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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

In un mondo di persone che si credono artiste semplicemente perché frullano insalate e le posano su di un ciocco di legno, di recente qui ho pubblicato un post dedicato all’Arte escludendo dagli interventi un’arte a me cara ovvero quella del profumo.

Questo semplicemente per dedicargli uno spazio a parte.

Prima del parlare del perché di questa mia scelta lascio la parola all’esperta e creatrice di profumi Caterina Roncati:

“É difficilissimo definire arte e artistico al di là delle mille definizioni che troviamo sui vocabolari, sulla bocca dei tuttologi, in mezzo alla gente e soprattutto dentro di noi ogni qual volta ci poniamo questa domanda….Dobbiamo partire dall’artigianato, dalle “regola d’arte”, dal saperla propria un’arte in modo da maneggiarla a proprio piacere o ascoltare quello che abbiamo dentro e cercare di tradurlo in qualche forma artistica?
Credo che l’atto stesso di provare a dare forma alla nostra estetica ( che poi estetica è un concetto soggettivo o oggettivo!!!) sia un atto artistico… forse non sempre porta a creare dell’arte.
Se penso al mio mestiere forse mi è più facile…. raramente si nasce con un naso alla Grenouille per cui trovo che sia necessario un approccio didattico, uno studiare a fondo le materie prime, siano esse essenze, assolute, cromie, filtri di una macchina fotografica, ombretti, fiori o note musicali, in modo da poterle fare proprie, dominarle, conoscerne le sfaccettature e le inclinazioni…..l’opera d’arte apporta sempre qualcosa di nuovo? Sebbene si ispiri a tutto il vissuto di una persona…? È necessario uno sforzo nell’andare oltre per trovare un proprio codice, un dialetto che possa emozionare tu che crei e la persona che osserverà, indosserà o udirà il progetto finale?
L’arte del profumo ha la capacità di dare emozioni ed è lo scopo ultimo del mio lavoro…. spesso anche delle opere incomplete, non rifinite raggiungono questo scopo….
Personalmente vivo questo processo in maniera molto razionale, ascolto, osservo, provo spinta da una curiosità e da una ricerca genuina, fanciullesca, senza filtri… allora sì che arriva tutta la parte irrazionale, quella che mi permette di entrare in empatia, di cogliere le sottili differenze tra un sinonimo ed un altro e credo che stia lì il mio processo creativo.
Poi la formula viene da sè, quasi per magia potremmo dire, ma è il compimento di un processo profondo e ancestrale.”

Ringrazio per questa stupenda riflessione e spiego perché ancora una volta sono qui a parlare dell’abbinata ikebana e profumi.

Fino ad ora quando ho ideato un ikebana ispirato ad un profumo mi sono sempre concentrato o sulle sensazioni che questi mi comunicava oppure sulle materie prime che si percepivano.

Come scritto in diversi post a tema su questo blog la mia passione per i profumi risale all’adolescenza anche se, per vari motivi, è stato un rapporto altalenante.
Ho sempre, però, continuato negli anni ad acquistare profumi, romanzi e saggi che ne parlassero.
Quando ho letto del corso di OlfAttivazione – iniziazione olfattiva che Caterina Roncati avrebbe svolto online ho subito deciso di parteciparvi perché sarebbe stato un importante primo step di crescita guidato da una persona più che conoscitrice del settore.
Con mio piacere in questa avventura mi hanno seguito due maestre del mio Study Group di ikebana ovvero Anne Justo e Patrizia Ferrari.
3 incontri online di due ore corredati da una dispensa didattica e 17 fiale di accordi profumati che Caterina avrebbe insegnato durante le live ad ascoltare, comprendere e memorizzare.
Per facilitarci in questo, oltre al kit di cui sopra, erano allegate delle stoffe da accarezzare e delle fotografie da osservare mentre studiavamo i vari sentori. Quindi un abbinamento tattile, visivo e olfattivo molto inetressante, come le varie domande e riflessioni delle persone partecipanti.

Se a me piacciono da sempre i profumi agrumati o a base di incenso questa volta mi sono voluto sfidare su una nota a me da sempre poco familiare (paradossalmente visto il mio lavoro con l’ikebana) ovvero il fiorito.
Per la precisione i “fiori freschi” (poi ci sono i “fiori ricchi”) che si caratterizzano per un senso di freschezza, di “acquatico”, di luminoso, di verde.
I fioriti fanno parte delle note di cuore e qui, prima di illustrare il mio lavoro, vorrei fare un inciso proprio a riflessione degli stimoli ricevuti da questo corso.
Come da titolo del post i profumi sono composti da note che convenzionalmente sono suddivise in una piramide olfattiva che prevede note di testa, note di cuore e note di fondo. Sono classificate in base al loro peso molecolare o, per dirlo semplicimente, quanto sono percepibili o restano “attaccate” alla nostra pelle.
E’ interessante, per noi ikebanisti, notare che:

Note di testa: Esperidata – Nuova Freschezza – Aromatica – Marina
Note di cuore: Fiorita fresca – Fiorita Ricca – Verde- Fruttata
Note di fondo: Speziata – Legnosa – Fougère – Chyprée – Cuoio – Gourmand – Orientale – Ambrata – Cipriata – Muschiata

