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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

In questo periodo di quarantena si è incrementata una nuova metodologia di divulgazione che è la diretta sui social quali Facebook o Instagram.

Soprattutto, se prima ognuno faceva la propria diretta nell’ambito del suo canale, e quindi per un pubblico mirato, ora si sta vedendo l’unione di più discipline.

In Italia sono stato interpellato anche io per ciò che riguarda il mondo dell’ikebana sia con un’intervista ideata dall’artista Umberto Cinquini (che si può seguire qui) sia nell’ambito del prestigioso forum Adjiumi (visibile qui per gòi iscritti al gruppo) che si occupa del mondo dei profumi.
Ed è proprio in merito alle considerazioni nate durante questa diretta, grazie anche alle domande attente ed intelligenti dei partecipanti, che sto scrivendo questo post.

Prima di tutto è differente fare un ikebana per la propria casa ed uno per una mostra pubblica proprio dal punto di vista olfattivo.
Se noi non soffriamo di alcuna allergia in un ikebana casalingo potremo utilizzare la mimosa, il giglio (o lilium), il glicine, la tuberosa o il lillà per citarne solo alcuni (poi ci sono anche allergie tattili come per gli abeti o la tuya).
Diversamente in uno spazio chiuso perché dovremmo sempre pensare che le persone che vengono ad ammirare i nostri lavori potrebbero o avere reazioni allergiche (ad esempio con la mimosa) o essere infastiditi dai forti sentori (glicine o la tuberosa) oppure fare spiacevoli associazioni (il giglio si usa spesso per le tombe).
Nessuno ci vieta di usarli ovviamente, ma dobbiamo tener conto non solo dell’aspetto del nostro lavoro, ma di ciò che esso comunica olfattivamente alle persone.

Solitamente, per esperienza, ho sempre visto che un materiale che si abbina ad un altro propone anche un equilibrio olfattivo oltre che di forme e di colori. Infatti pensate ad un possibile ikebana con mimosa, giglio, glicine e magari come rami l’eucalipto. Non solo avrete una cacofonia di forme e colori, ma anche di odori che si urteranno gli uni con gli altri (nella nostra scuola c’è un importante ikebana che ci insegna proprio questo ovvero il Mazezashi dove si utilizzano almeno 5 materiali differenti).

Quindi realizzare un ikebana è “come comporre” un profumo. Ci devono essere equilibri, non un fuoco di artificio che esplode subito appena lo si vede e poi non lascia traccia in noi.
E lo stesso si dovrebbe tenere di conto quando utilizziamo materiale secco (anche i fiori essiccati o rami trattati hanno un loro sentore, magari poco percettibile, ma lo hanno) o soprattutto colorato (tutte le vernici hanno un odore).

Non è detto che un sentore che noi non percipiamo non sia avvertito da un’altra persona con un olfatto, magari, migliore del nostro.

L’ikebana è un equilibrio di forme (anche in rapporto al vaso utilizzato che nella Sogetsu non è mai visto come un “semplice” contenitore), di colori e di sentori.
Noi dobbiamo comunicare armonia, pace, serenità a chi vede il nostro lavoro.
L’ikebana, in Giappone, fa parte delle “arti fini” e di questo dovremmo sempre tenerne conto.
Se facciamo sempre e solo una cosa strana, e non una forma naturale, c’è da chiedersi cosa si stia comunicando e soprattutto se siamo in grado di esprimerci davvero attraverso questa arte.
E’ più difficile fare un nageire base (sia per tecnica sia perché hai delle posizioni di rami obbligatorie) che frullare il materiale e reincollarlo e poi poggiarlo su un vaso.

C’è anche da capire la sottile linea di confine che esiste tra l’ikebana e il flower arrangement, una linea che spesso vedo travalicare. Non è facile fare uno stile particolare (magari utilizzando materiale non convenzionale o secco/colorato) rimanendo nell’ambito dell’ikebana. Anche perché il simbolo principale dell’ikebana è il fiore e spesso viene omesso in certe composizioni visibili online (We have ikebana because we have the flowers. Ikebana could not develop in a place with no flowers – a fact that is as true today as ever. – Sofu Teshigahara: Kadensho).
A volte ho la sensazione di vedere quei disegni in 3D che nascondono le immagini da indovinare, una grande confusione in cui non tutti possono percepire il disegno sottostante che forse non è così degno come il gioco proposto.

Parlando di pubblico dovremmo tenere conto anche del fattore colore.
Possiamo dire che in ikebana il verde è un colore primario sia per la quantità presente nei materiali vegetali sia proprio per un concetto della scuola Sogetsu dove si studiano tutte le sfumature che il colore verde possiede e che la natura ci propone (Green Plant Materials). Nella nostra ipotetica mostra dovremmo anche pensare che ad alcune tipologie di persone discromatiche l’abbinamento di materiale verde/rosso potrebbe dare fastidio agli occhi (The Sogetsu style always strives for originally. This is not necessarily the same as exocitism – the exotic and the original are usually completely different things. Relying only the exocitism can result in very crude work. – Sofu Teshigahara: Kadensho).
Non stiamo parlando, in una mostra, in un libro, su internet, a noi, ma ad un pubblico e dovremmmo pensare sempre a ciò di cui stiamo parlando, comunicando (When painting a picture, one faces the canvas and begins adding strokes one by one. At the point the painting is finished, the brush is put aside. With ikebana, the extra “brush strokes” are taken away, one by one. Leaves and flowers, overabundant in nature, are cut away, and the work is finished when the right balance and form appears. Using materials as they are found in nature is like having a painting with too many brush strokes. – Sofu Teshigahara: Kadensho).

In caso differente, se siamo chiusi nelle pareti di casa nostra possiamo fare quello che vogliamo perché la comunicazione è solo fine a noi stessi.

Credo che, come tutte le arti, anche l’ikebana (soprattutto nel caso della scuola Sogetsu) si debba porre la domanda se stiamo parlando a noi stessi o se stiamo comunicando. Le varie correnti artistiche occidentali non sono mai nate per l’idea personale di un artista, ma per ciò che stava accadendo nel mondo, le contiminazioni culturali e anche le scoperte tecnologiche.

Quando realizziamo quindi un ikebana per il pubblico dovremmo pensare a tutta la storia artistica avvenuta prima e connaturare il nostro lavoro nel mondo attuale che stiamo vivendo.

Sennò è una comunicazione tra sordi.

Concentus Study Group

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