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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Sembra quasi impossibile che nel giro di un decennio sia tutto cambiato e in maniera così rapida.

Quando nel 2005 iniziai a studiare ikebana internet si stava diffondendo, ma non era di uso quotidiano come oggi. Anzi. Ricordo che per lavoro mi ero comprato un BlackBerry ed ero uno dei primi in Italia a essere sempre rintracciabile per email (con delle tariffe non indifferenti in base al consumo).

Su internet si trovava pochissimo sull’argomento ikebana e sui materiali necessari; ricordo che il mio primo kenzan me lo vendette, assieme alle hasami, la mia insegnante mentre il maestro Farinelli lo acquistò da Alicanti. Lì scoprimmo l’importanza di un kenzan con molti aghi e uno con aghi diradati, ma nessuno ci stava guidando. Alla stessa maniera imparammo quali vasi potevano essere utili per lo stile libero e quali no comprandone molti che poi rimasero inutilizzati.

Ricordo (e stiamo parlando di 12 anni fa non dell’altro secolo) che una volta a Parigi svaligiammo un negozietto che aveva il materiale per l’ikebana e che purtroppo stava chiudendo. Ci pareva il Paradiso. Aveva vasi e attrezzature divisi per le tre scuole principali (Ikenobo, Ohara e Sogetsu). Comprammo i kenzan anche per i colleghi di studio e ce li trascinammo per tutta Parigi felicissimi di quel peso perché era un tesoro inestimabile.

Il maestro Farinelli toccò il cielo con un dito quando su eBay (Amazon non si era ancora diffusa) trovò un’offerta di vasi e mini kenzan che vendeva un tedesco che se ne voleva disfare. Comprammo fieri tutto il pacchetto a scatola chiusa perché i vasi restavano il problema maggiore. All’epoca conoscevamo solo il CER come laboratorio di ceramica ed erano tanto perfetti quanto “lenti” e noi iniziavamo a dare lezione come maestri. Ci servivano suiban e vasi alti.

Trovammo un sito canadese perfetto, ma la botta ci arrivò addosso con il pagamento della dogana. Non abbiamo mai guardato alla rimessa economica perché volevamo che i nostri allievi avessero i giusti contenitori. Avevamo iniziato con un’associazione che ci insegnò molto nel gestire perfettamente i corsi, ma per i vasi ci eravamo dovuti un poco adattare e questo non ci andava bene.

Con il maestro Farinelli ci chiedemmo se fosse giusto investire in tanti vasi (e soldi) senza sapere se avremmo continuato a insegnare, ma decidemmo di rischiare. A me iniziava anche il corso a Livorno (2012) e lì facendo una lezione di prova non potevo portarmi dietro 8 suiban da Roma. Trovai al Mercato dei Fiori di Roma delle specie di suiban di plastica della dimensione giusta. L’unico problema gli spunzoni al centro su cui si doveva fissare la spugna che noi non usiamo per cui andavano tolti. Però era un’ottima soluzione e ero felicissimo.

Intanto internet cresceva, noi avevamo fondato su Flickr il primo gruppo dedicato all’ikebana Sogetsu e stavamo conoscendo ikebanisti da tutto il mondo e vedendo anche ciò che succedeva fuori dall’Italia, anzi da Roma. Avevamo anche una pagina dedicata all’ikebana su Myspace.

Però rimaneva sempre il problema del reperimento dei vasi e degli attrezzi e soprattutto agli allievi che iniziavano lo studio non volevamo far spendere cifre folli in kenzan e hasami per cui a lezione portavamo sempre tutto noi come si era fatto fin dall’inizio con il maestro Farinelli che studiava incroci di materiali, vasi e attrezzi.

In un primo negozio romano di giapponeserie comprammo un cestino di bambù senza sapere per quale composizione servisse o come si potesse utilizzare e nessuno ce lo sapeva indicare. Devo dire che tutto ciò che trovavamo si comprava un poco allo sbando, ma anche per testare le varie possibilità.

Poi conoscemmo il ceramista Sebastiano Allegrini e soprattutto nacque un sito ad hoc e nella vicina Germania. All’improvviso avevamo tutto a portata di mano e a varie fasce di prezzo. Le nostre allieve potevano acquistare, se lo volevano, kenzan giusti, ma soprattutto hasami economiche perché i primi due anni non essendo pratici ne roviniamo il filo. Tutte cose che a noi nessuno ci aveva insegnato, ma avevamo imparato sulla nostra pelle pagando attrezzi a prezzi alti per poi averli dovuti ricomprare dopo tre anni.

Alle nostre allieve, quelle che vogliono ascoltare e si fidano dei nostri giudizi e della nostra esperienza, indichiamo sempre cosa comperare sul sito tedesco affinché non spendano cifre folli mentre per i vasi preferiamo si affidino ai ceramisti in maniera da scegliere il colore che preferiscono e soprattutto avranno un vaso non industriale, ma anche lì libera scelta.

Ultimamente ci serviamo molto da Luca Pedone che è un bravissimo ceramista e riesce a realizzarci perfetti vasi da ikebana con un ottimo rapporto qualità/prezzo.

E poi arrivò Amazon.

Ora online si trova di tutto e di più. Dai vasi (anche suiban in resina che per i corsi sono meglio dato che in anni i vasi di ceramica si sono rotti e molte volte), ai kenzan, alle hasami. Tutto un mondo a portata di click.

Sicuramente oggi è più facile rispetto a quando abbiamo iniziato noi, ma c’è anche la possibilità di avere più imput visivi e compiere di testa propria le scelte sbagliate o sentirci frustrati se i maestri ci dicono che quel contenitore non è adatto.

Oggi abbiamo tutto e subito e questo ci fa dimenticare che invece l’ikebana è un’arte lenta.

Concentus Study Group

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