Ora proviamo a pensare a questa piramide in termini di ikebana.
Se realizziamo un morimono dove agli elementi base sono presenti degli agrumi (se in stagione ovviamente) immediatamente i loro colori accesi, le forme rotondeggianti e il sentore nitido, acuto e piacevole ci daranno un’aria di “leggerezza”.
I fiori in un ikebana non sono di certo pesanti visivamente (certo questo dipende da come li disponiamo), ma hanno una presenza già molto caratterizzata sia per la loro forma sia per il loro colore.
O come nel caso dei fiori bianchi, come ricordava Caterina Roncati nel corso, per il loro forte profumo dato che le api, non vedendo il colore bianco, non sarebbero mai attratte da essi.
Quindi abbiamo un materiale che non è né leggero (Note di testa) né pesante (Note di fondo).
Se pensiamo a degli ikebana dove sono presenti dei rami secchi o rami scenograficamente importanti (come il salice o il nocciolo contorto) vedemo subito come il tutto acquisti una sua “pesantezza estetica” e non per nulla le note legnose fanno parte delle Note di Fondo.
Proviamo a visualizzare un contenitore di qualsiasi tipo (un vaso, una scatola etc.) e immaginiamoci dentro un pezzo di nocciolo contorto. Avremo sicuramente qualcosa di molto pesante visivamente per cui è impensabile lasciarlo da solo e si equilibra con dei fiori e/o delle foglie. Quindi si va a costruire una piramide di “sentori” anche in ikebana dove se ci fosse un solo elemento (che so un ramo secco) non avremmo uno sviluppo sensoriale, ma un qualcosa che rimane lì e non evolve. Questo perché se è interessante anche studiare le singole materie prime (e anche indossarle) il vero capolavoro è nel creare qualcosa che le coinvolga tutte.
E’ sicuramente più interessante e stimolante fare un simposio di sensazioni che posare lì un materiale (che sia una materia prima per un profumo o un fiore/foglia/ramo per un ikebana) senza creatività.
Questa riflessione per me è stata molto importante perché credo questo sia utile per pensare un ikebana fuori dagli schemi, ovvero dalla mera composizione didattica ben eseguita.
Non serve sminuire un ikebana trasformandolo in una pila di palline per essere fuori dagli schemi (anche perché sennò mi sarei dedicato al bricolage e non all’ikebana), ma visualizzarlo a contatto con altre discipline.
Sicuramente è un processo più difficile ma di sicuro più affascinante.

Ma torniamo all’accordo fiorito.
Mi domandavo come poter dare l’idea di freschezza, di luce, di verde al mio lavoro.
Non volevo nemmeno utilizzare un contenitore che ricordasse la forma del vaso o che fosse visivamente troppo caratterizzato.
La mia scelta è quindi ricaduta sul vaso a piramide che anni fa era di moda nella mia scuola.
L’idea era quasi (forse suggestionata dal colore del vaso) di ricreare un piccolo lembo di prato dove si “affastellassero” varie tipologie di fiori abbastanza campestri e colorati. Di quei fiori in cui in apparenza non percepisci se non un profumo tenue, un lontano erbaceo misto ad una nota dolce quasi impercettibile, ma che poi sotto i caldi raggi del sole tirano fuori tutta la loro fragranza vivace, allegra, che sa di primavera senza mai diventare troppo presente.
Ho quindi utilizzato dei lisianthus, delle godesie e fiordalisi.
Per la nota verde ho scisso in due una foglia di areca andando a collocarla in maniera che desse (o almeno così io spero) l’idea dei fili d’erba smossi dal vento.
Non so quanto vedendo questo ikebana un appassionato o un esperto di profumi possa pensare alla nota di fiorito fresco, io so di aver fatto un passo in avanti andando ad ideare un accordo che probabilmente nelle occasioni precedenti ho sempre preso di lato.
Ho voluto sfilarmi fuori dalla mia confort zone.

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(Ikebana e foto di Luca Ramacciotti – vaso di Sebastiano Allegrini)
A ideare di creare un ikebana legato al corso e a uno degli accordi è stata la Maestra Patrizia Ferrari che ha scelto di lavorare sull’Accordo Marino che così descrive.

“Appena ho sentito l’accordo marino ho avuto una percezione di colore e forme molto nitida. Un sentore molto fresco e luminoso color smeraldo chiaro quasi trasparente con qualche scintilla di grigio luminescente e dalla forma prevalentemente lineare e verticale.
Man mano che l’accordo persisteva nell’aria la spazialità del profumo iniziava ad allargarsi fino a stendersi come un velo evanescente sulle cose. Anche il colore mutava. Lo smeraldo chiaro del primo impatto diventava più corposo con sfumature e velature in turchese e verde luminoso. Molto lontanamente percepivo qualche punta di colore caldo, arancio-rosa pallido.

La prima associazione che ho avuto era il riverbero di luce sulla superficie del mare smeraldo della Sardegna. Ed é a questa immagine che mi sono ispirata per il mio Ikebana.”

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(Ikebana e foto di Patrizia Ferrari)

La maestra Anne Justo invece ha scelto l’accordo talcato.

“E’ vaporoso, bianco. Quando si mette sulla pelle prima è compatto, quindi la scelta delle ortensie bianche, poi vola la polvere simboleggiata dagli Ammi majus.  Infine il blu del limonium per ricordare il colore dell’iris.”

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(Ikebana di Anne Justo – foto di Luca Ramacciotti – vaso di Sebastiano Allegrini)

Concentus Study Group

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