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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Quando iniziai lo studio dell’ikebana (ben 15 anni fa) non mi sarei minimamente aspettato ciò che poi avrei vissuto anche perché l’approccio a questa arte fu solo di interesse lavorativo come spesso ricordo (ovvero che Hiroshi Teshigahara aveva realizzato delle scenografie per Turandot) e non per amore verso i fiori o l’Oriente. Questo è accaduto dopo. Il mio è stato un percorso ad ostacoli perché non mi accontento mai di ciò che so, cerco, approfondisco, mi documento e forse, anche per deformazione professionale, allargo il giro di orizzonte. E questo atteggiamento di non accettazione supina spesso non è ben visto.

Ho avuto la fortuna, durante il mio percorso, anche di incontrare persone estranee al mondo dell’ikebana come Carlo Scafuri, Silvia Orsi o Luciana Queirolo che, con la loro passione e sapienza, hanno arricchito il mio mondo ampliandolo di concetti, sfumature o immagini. Pensare a studiare un’arte, come quella dell’ikebana, senza documentarsi sulla storia Giapponese, le idee, l’arte, le tradizioni o senza entrare in contatto con altri esponenti di arti tradizionali, fare solo ikebana, praticare solo ikebana è un sentiero a senso unico per me, mentre amo molto vedere anche le diramazioni e dove conducono.

Per questo quando Luigi Gatti mi propose un ciclo di tre conferenze legate al significato che gli ideogrammi, da noi utilizzati, possano avere accettai subito la proposta. Quello che davvero per me è stato fonte di gioia è non solo vedere le mie allieve partecipare (anche chi dall’estero aveva un fuso orario sfavorevole), ma anche un esponente della Wafu e ben 11 esponenti della scuola Ohara da varie parti d’Italia. Per quanto uno si dedichi ad un percorso artistico (per cui in teoria illuminativo) in realtà spesso cadiamo preda di debolezze umane e l’ikebana non è un campo libero da questo. Quando iniziai lo studio c’era una forte rivalità tra le scuole (e anche all’interno di esse) per cui ho sempre cercato di abbattere queste divisioni. Il chapter romano di Ikebana International lo ideai proprio a quel motivo (su suggerimento della sensei Keiko Ando). Quindi vedere altre persone di altre scuole, che fra l’altro praticano da più tempo di me e con maggior successo, seguire la conferenza per me è stato davvero un atto di amore verso questa arte. La bellezza della condivisione di un percorso, di stati d’animo in un clima di poesia e serenità (e si sa bene di quanto se ne abbia bisogno in questo momento). Chi non condivide, chi sta nel suo giardinetto, non saprà mai la bellezza e la vastità del mondo.

Gatti aveva paura di dire concetti già a noi noti, ma (al di là del repetita iuvant) in realtà ha aggiunto nuova linfa al nostro studio svelandoci il significato reale di diverse parole e, con il suo metodo visivo, di farcele ben memorizzare.

Se il concetto dell’ideogramma di amare ci ha travolti ed affascinati tutti è innegabile che, almeno per il sottoscritto, la svolta sia stata l’ideogramma che si vede nel titolo di questo mio post e che ha illuminato improvvisamente il mio percorso passato, presente e, spero, futuro.

華道 (kadō) ovvero la “via dei fiori”. Per anni ho sentito ripetere questa frase, io stesso l’ho utilizzata molte volte ed è anche il titolo di un progetto di cui vi parlerò nei prossimi giorni. Quanta pochezza di significato ho sempre dato a quei due ideogrammi! Iersera ho scoperto quante sfumature poetiche e illuminanti abbia. Gatti ha aperto un mondo dove il “semplice camminare” è in realtà la parte meno “importante” del resto ed è per questo che vi dobbiamo mettere impegno e testa, l’importanza del qui e dell’ora.

Come interessante è stato il concetto di dōjō nel suo reale e profondo siginifcato suddiviso in quattro sezioni che vanno a realizzare un cammino che è tanto spirituale quanto di pratica, anzi ci porterà a realizzare la possibilità di effettuare una pratica il fatto che abbiamo alle spalle lo studio. E questo ci porterà all’emozione. Ed è sinceramente vero perché io quando vedo gli ikebana se mi emoziono vuol dire che la comunione di cuori e di intenti c’è stata. C’è stato lo stupore che ci può giungere dall’ideogramma di Ka.

Prossimamente avremo la fortuna di una seconda conferenza e ne darò qui notizia.

Concentus Study Group

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