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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Di recente ho avuto la bella notizia dell’uscita, a fine mese, della seconda fatica letteraria di Roberta Santagostino. Tre anni fa il suo bellissimo libro “Piante e fiori dell’ikebana” (dedicato in realtà non solo all’ikebana, ma a tutte le tradizioni culturali del Giappone legate alla natura) ed ora un saggio inerente una tipologia di composzione che personalmente adoro molto.

Il Chabana spesso viene travisato in Occidente dandogli delle forme che non sono propriamente sempre corrette per cui sicuramente questo libro sarà illuminante e di insegnamento in tal senso. Inoltre credo che recuperare la delicatezza di certe tipologie di composizioni possa sempre fare bene.

In passato ho fatto ahimé cose eccipibili, ma sinceramente non per colpa mia, ero ancora studente, e veniva fatta leva sul dover fare un ikebana sempre strano, mettere un fiore a testa in giù (peccato poi non prenda acqua per cui si infrange il comandamento supremo dell’arte dell’ikebana destinando il fiore ad appassire. All’Headquarter Sogetsu quando fai lezione non appena scegli il vaso te lo fanno riempire subito d’acqua) o composzioni “scenografiche” che in realtà non avevano né capo né coda, ma solo presunzione.

Questo è uno degli “ikebana” fatti senza una guida appropriata e, addirittura, lo eseguii per una mostra.

Come si vede nella foto sopra si può dire qualsiasi cosa tranne affermare che fosse realmente un ikebana. Era un guazzabuglio e lo riconosco senza alcuna difficoltà con l’esperienza che ho oggi. Poter vedere costantemente, anche attraverso i social, ciò che i grandi maestri del Giappone creano mi è servito come guida per cambiare rotta (e insegnante) e comprendere che non siamo artisti se mettiamo del materiale slegato che va in due o più direzioni o qualcosa di “strano”. Un’altra lezione importante possono essere i 50 Principi della Sogetsu che oltre ad essere consigli pratici sono proprio delle guide stilistiche. Basta assimilarli e capirli appieno.

Forse io, sapendo di non sapere, non mi distacco dalle linee guida della Sogetsu che è una scuola molto creativa e permette di realizzare ikebana anche particolari (materiale non convenzionale, sculture di rami, materiale secco etc-), ma sempre con la natura come protagonista.

La difficoltà, con la mia scuola è che conserva principi legati all’ikebana tradizionale, ma portandoli nella modernità dell’arte contemporanea per cui dobbiamo sempre tenere un giusto equilibrio con dei concetti (come quelli ben espressi in questo articolo del compianto Mauro Graf) molto “giapponesi”, ma universalizzati.

Forse io limito un po’ le mie allieve durante le lezioni come il signore nella vignetta sottostante…

ma è anche vero che le mie allieve sono quelle che al concorso Sogetsu hanno preso più premi in Europa per cui forse la via che percorriamo è quella corretta o, la scuola, comprende che cerchiamo di metterci al servizio dell’ikebana e della natura per fare composizoni che pur essendo artistiche sembrino naturali, come se dietro non ci fosse la mano dell’uomo. Come è doveroso che sia.

“Flowers become me” è il motto della nostra Iemoto. Pensiamoci quando facciamo un ikebana perché quello sarà la nostra trasposizione in natura. Cosa vogliamo raccontare di noi?

Anche perché per mettere in un vaso un fiore a testa in giù o un rametto secco storto non serve studiare ikebana.

Cocnetus Study Group.

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