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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Nel 5 libro di testo della scuola Sogetsu l’ultima lezione si chiama come il titolo di questo blog.

E’ un invito ad esprimersi con l’ikebana in maniera creativa portandola ovunque ne abbiamo la possibilità (dai luoghi di ristorazione/alberghieri a negozi etc). Vengono fatte delle proposte, suggerite idee.

Ho iniziato la riflessione per questo blog (tranquilli tra poco inizierò a lavorare al Festival Puccini e avrò meno tempo per assillarvi con questi  miei scritti ^_^) vedendo questa mattina il post sulla pagina Facebook della scuola.

Devo dire che prima di tutto mi fa piacere questo abbinamento di profumo/ikebana perché in Europa solo il Concentus Study Group lo ha realizzato, ma anche perché spiega bene ciò che è scritto nell’ultima lezione del libro 5.

L’ikebana è un’arte che si è evoluta nel tempo. E’ “uscita” dal tokonoma, ha acquistato una tridimensionalità, sì è “imparentata” con scultura, pittura, architettura, design, è divenuta scenografia teatrale.

Pur rimanendo sempre ikebana.

Mi spiego meglio. Di recente vedo pezzi di legno frullati, serpenti di legno infilate in altri pezzi di legno, pietre, oggetti indefinibili che sembrano usciti dal set di Suspiria o tutta una serie di cose catalogabili nello stile “famolo strano”.

Indubbiamente è più “facile” mettere un ciocco di legno su un pezzo di ferro che creare un vero e proprio ikebana che per aspetto od elementi richiami un’altra arte a cui ci stiamo “abbinando”.

Ecco seguendo i dettami della scuola pensare fuori dagli schemi non è fare una cosa strana che nemmeno si avvicina lontanamente all’ikebana (anche astratto), ma stimolare le cellule grigie nel creare qualcosa non fine a se stesso.

Chi ci segue sa che queste commistioni noi le facciamo da sempre (Floraïku, Di Ser e l’Ikebana Sogetsu, Hanayuishi Takaya, Pitti Fragranze 2017 – Profumi del Forte, Il King e l’Ikebana Sogetsu, Essenza,Ikebana comes out of the closet) e mi fa piacere aver compreso bene le linee guida della scuola.

Noi ci mettiamo davvero molto impegno nel non deludere la scuola e seguire le sue linee guida.

Per noi al centro c’è la scuola non il nostro ego.

Di recente mi hanno chiamato per una mostra/esposizione chiedendomi a quanto avremmo potuto vendere le nostre cose. Ecco noi non siamo un negozio, non vendiamo merce, non ci interessa fare soldi a tutti i costi, ma realizzare un discorso culturale soprattutto.

Far conoscere un’arte che troppo spesso viene banalizzata o piegata ai propri dettami.

Se nel 5 libro (ripeto quello destinato a chi vuole avere il certificato da maestro) ci sono tre lezioni dedicate al Free Style (abbiamo 1 Free Style al primo e secondo livello mentre 3 e 4 sono tutti “free style”, ma in realtà applicazioni e concatenazioni libere delle variazioni seguendo i vari temi proposti di volta in volta) vuol dire che è molto importante esprimere l’espressivià e le possibilità che questa moderna scuola di ikebana offre senza snaturarla.

Mi chiedo come vedendo gli esempi dei libri della scuola si possano poi concepire certe cose floreali (non riesco a chiamarli ikebana).

Pensiamo a un oggetto od arte qualsiasi: profumo, cibo, moda, poesia, film, musical, opera (o tutto quello che la vostra fantasia suggerisce) e cerchiamo di visualizzarlo come se fosse un ikebana.

Pronti?

VIA!

Concentus Study Group

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