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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Quando nell’ottobre del 2005 inizia a studiare l’ikebana Sogetsu lo feci più spinto dal fatto che la mia maestra di allora avesse parlato di scenografie in bambù (quelle realizzate dallo Iemoto Hiroshi per Turandot) che per un vero interesse per quest’arte a differenza di Lucio Farinelli che avrebbe poi condiviso il percorso di studio con me. Decisione migliore non l’avrei mai potuta prendere in realtà perché il mondo dell’ikebana mi ha permesso di conoscere persone meravigliose dedite all’arte e alla divulgazione della cultura per amore di essa e non del proprio “io”.

Soprattutto non mi sarei mai aspettato attraverso l’ikebana di imbattermi in molte realtà artistiche che sarebbero confluite in essa (dai profumi, alla moda, all’arte, al cibo) o in persone che avrebbero arricchito la mia vita.

Studiando ikebana è impensabile, ovviamente, non leggere i saggi sul Giappone, la sua storia, arte, credenze, usi e costumi. Come non pensare ai libri di Fosco Maraini, Rossella Marangoni, Aldo Tollini o Giangiorgio Pasqualotto? Però quando amici mi chiedevano un libro per capire concretamente chi fossero i giapponesi e come si comportassero nella quotidianità io consigliavo sempre il libro di Will Ferguson “Autostop con Buddha: Viaggio attraverso il Giappone”.

Poi per uno dei misteriosi intrecci del cammino ho avuto il piacere di imbattermi nel professor Luigi Gatti di cui ho scoperto in maniera colpevole in ritardo il suo libro: “Il cammino del Giappone – Shikoku e gli 88 templi” edito da Mursia. Mi dispiace per Ferguson, ma di qua in avanti consiglierò a tutti questo libro per comprendere un popolo, quello giapponese, che tanto ci affascina per (o anche) le sue molteplici contraddizioni. Inoltre ordinando il libro direttamente all’autore (luigigtt@gmail.com) sarà possibile riceverlo con una dedica (ideogrammi) in china.

Prima di tutto, cosa non da poco, Gatti scrive bene, molto bene. Il suo stile, apparentemente discorsivo e di memoria (ill ibro racconta il suo viaggio in quello che è il parallelo nipponico del Cammino di Santiago), in realtà ci accorgiamo ben presto che è profondo e le descrizioni dei luoghi, delle persone e dei sentimenti resteranno impressi in noi come delle cartoline che l’autore potrebbe averci inviato.

Un libro che ci arricchisce anche culturalmente con le molte nozioni che contiene e che mi hanno permesso di impare cose nuove su questa società che pare sorprenderci sempre senza sosta. Il libro corredato di foto e di un dizionario a fine testo lo consiglio a tutti coloro che amano il Giappone o ne sono incuriositi, ma anche a quelli che stanno per compiervi in un futuro (che speriamo non lontano) un viaggio perché anche se non visiteranno gli stessi luoghi avranno una panoramica di ciò che può aspettarli affrontando un popolo che dell’ospitalità ne ha fatto una questione di onore e condivisione. Nel libro ci sono anche dei momenti che mi hanno davvero colpito e commosso, ma che non scriverò qui per non rovinare la sorpresa. Alcuni mi hanno anche fatto sorridere per le strane combinazioni della vita visto che anche io sono stato a Santiago (ma non facendo il cammino), amo il Giappone e il fado.

Tutte le foto sono tratte dalla pagina Facebook o dall’account Instagram dell’autore.

Concentus Study Group

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