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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

“Ikebana without Water” è il tema della nuova mostra organizzata dall’Headquarter per fronteggiare il prolungarsi dell’emergenza sanitaria. Per ovvi motivi organizzativi e di costo, la mostra è riservata solo a coloro che abitano in Giappone e prevede l’invio di un’opera che possa essere riassemblata nella hall espositiva della scuola Tokyo.

Qui è possibile vedere il video pubblicato dalla scuola sulla loro pagina Facebook e a questa pagina invece l’idea base della mostra.

Spesso per noi occidentali è difficile da comprendere come un’arte floreale, come quella appunto dell’ikebana, possa divenire qualcosa di diverso, più materico, senza elementi vegetali freschi.

Probabilmente avendo avuto una storia dell’arte e uno sviluppo diverso da quello giapponese diamo quasi “per scontato” certi meccanismi e troviamo difficile comprendere questo gap.

Credo, sinceramente, che il problema maggiore sia, attraverso queste installazioni, trasmettere emozioni.

Il fatto è che per realizzare queste opere si deve essere davvero artisti, avere un background notevole perché non basta mettere dei pezzi di ghiaccio nella neve per creare un’opera d’arte; si deve riuscire innanzitutto a ideare una forma che ricordi i principi dell’ikebana e che non ci faccia pensare a elementi messi a casaccio con la scusa che stiamo facendo qualcosa fuori dagli schemi. Questo genere di cose possono piacere solo a chi non frequenta davvero il mondo dell’arte. Il nostro lavoro deve essere prima di tutto esteticamente interessante e di forte impatto emotivo e di ritmo sia per forma sia per colori.

Un’opera d’arte vera non ha bisogno di spiegazioni perché parla da sola, non deve far vedere la personalità (se si nota allora qualcosa è stato sbagliato nel processo creativo) di chi la esegue perché ha un suo percorso proprio una volta che l’artista l’ha conclusa.

L’idea è divenuta forma e vive autonomamente.

Se ti chiedono cosa sia e tu la devi giustificare hai fallito il tuo lavoro.

Pensiamo all’opera “Chicken” di Sofu Teshigahara.

E’ innegabile che la forma, il bilanciamento, l’asimmetria, i pieni ei vuoti siano tutti concetti che, qui presenti, rimandino all’arte dell’ikebana.

Se osserviamo sempre di Sofu l’opera “Orochi” vedremo come tutto è ben connaturato con ciò che gli sta attorno. E’ quasi naturale che lì, in mezzo ad una natura spoglia, vicino all’acqua ci sia quel tronco colorato in maniera vivacissima e molto Pop. Non è qualcosa che ci parla di Sofu, ma si lascia ammirare.

In questa mostra ci sono delle opere bellissime per cui vi consiglio di cercare le varie fotografie e filmati online, io ne pubblico qui tree perché ho avuto direttamente dagli artisti il permesso di farlo e saranno citati in stretto ordine alfabetico.

Eien Arai
Mika Otani
Saihou Ozono

Come si vede sono tre opere completamente differenti tra di loro

Si va da una struttura molto “leggera” a due lavori che mi hanno rammentato la Pop Art (da qui l’immagine di copertina), ma è anche innegabile che seguono tutti i concetti del mondo dell’ikebana Sogetsu dalla forma, al movimento, all’asimmetria, ai pieni e vuoti, il ritmo del colore e ciò che nel 2021 può essere un ikebana creativo.

Se io non avessi messo il nome degli autori o non ne conoscessi lo stile le opere qui esposte avrebbero parlato da sole perché hanno una propria vita, un loro significato e si intuisce una manualità vera. Si comprende che dietro ci sono studi, riflessioni, concetti. Nulla è lasciato al caso.

Dal creare una struttura dove la luce passa attraverso creando un gioco di forme e prfondità a colororare ogni singola noce (e non di un solo colore!) all’utilizzo di Ultraman (ricordate quale era la sua durata di volo?)

Vorrei che osservaste, in queste le opere, il rimando dei colori tra di loro oppure, come nel primo caso, il gioco di forme, l’abbinamento, l’energia che questi lavori esprimono, la creatività e l’impatto emotivo che trasmettono.

Ringrazio Arai san Otani san e Ozono san per avermi concesso l’utilizzo di queste due foto e le emozioni che costantemente ci donano con il loro lavoro.

Concentus Study Group

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