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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Negli scorsi giorni di calura mi sono rifugiato verso Castiglioncello in un agriturismo davvero bello ed ampio dove ero vicino al mare pur essendo in piena campagna e isolato dal mondo.

Circondato dal frinire delle cicale a contribuire ai brividi di fresco c’è stata una lettura che consiglio a tutti: “Il demone dai capelli bianchi“.

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Ma abbandoniamo questa digressione per addentrarci nel tema di questo articolo.

Tra l’agriturismo e la spieggia di Cecina mi è venuto spontaneo, ormai è una deformazione professionale al pari di guardare i volti delle persone e analizzare il loro portamento e gestualità, osservare la natura circostante e, quando stavo in agriturismo, camminare sull’erba a  piedi nudi.

Ero inconsapevole che stavo facendo grounding, anzi per la precisione lo faccio fin da piccolo quando periodicamente con i miei genitori si andava a camminare sulle Alpi Apuane.

All’ingresso dell’agriturismo un imponente viale ci accoglieva con una realizzazione tipicamente toscana e, per me, di rimembranze scolastiche.

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Proprio ammirando questo viale e l’ordine preciso in cui erano sistemate le piante di salvia, origano o lavanda mi sono saltati agli occhi alcuni particolari.

Quando iniziamo lo studio dell’ikebana c’è un concetto che di primo acchito ci lascia perplessi: l’asimmetria (armonica).

Cresciuti in un mondo di giardini all’italiana, di arte topiaria e mazzi di fiori circolari ci sembra strano che si possa creare qualcosa di bello seppur asimmetrico.

Anche con le misure studiate dalla scuola Sogetsu dove abbiamo un rapporto tra i tre rami principali della composizione tendiamo inizialmente a “equilibrare” il nostro lavoro.

Quello che a noi deficita è anche la mancanza di osservazione.

La nostra mente registra e memorizza ciò che ci interessa focalizzandosi su certe cose e tralasciandone altre oltre ad avere una visione legata anche al nostro background culturale, caratteriale etc. Per cui se non siamo amanti della natura tenendenzialmente non la osserveremo mai.

Studiando ikebana questo atteggiamento muta spontaneamente (se davvero si sta facendo un percorso appassionato e serio). Se avessimo dei rami di un materiale particolare faremo sì che si comprenda cosa sia non andandoli a spogliare dalle foglie/frutti/fiori o colorandoli a meno che non si faccia qualche grande installazione a cui vogliamo dare un significato differente dall’ikebana in vaso. Se devo specificare a esempio che ho usato dei rami di fico perché li ho ridotti a stecchi e magari pitturati di rosso…. bè diciamo che non è sbagliato, ma potevo usare che so dell’acero o del platano e la sostanza cambiava poco perchè sempre stecchi colorati erano.

Qui mi permetto una parentesi saltando un attimo su un altro argomento per poi tornare a questo.

Nella mia scuola c’è una lezione sull’utilizzo di materiale secco e fresco. Come scritto altre volte in questo blog si può anche utilizzarre solo materiale secco, ma ho visto che in Giappone difficilmente usano solo quello.

E anche qui può venirci in aiuto l’osservazione della natura.

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Questo pino svettava sulla spiaggia di Cecina e per me è un esempio perfetto di come si dovrebbe pensare quando affrontiamo il tema di secco e fresco in ikebana.

Terminata l’ennesima digressione al tema torniamo sulla nostra asimmetria e sull’osservazione.

Se ci alleniamo mentalmente sarà più facile comprendere il concetto di asimmetria, pieni e vuoti, equilibrio ed armonia.

Stando sdraiato in agriturismo a leggere è bastato osservare lo spazio attorno a me per trarre alcune conclusioni.

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Questi tralci di vite che si inerpicavano sul bastone della tenda e sul ramo vicino per quanto “indirizzati” dalla mano dell’uomo crescevano in perfetta asiemmetria. Il tralcio che va solitario verso destra non disturbava essendoci una forte massa a sinistra e non dà l’idea di qualcosa a “parte”. Mi spiego meglio. Se in un ikebana noi abbiamo ad esempio tutto del materiale in alto o a destra ed un solo fiore in basso o a sinistra il lavoro risulterà slegato. Invece il nostro materiale deve sempre essere connesso per quanto la forma sia differente. Porto un mio esempio.

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(Ikebana e foto di Luca Ramacciotti)

Avessi messo i fiori a sinistra e tra quelli e l’equiseto piegato nulla avrei avuto del materiale disconnesso in un vaso e basta perché avrebbe perso “naturalezza” seppur in una forma non propriamente naturale.

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Sempre guardandomi attorno ho continuato le mie osservazioni (qui in foto ci sarebbe il tema anche di massa e linea della Scuola, ma vi evito l’ennesimo salto di argomento ^_^) e preso appunti mentali sui prossimi ikebana da fare.

Come scrivevo in un mio articolo per Takumi lifestyle negli ikebana si hanno lo scontro di due ego, il nostro e quello della natura e, nella realizzazione finale il nostro deve essere invisibile seppur presente.

Iniziamo ad osservare davvero la natura che ci circonda per capire come servirla ed omaggiarla al meglio.

Concentus Study Group

 

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