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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Parliamo sempre dell’ikebana come la via dei fiori (Kadō) ed è vero perché in questo meraviglioso cammino che sto compiendo insieme a molti amici ci sono molte strade che partendo da altri punti vanno ad intersecarsi con il mio percorso delineando una gegrafia naturale meravigliosa. Una serie di cerchi concentrici nell’acqua, di scatole cinesi, di percorsi che tra la natura porteranno a chissà ancora quali meraviglie. Non ho mai amato rinchiudermi in piccoli club privati proprio perché solo la condivisione e l’esperienza multidisciplinare è crescita vera.

In un anno brutto come quello passato, e ahimè ancora la situazione non è rosea, aver potuto portare avanti (anche magari online) l’ikebana è stato un evento che non mi sarei mai aspettato. C’è stata da parte di tutti la voglia non di intristirsi o pensare a chissà quali complotti, ma di sfruttare al meglio l’impasse che il mondo ci stava dando. Sono lieto di questo atteggiamento, non solo del nostro gruppo di lavoro, ma di molti colleghi del mondo dell’ikebana perché ci ha permesso non solo di progredire sulla conoscenza del cammino, ma anche di approfondire con gioia la nostra conoscenza creando stretti legami.

Due sere fa Paolo Linetti ha avuto la gentilezza di offrirmi uno spazio, con il patrocinio del Consolato Generale del Giappone a Milano, per parlare proprio di ikebana e come io l’ho iniziata e vissuta e ringrazio le persone intervenute (per chi se la fosse persa può rivederla qui), il vulcanico Carlo Scafuri (che da anni porta avanti con grande impegno un discorso di diffusione seria della cultura giapponese) continua a “sopportare” le mie incursioni nel suo portale Takumi e tra poco inizierà una nuova serie di conferenze online con il fotografo Andrea Lippi di cui riporto sotto la copertina della prima realizzata da Silvia Barucci che sfrutto sempre in queste occasioni ^_^

Per noi ikebanisti è importante la fotografia non solo pensata meramente alla parte pratica (ovvero scattare una foto al nostro lavoro), ma perché ci dà concezioni di derivazione pittorica, ci aiuta a capire come osservare la natura circostante, quali sono i pattern visivi e perché colpiscono il nostro immaginario. Cosa ci trasmette una fotografia in bn rispetto a una a colori. Sono arricchimenti culturali che potremo poi sviiluppare nella nostra concezione di ikebana. Anche perché sorprendentemente molte “regole” della fotografia sono comuni a quelle dell’ikebana.

E a proposito di fotografia ringrazio la nostra allieva Giusi Borghini perché non solo mi ha regalto lo stupendo libro fotografico editato da suo marito (Angelo Paionni), ma mi ha permesso qui di pubblicare alcune foto e un suo intervento. Mi ha molto colpito l’omaggio a Felice Beato che mi sono accorto che spesso, purtroppo, in Italia non ne serbiamo memoria come invece meriterebbe. Ringrazio entrambi e cedo la parola.

GIAPPONE – Immagini della memoria

… un viaggio indietro nel tempo…

Attraverso queste immagini ho voluto rappresentare il Giappone di un tempo.

Il radicale bianco e nero, l’antica tecnica di stampa ai sali d’argento e le riprese di scorci e luoghi che rispecchiano il passato, rivelano la bellezza riposante e stimolante del mondo che rappresentano.

Angelo Paionni

Riporto qui il commento ad una sua mostra.

Angelo Paionni presenta in esclusiva per VersOriente una delle sue esposizioni di maggior successo, già patrocinata dalla Japan Foundation. L’intenso percorso fotografico è il risultato di un viaggio realizzato nel 2000, con cui l’artista ha svelato all’occhio occidentale il Giappone di un tempo. Il radicale bianco e nero e le tecniche con cui sono state stampate le immagini che ripercorrono scorci del passato, immersi nella frenesia del mondo moderno, sembrano contrastare volutamente con i dettami della tecnologia digitale: in questo modo sono state riportare in auge quelle sofisticate applicazioni, di tecnica, di attesa, di abilità artistica, un tempo riservate ai soli fotografi professionisti e che oggi, con la rivoluzione avviata dalla tecnologia digitale, sono accessibili praticamente a tutti. Stampando le immagini su carta per acquarelli, con un’emulsione di gelatina ai sali d’argento, nel rispetto delle regole tramandate dagli antichi maestri di fotografia, Paionni immortala scorci inaspettatamente tradizionali, in un paese noto a tutti per la sua sfrenata modernità, in cui tecnologia e tradizione convivono in un insieme a volte caotico, a volte violentemente sorprendente.
Il viaggio indietro di Paionni è una negazione del tempo, anzi una rappresentazione sublimata di esso. Un viaggio che si svela un atto d’amore, sereno e compiuto, verso una sua concezione acquisita, squisitamente poetica, dei segni formali, esteriori, di una nazione che ha scelto di rendersi profondamente moderna, ma che mantiene ancora intatta la sua tradizione, seppur inizialmente nascosta all’occhio di un visitatore rapito dall‘odissea estemporanea delle metropoli d‘oggi. Una mostra che percorre dettagli e visioni d’insieme, immagini oniriche e nostalgiche, immagini, appunto, della memoria. C’è una pittura orientale chiamata “Sumie” che si esegue in bianco e nero con l’inchiostro di china e il pennello. Nelle immagini colte da Angelo Paionni mi sembra vi sia qualcosa di simile a questo “Sumie” forse perché oggetti e scene scelti dal fotografo sono “tipici” del Giappone, anche se la linea chiara e la composizione definita sono quelle di un interprete occidentale. Ma l’intenzione artistica e penetrante dell’autore fa sì che i soggetti siano di una bellezza riposante e insieme stimolante del mondo che rappresentano e inducono all’ammirazione e alla comprensione sia l’osservatore orientale che quello occidentale.” Yuriko Kurose

Concentus Study Group

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