Skip to content

Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Approfitto, per la copertina di questo post, di un disegno trovato online del maestro Shozo Koike che di recente ha pubblicato un imperdibile libro sul sumie per riparlare di un argomento trattato da poco qui: i Simple ikebana.

Se l’ikebana deve sempre trasmettere eleganza ed empatia in chi osserva, a maggior ragione se andiamo ad utilizzare pochi elementi.

In questa stagione calda dove è difficile trovare materiale, o che non sfiorisca subito, è importante, più che mai, riuscire a realizzare un ikebana con i pochi elementi che abbiamo a portata di mano.

La difficoltà, come scrivevo nell’altro articolo, è di non dare l’idea di uno o due materiali messi in un vaso. Dovremo connettere il materiale al vaso, ed eventualmente all’ambiente circostante. Non si tratta di “semplici fiori” perché anche il fiore di campo più rustico ha il suo carattere, i fiori non sono mai semplici, belli sì, ma semplici no. Dovremo fare composizioni (in apparenza) semplici.

La difficoltà è trasmetetre empatia creando qualcosa di nuovo.

Poi per carità online si vedono persone che non solo riciclano le stesse idee, ma usano anche gli stessi vasi e fiori nel farlo, ma noi vogliamo seguire bene quest’arte e farlo per trasmettere gioia e serenità e non il proprio ego. Anche se viene da chiedersi che tipo di maestro si sia se continuamente ci ricliamo; con tutto ciò che la natura offre è bello sperimentare.

Ma torniamo ai nostri ikebana “semplici”.

Il primo che voglio proporvi è dello Iemoto della Koryu shoohkai il maestro Rihoh Semba.

106300865_3049500988467142_3548558952271280232_o

L’opera comunica subito un forte impatto emotivo. I fili di erba creano un’unica cosa con i vasi, hanno carattere, linea, armonia. Non danno un senso di costrizione, anzi l’idea è di movimento, come se fossero pronti ad uscire da uno dei due vasi. I vasi sottolineando l’andamento ad arco dei fili d’erba e questi mettono in risalto la peculiarità di forma dei vasi.

Ora due esempi della mia scuola in rigoroso ordine alfabetico trattandosi di due grandi maestre.

106319553_2818497188378250_7241576473341203379_o

La maestra Kosa Nishiyama descrive così il suo lavoro: “I was conscious of the unique shapes and lines in the crystal vase and wanted to mirror those with the simple flower and leaves.

Anche qui la parte terminale della foglia va a “collegarsi” al design interno del vaso e gli altri elementi sottolineano con estrema eleganza la forma del vaso illuminando (grazie al colore del fiore) il tutto. Un vaso di una compattezza solida ingentilito dal ramo leggero e sinuoso.

Si comprende l’amore di questa maestra per questo vaso e come l’idea sia stata proprio per metterlo in risalto.

La terza foto che voglio proporvi tocca un altro tema che a me piace molto, ma che non è affatto semplice: i vasi di vetro.

La difficoltà sta nel giocare con la rifrazione dell’acqua perché tra fare una cosa elegante ed una fredda che ricorda le sezioni anatomiche nei vasi di formaldeide il passo è breve.

Dobbiamo valorizzare il materiale e non affettarlo, anzi più lo lasciamo intero e più si dimostra la propria bravura secondo me.

Inolre in estate con il clima caldo che abbiamo trasmettono, se ben eseguiti, un’idea di freschezza.

Ecco il lavoro della maestra Mika Otani.

102713650_2962177287164352_4430448843896651776_n

I due fiori non paiono costretti tra pareti di vetro, ma fluttura magicamente in un “non spazio” non sono costretti in gelatine o dalle pareti del vaso ed uno è la continuazione, la promessa, l’inizio e la fine dell’altro in un’unica danza.

Ciò che accomuna questi tre lavori, oltre all’eleganza del lavoro, è palesemente l’assenza di chi lo ha esguito.

Mi spiego meglio.

E’ ovvio che ogni maestro ha il suo stile e così i suoi allievi (non siamo in una fabbrica che stampa gli stessi modelli, per quanto ci possa piacere lo stile del nostro maestro ognuno di noi ha propri gusti e carattere e li deve esprimere sennò invece di fare ikebana si fa ike…a), ma quando siamo innanzi ad opere come le tre qui riportate è la NATURA che diviene protagonista. C’è, ovviamente l’idea, la mano di chi l’ha esguita, ma vedendo la foto non pensiamo a questo.

Vedendo la foto rimaniamo incantati innanzi all’opera d’arte.

Dopo l’incanto pensiamo a chi l’ha realizzata e come.

Se ciò non accadesse ahimè avremmo fallito perché invece della natura in primo piano avremmo messo il proprio ego o la propria presunzione.

L’arte è empatia, è un linguaggio universale.

Che si studi ikebana o meno è palese che questi tre capolavori parlano al cuore di tutti, non sono un discorso tra appartenenti di uno stesso circolo

Concentus Study Group

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: