceramica tenuto dal maestro Sebastiano Allegrini presso il suo negozio laboratorio Pots situato nel cuore della Roma storica.

Perché fare un workshop di ceramica? La Sogetsu prevede che i propri allievi aprano i loro orizzonti. Imparare a memoria le tecniche e i nomi dei fiori va bene, ma si richiederebbe un quid in più per cui si cerca cone le allieve di fare anche attività collaterali che possano sempre però (ovviamente) ricondurre alla via dei fiori. E, fino a quando sarà possibile, si proverà sempre a farli in bei luoghi per rallegrare cuore e spirito e soprattutto in cerca della più totale professionalità.

La ceramica resta sempre il materiale principe per l’ikebana anche se, come si diceva oggi con Sebastiano, con la Sogetsu si può andare dai vasi di vetro alle latte riciclate oppure non avere proprio il contenitore. Da qui la decisione di fare un primo passo su questo particolare nuovo sentiero. Due turni di tre ore hanno visto le allive di ikebana del gruppo di Roma e di  Livorno cimentarsi con questa antica arte partendo da una delle tecniche più “semplici” (in realtà non lo era affatto) ovvero il colombino.

Sebastiano ci ha accolto come sempre calorosamente nel suo spazio e ha dato il via alle spiegazioni.

IMG_2001(© fotografico Luca Ramacciotti)

Ovviamente quella che era materia duttile nelle mani esperte di Sebastiano lo era meno nelle nostre perché maneggiavamo un materiale nuovo, sconosciuto di cui valutarne plasticità e morbidezza. Per questo dicevo che la tecnica del colombino in realtà non è semplice. Ogni arte ha delle sue difficoltà intrinseche e soprattutto gli inizi son comuni: pratica e tecnica, tecnica e pratica. Per cui lo scopo della giornata non era fare un “bel” vaso o un vaso particolare che avevamo in mente, ma muovere un primo passo. Ovviamente poi, grazie ai consigli e agli aiuti del maestro, si è avuto anche il bel vaso come risultato finale.

Momenti di teoria

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(© fotografico Lucio Farinelli)

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(© fotografico Lucio Farinelli)

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(© fotografico Lucio Farinelli)

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(© fotografico Lucio Farinelli)

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(© fotografico Luca Ramacciotti)

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(© fotografico Luca Ramacciotti)

Partecipanti al workshop

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Rosaria Malito Lenti (© fotografico Lucio Farinelli)

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Patrizia Ferrari (© fotografico Lucio Farinelli)

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Ilaria Mibelli (© fotografico Lucio Farinelli)

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Silvia Barucci (© fotografico Lucio Farinelli)

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Luca Ramacciotti (© fotografico Lucio Farinelli)

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Giulia Fregoli (© fotografico Luca Ramacciotti)

 

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Lucio Farinelli (© fotografico Luca Ramacciotti)

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Anne Justo (© fotografico Luca Ramacciotti)

ed ora i nostri lavori saranno cotti e colorati da Sebastiano

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 (© fotografico Luca Ramacciotti)

…… e dato l’entusiasmo dei partecipanti Sebastiano ha acconsentito per un secondo workshop aperto a tutti coloro che desiderino provare cosa voglia dire creare con la ceramica.

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