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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Il titolo di questo è un omaggio affettuoso al lavoro del grande Maestro Ennio Morricone recentemente scomparso la cui musica ha sempre accompagnato la mia (e dalle reazioni in tutto il mondo non solo la mia) vita.

Nello stesso tempo però è anche una riflessione.

Di recente ho letto questo libro che consiglio a tutti.

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Si legge piacevolmente con un ritmo che ricorda i libri di Banana Yoshimoto e, per i diversi suoni onomatopeici riportati, un manga. Pare quasi di assistere ad un film invece di leggere tanto le descrizioni sono vivide ed immediate.

Il libro è costituito da una serie di racconti della vita dell’autrice quando da ragazza viveva in Giappone. Ogni racconto è legato ad un piatto della cucina giapponese ed introdotto da una calligrafia realizzata dalla scrittrice medesima. Una sezione centrale riporta le suggestive fotografie di Yasufumi Manda relative alla cucina nipponica.

Il capitolo per me più “vicino” è quello relativo alla cerimonia del tè perché spiega quello che dovrebbe essere l’approccio di uno studente ad una disciplina (ovvero affidarsi totalmente ad un maestro senza chiedersi il perché delle correzioni eventuali o della severità – come si suol dire il medico pietoso fa la piaga purulenta) e, nello stesso tempo, le frustrazioni che si provono se non si riesce in quell’arte che abbiamo deciso di imparare.

Ho avuto due maestre che ho seguito fino a quando non avevano altro da insegnarmi ed ho subito ogni loro correzione senza battere ciglio. Nemmeno quando ero costretto ad usare le odiate gerbere (e la maestra lo sapeva per quello voleva che le adoperassi). Se mi affido ad un maestro penso sempre che nella parola affidare c’è la base latina fidus ovvero idato)

Interessante per me è stata la visita anche dell’Iho-an all’interno del tempio Kōdai-ji a Kyoto.

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Non avendo qui in Toscana i miei libri e prima discrivere una cosa per un’altra (con rabbia a volte ho scoperto che persone che ritenevo più esperte di me mi avevano insegnato dei concetti sbagliati per pigrizia nel verificarli) mi sono affidato a Letizia del Magro Scuola di Cerimonia del tè Jaku che ha confermato (e aggiunto anche informazioni nuove) ciò che sapevo:

Il padiglione del tè è rustico come se fosse una capanna perché rispetta il pensiero wabi-cha. É illuminato di solito solo dalla luce naturale (e nelle sere d’inverno da candele nello yobanashi no chaji). L’ingresso degli ospiti è rialzato da terra ed è basso di altezza perché gli ospiti devono inchinarsi (la sala da tè è come un tempio). L’interno dovrebbe essere piccolo da quattro tatami e mezzo a due tatami. Il tetto in bambù intrecciato. Il maestro entra da un ingresso diverso rispetto agli ospiti, dove c’è mizuya cioè la cucina di preparazione del tè che è anch’essa tradizionale e con il “lavabo” a terra poiché si usa seiza. L’unica decorazione sono i fiori e il kakejiku in tokonoma. Non ci sono altre “distrazioni “ e non ci sono mobili. Le finestre sono in carta schermata da pannelli esterni in bambù. Fuori dalla porta degli ospiti c’era un supporto per lasciare le katana: le armi non possono entrare in sala da tèMolto importante è anche il giardino.”

Parto da quest’ultima frase vi rimando ad un mio vecchissimo post (alle volte mi meraviglio da quanti anni siano che tengo questo blog).

Torniamo sulla frase cardine: L’ingresso degli ospiti è rialzato da terra ed è basso di altezza perché gli ospiti devono inchinarsi (la sala da tè è come un tempio).

Eccoci ricollegati anche al titolo omaggio al Maestro Morricone. Entriamo abbassando la testa. Entriamo in uno spazio dove si fa arte, cultura. C’è un Maestro che sta per metterti a disposizione ciò che ha imparato.

L’umiltà credo sia la chiave di volta per entrare davvero dentro qualsiasi tipologia di percorso che ci apprestiamo a compiere.

Spesso sorrido quando colleghi di lavoro accanto al nome mettono la qualifica di artista o di cantante/regista/scenografo etc. Deve essere il pubblico a qualificarti.

Un po’ come se nel fare un ikebana scrivessi che è un’idea innovativa o che esprime tensione, i fiori vibrano e questo significa questo quell’altro. Michelangelo non spiegò il suo concetto della Pietà. Lasciò che arrivasse al cuore di tutti (sinceramente ogni volta che vado in San Pietro quella giovanetta che tiene il corpo di suo figlio morto continua a commuovermi).

Capisco, sono studente anche io, che sia difficile mettere da parte il proprio io, ma fa parte del processo di crescita. Una correzione non è mai (almeno si spera) fatta per umiliarti, ma per spronarti a vedere l’errore in cui cadi.

Spesso io chied consiglio delle mie idee di ikebana ad altri maestri o alle allieve divenute maestre perchè “so di non sapere” e soprattutto un occhio esterno noterà sempre qualcosa che alla nostra mente sfugge. E se mi ricevo osservazioni non mi sento sminuito, ma aiutato da altre persone.

Una persona che va da un maestro e si sente già pronta o grande in realtà è solo uno scolpasta e non imparerà mai nulla.

Concentus Study Group

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