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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Il curriculum dei libri della scuola Sogetsu consta di 110 lezioni di cui:

Disassembling and Rearranging the Materials (IV anno)

Using both fresh and Unconventional Materials (IV anno)

Dried, Bleanched or Colored Materials (IV anno)

Composing Using Unconventional Materials (V anno)

Relief work (V anno)

Queste lezioni (5 su 110) presentano la possibilità di fare un passo oltre al consueto ikebana, ma come insegnava Kawana sensei, ad un workshop a cui partecipai, dobbiamo stare attenti a non scivolare nel flower arrangement perché il confine è davvero labile.

Ci sono lezioni atte anche a focalizzare l’attenzione sullo studio di un materiale ben preciso per impararne le differenze sie di forma, sia di colore sia di lavorabilità

With Flowers Only (IV anno)

With Leaves Only (IV anno)

With Branches Only (IV anno)

Green Plant Materials (V anno)

di cui solo la lezione con le foglie prevede (ovviamente) l’assenza del fiore. Già perché in tutte le altre nominate (anche in versione essiccato o come infiorescenza dei rami) il fiore è sempre presente. Questo almeno secondo i dettami della scuola Sogetsu che io seguo. Ovviamente ci possono essere delle eccezioni (come in ogni arte), ma appunto sono e devono essere tali (eccezione dal latino exceptionem da exceptus participio passato di excipere che vuol dire escludere, l’atto o l’effetto dell’escludere. Limitazione. Restrizione).

Nel libro di testo alla Variazione 4 (II livello di studio) si legge (so di averlo già scritto, ma non mi stancherò MAI di farlo):  “Among the three main steams, Hikae actually plays the most important role. The space created by plancing the other main stems can never be perfected without Hikae. The composition made only by Shin and Soe, no matter how beautifully they arranged, loses stability without Hikae from the three-dimensional from point of view. In short, it is impossible to make ikebana without Hikae. “

Questo perché Hikae è sempre un fiore nell’ikebana Sogetsu.

Vi propongo due ikebana realizzati dal sottoscritto.

Il primo a  sinistra lo realizzai da un’insegnante, il secondo da me. Al di là dell’ovvia e palese differenza di vaso e disposizione di materiale si nota come l’aggiunta del fiore (all’equiseto presente in entrambe le composizioni) porti gioia e colore? Per quanto noi si possa colorare materiale secco anche con una perizia da pittore sopraffino, non avranno mai questi materiali il calore e la forza naturale dei colori che hanno i fiori freschi. A sinistra un lavoro che ho amato (ed amo ancora) molto interessante e grafico, a destra qualcosa che indubbiamente non potremo mai definire flower arrangement o scultura perché si capisce (almeno per chi studia ikebana) che i fiori si stanno muovendo liberamente nello spazio ed hanno vita (ikebana, come ricordava Otani sensei nel precedente post deriva da due parole della lingua giapponese: “Ikeru che significa rendere vivo e Hana che significa un fiore”).

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Pensate a questo ikebana realizzato dal maestro Lucio Farinelli (e fotografato da Lorenzo Palombini) senza i fiori centrali. Probabilmente sarebbe stato ugualmente bello, ma sarebbe stata più una scultura che un ikebana (tema: Horizontal Composition) e soprattutto un lavoro freddo.

Nella lezione Dried, Bleanched or Colored Materials (come dicevo nell’omonimo post del mio blog) è vero che nel libro di testo si spiega che è possibile utilizzare anche solo materiale sbiancato/colorato/secco, ma ho sempre visto pochissime volte (se non nessuna dai grandi maestri) utilizzare questo tipo di materiale senza l’aggiunta di un fiore.

Ad esempio è interessante la lezione del V livello Composition with Branches – A Two- Step Approach proprio perché prima andiamo a  costruire una scultura di rami e dopo vediamo come questa vada adattata in un vaso con aggiunta di fiori o infiorescenze.

Poi diciamocelo tranquillamente i grandi maestri e gli Iemoto riescono a fare sculture assemblando legni e creando cose memorabili, noi si tende al bricolage (un po’ di sana autocritica è sempre bene tenerla presente).

Questi ikebana realizzati a lezione dalle maestre Ilaria Mibelli, Silvia Barucci, Patrizia Ferrari e dall’allieva Rumiana Uzunova provate a visualizzarli senza il tocco del fiore. Come nel caso sopra relativo al lavoro del Maestro Lucio Farinelli la struttura reggerebbe all’impatto visivo, sarebbe interessante, ma il fiore vi dà un afflato di vita che altrimente non avrebbe.

Anche perché non avrebbe senso fare cinque anni di studio per attaccare una corteccia ad un pezzo di ferro e tanti saluti, quello potevo farlo anche prima dello studio.

Se continuamente diciamo di seguire la “via dei fiori”  (kadō)… bè mettiamoceli i fiori sennò stiamo seguendo la via delle sculture.

Le composizioni “tradizionali” (ovvero con rami/foglie e fiori) sono talmente importanti per la mia scuola che nel libro del V anno (quello che dovrebbe diplomare un allievo maestro… ma attenzione… “Nulla è ancora deciso, perché manca il mio voto, che potrebbe confermare o ribaltare la situazione!” 🙂 ) sono la maggior parte dei temi (se consideriamo su 30 lezioni ce ne sono solo due davvero particolari). Come si ritorna (sempre nel testo del V anno) a ripassare le tecniche di ancoraggio del materiale perché non importa studiare per mettere rami, fiori o stecchi in bilico in un vaso dall’imboccatura stretta.

Questo se si vuole seguire i dettami della scuola che ci ha reso maestri. Se pieghiamo l’ikebana alle nostre necessità o voglie… bè non è più quella che abbiamo studiato.

Ad esempio nel libro del V livello alla lezione Kakebana, Tsuribana leggiamo: In this lesson the work is place apart from the table or the floor. […] In either case, the first thing to do is to find the place to display the work. A suitable space would be found for example, in the living room, dining room, entrance hall, terrace, or by window.” Questo potrebbe essere un problema nella sala dove facciamo lezione se non attrezzata per l’ikebana di questo tipo, ma se io dovessi fare dei post o delle lezioni du questo tema di certo dovrei inventarmi qualcosa (anche seguendo gli esempi fotografici del libro di testo) e non con uno sfondo anonimo come una parete bianca o nera.

Questo perché noi maestri abbiamo il compito e il dovere di rappresentare la scuola senza considerare che se di 110 lezioni ripeti sempre e solo una tipologia bè… qualcosa sotto ci deve essere.

Infatti mi chiedo anche che senso abbia un libro che dovrebbe illustare al mondo cosa sia l’ikebana e che invece propone a iosa ikebana fatti tutti secondo la stessa ottica che poco hanno di ikebana e fra l’altro con foto nemmeno inedite, ma tutte pubblicate da anni online (ma di questo ne parleremo successivamente).

Le mie allieve finché appartengono al mio gruppo devono dimostrarmi di saper eseguire ogni tipo di ikebana prescritta dalla scuola sia per temi sia per tecniche come io stesso faccio perché come dice Lorenzo Casadei: “Quando una Via viene snaturata, percorrerla non porta lontano.”

Concentus Study Group

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