Skip to content

Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Sono stato un poco lontano da questo blog non per le ferie estive, ma perché per fotuna è ripartito il mondo del teatro e il lavoro è subito arrivato. Torno a scrivere perché…. lo scoprirete tra poco.

Prima purtoppo una nota dolente. A inizio agosto è venuta a mancare la maestra Daniela Bongiorno. Oltre al dispiacere per la sua scomparsa c’è stato quello che non ha mai avuto la possibilità di tenere fisicamente in mano il suo diploma di grado essendo arrivato quando lei era già in ospedale. Daniela si è sempre segnalata per la sua dedizione, studio, bravura. Non era una persona che si mettesse in primo piano, sempre molto dolce e discreta pur essendo sempre riuscita a maneggiare perfettamente la tecnica e gusto estetico.

Il maestro Lucio Farinelli e io la vogliamo ricordare così.

Torniamo al post e al titolo che ho messo. Confesso la mia passione per alcuni talent di cucina perché mi interessa capire le nuove tendenze dell’arte culinaria, le possibilità di sapori, le nuove tecniche e ricerche. La mia preferita è l’Antonino Chef Academy proprio i motivi sopra indicati.

Al di là delle varie dinamiche tipiche di ogni talent vengono presentati vari chef esperti in diverse discipline che illustrano il loro sapere e le loro tecniche. Uno di questi ha detto la frase che dà il titolo a questo blog.

Personalmente ho sempre cercato di praticare molto questa arte sia privatamente, sia partecipando ai workshop o lezioni online con la mia maestra Mika Otani.

Per me praticare non è (o almeno non solo) fare ikebana, ma esercitarmi tanto nelle tecniche previste dall’arte dell’ikebana. Se un allievo mi attufa i materiali nel vaso oppure, magari approfittando di un collo stretto di vaso, mi infila un fiore dandogli anche una curva particolare solo per fare la cosa figa e appariscente mi vengono i brividi.

Preparare il vaso con la giusta tecnica (che magari non useremo, ma a metà lavoro sarà difficile mettere un ancoraggio se ne avremo bisogno) è fondamentale.

Per questo amo l’alta cucina come quella dello chef Cannavacciuolo. Quando parla si comprende quanto studio, disciplina, preparazione ci siano alla base. Unite a una profonda passione per la sua arte. E la tradizione, le preparazioni base possono anche venir reinterpretate, ma mai a casaccio tanto per fare il piatto che, magari, visivamente ti fa dire WOW, ma poi quando lo assaggi….. è il nulla.

Per me non è tanto importante uscire dagli schemi quanto sapere perché potremmo, eventualmente, uscirne fuori. I grandi maestri della Sogetsu giapponesi mettono sempre al centro delle loro opere (anche le più innovative) la natura e non il proprio ego. Per me è fondamentale.

C’è chi vive di vendita di personalità e di collezionamento dei like, ma questi ultimi si mettono anche sul gattino vestito da puffo o su quello che ballando casca. Non è sinonimo di essere bravi. Se lo siamo o meno lo sappiamo coscientemente non ce lo dicono gli altri che, spesso, nemmeno conoscono bene l’ikebana. Per cui magari mettono i like a una cosa che pare figa, ma prevede tecnica 0 e che potrebbe fare anche uno che non ha mai fatto un giorno di lezione, e un altro lavoro più elegante o difficile tecnicamente rischia di essere ignorato. Devo dire che accade più facilmente su Facebook rispetto a Instagram.

Questo dovrebbero anche rammentarlo chi insegna o chi redige libri. La ricerca della vera perfezione e bravura deve essere compiuta con serietà e onestà intellettuale.

Il che non vuol dire che si debba fare chissà quali composizioni complicate, anzi spesso le più difficili sono quelle in apparenza semplici. Ogni elemento inserito nell’ikebana deve essere un protagonista e non capitato lì per caso. Come in una ricetta ogni ingrediente va percepito e tutti assieme danno un uovo sapore finale così deve essere per il nostro ikebana. Niente fiori messi tanto per fare show, ma slegati da tutto il resto.

Quando ho realizzato questo ikebana per un’iniziativa del Branch francese della Sogetsu ho utilizzto questo vaso da me creato che presenta diverse difficoltà di ancoraggio per cui ho dovuto scegliere come posizionare le peonie e le ortensie intrecciando i gambi dele prime con i corimbi delle seconde. Un lavoro certosino che non si vede nel risultato finale proprio per mia volontà. Perché per me deve essere la natura e i fiori il protagonista, non il mio ego. Il lavoro non deve parlare di me se non nel rispetto che io ho per questi materiali viventi.

Questo deve essere chiaro per chi viene a lezione da noi. Si può fare anche ikebana per hobby, ma questo non vuol dire che dovremo ignorare tecniche e concetti. Una ex allieva sosteneva che il vero maestro ti mostra la tua bravura e non la sua. Una persona che si affaccia allo studio con questo concetto si capisce che non ha compreso nulla dello studio di una qualsiasi disciplina. Il maestro è un esempio (o almeno dovrebbe esserlo) da seguire per il suo cammino, lo studio e la sua (eventuale) bravura. Se noi saremo bravi lo scopriremo strada facendo, ma con umiltà e studio. Se ci sentiamo già bravi che si frequenta a fare un corso? Di arrivati c’è solo l’arrotino diceva mio nonno.

Grafica di Silvia Barucci

Concentus Study Group

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: