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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Torno ad occuparmi di un tema per me fondamentale nello studio dell’ikebana Sogetsu (oltre ad imparare perfettamente le proporzioni e le tecniche) ovvero la creatività.

Ho già trattato in vari post questo argomento, ma trovo sia un tema spesso abusato nel senso che sotto la bandiera dell’essere creativo facciamo passare qualsiasi roba.

Fondamentalmente per me essere creativo vuol dire che si deve comunicare qualcosa ad altra persona, se questi non comprende il tuo messaggio probabilmente al 90% lo hai sbagliato soprattutto se devi giustificargli ciò che hai realizzato.

A comprendere meglio questo concetto ci sono manuali come quello da me consigliato di recente in questo blog, ma anche il cercare di avere una visione a 360° di tutto ciò che può essere fonte di idee e soprattutto guardare al di là del proprio steccato. Se studiamo un’arte tutto può influenzarla o essere fonte di idee.

In ikebana per me è importantissimo vedere ciò che realizzano gli altri (a questo proposito ringrazio Mika Otani sensei e il Chapter di Singapore di Ikebana International per l’invito al loro interessantissimo workshop) e volendo continuare lo studio, pur essendo già maestro, ho la fortuna, grazie ai mezzi tecnologici a nostra disposizione di poter prendere lezioni online dato che non possiamo ancora viaggiare. Volendo migliorare la mia conoscenza di questa arte e non avendo vicino maestri che mi possano insegnare più di quello che già so non mi sono rivolto ad una maestra europea, ma ad una giapponese (ovvero la su citata Mika Otani) per andare a scoprire tutte quelle sfumature che un maestro europeo (per forza di cose) non possiede.

Ma torniamo meglio a focalizzarci sull’ikebana e la creatività. Nella Sogetsu sotto l’emblema dello stile libero si fa passare per buono ogni cosa che ci viene in mente, ma se io faccio un ikebana dove ai fiori vado aggiungere un ciocco di legno che con essi non “comunica” avrò tre materiali separati (fiori, ramo e vaso), non una cosa creativa. L’ikebana Sogetsu è da considerarsi una scultura e alla statua di Venere non attaccherei mai il braccio con la folgore di Zeus.

Quindi il primo passo è cercare di comprendere se i materiali che abbiamo scelto si armonizzano per forma e colore tra di loro e con il vaso, se andremo a costituire un unicum o un catalogo delle cose che ci piacciono.

A tal proposito vorrei qui mostrare alcuni recenti lavori di Maasaki Ozono sensei (che ringrazio di avermi permesso di pubblicare) dove è palese che la creatività si esplica perfettamente nella scelta dei colori e delle forme, dove l’ikebana si sgancia dalle forme canoniche per raggiungere una vetta artistica. Non è un ikebana “strano” volto a sorprendere, ma una creazione pensata e sentita dove, fra l’altro, abbiamo un volume ed una profondità (e non un muro frontale) elementi molto importanti per la Scuola Sogetsu.

Questi quattro lavori sono davvero straordinari e non mi stanco mai di osservarli. Mi comunicano gioia, potenza e il colore dei fiori ricorda le pennellate in un quadro. Invito anche chi non studia ikebana, o non lo fa da molto tempo, di osservare i rapporti di dimensione, colore e movimento tra i materiali e tra loro e i vasi.

Un altro elemento per me imprenscindibile nella creatività è il suggerire uno stato di animo oppure la stagionalità, concetto molto importante nell’ambito delle arti giapponesi basti pensare non solo all’ikebana, ma agli haiku o alla cerimonia del tè i cui strumenti cambiano a seconda del periodo dell’anno in cui viene effettuata.

In ikebana usiamo i materiali di stagione, ma possiamo anche scegliere qualcosa che ci rammenti la stagione appena terminata oppure suggerire ciò che stiamo vivendo.

Mi spiego meglio e lo faccio, tra poco, con un esempio della bravissima maestra francese Marie Andre, una delle più eleganti e creative insegnanti che abbia la fortuna di conoscere. I suoi ikebana sono sempre bellissimi e molto poetici, mai freddi o “strani” anche quando utilizza materiali non vegetali. Una delle poche maestre europee da cui andrei a lezione.

Quest’anno è stato talmente freddo che persino da me in Versilia ha nevicato. Se volessimo esprimere questa sensazione in ikebana come potremmo fare? Come dare delle sensazioni legate alla stagionalità?

Pensiamo al celebre quadro Lo stagno delle ninfee (The Water-Liliy Pond) di Claude Monet che riporto qui sotto.

Monet non ha preso e ha dipinto ogni singolo elemento in maniera naturalistica, ma ci ha suggerito la calma della natura, la luce (primaverile?) riscalda la vista e il cuore di chi osserva, pare di essere lì innanzi al laghetto della sua casa a Giverny. Il pittore non spiega, non fa un progetto naturalistico, ma sensoriale. Per me un’espressione molto più potente di un paesaggio naturalistico perché li vi è tutto già raccontato mentre in questo quadro io posso lasciare libera la mia fantasia.

Per ritornare alla nostra stagionalità e al freddo eccezionale come potrei esprimerlo in ikebana? La soluzione più semplice sarebbe mettere del ghiaccio o della neve sui rami, ma probabilmente anche la più banale, la meno creativa perché non suggerisce, non sublima il concetto che vogliamo esprimere.. Per questo apprezzo molto la composizione realizzata dalla maestra Marie Andre che vedete qui sotto (e che ringrazio per avermi permesso di utilizzarla).

Al di là della bellezza oggettiva dell’ikebana trovo straordinario come lei abbia suggerito il manto di neve sulla natura. Una neve non compatta, ma un poco smossa dal vento o dai timidi raggi di sole che riscaldano la parte terminale del ramo e anche un poco i fiori. Fiori che con forza si rivolgono al sole, cercano di sfuggire alla neve. L’albero è spoglio perché è inverno, ma si alza verso la luce, verso il sole in attesa che questi porti la forza per la nascita delle nuove gemme, delle foglie.

Questo ikebana, come quelli di Ozono sensei esprimono bene il concetto di creatività vera. Danno suggestioni, mille punti di vista, possono far sì che noi maestri si intavolino discussioni con le allieve per stimolare riflessioni (la nostra chat di whatsapp su questo è sempre in funzione).

Soprattutto in entrambi i casi analizzati si riconosce lo stile dell’esecutore, ma non schiaccia il lavoro ne è, al contrario, al servizio. Lasciano che le loro opere parlino senza dover spiegare i loro intenti.

Concentus Study Group

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