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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Un tema molto ricorrente negli ikebana visualizzati online in questo periodo è quello del materiale secco ed è comprensibile dato che sicuramente noi ikebanisti ne abbiamo, solitamente, varie tipologie in casa e permette di esercitarci fino a quando non potremo reperire il materiale fresco necessario.

Personalmente io secco di tutto. O almeno provo e vedere come il materiale (che sia ramo, foglia o fiore) reagisce e come sia possibile utilizzarlo.

Nella mia scuola al IV Anno alla lezione 13 (che porta il nome del titolo di questo post) si affronta questo tema. Nel libro di studio si specifica che si può utilizzare solo materiale secco o combinarlo con materiale fresco. Va anche sottolineato che negli esempi del libro di testo non ci sono foto di ikebana con il solo materiale secco come nell’esempio di copertina realizzato dall’attuale Iemoto.

Questo è comprensibile perché se è pur vero che il materiale secco può assumere forme e colori interessanti, l’ikebana è l’arte dei fiori viventi per cui tendenzialmente un contrasto tra secco e fresco lo facciamo sempre.

Cosa ben differente per i Relief Works dove si utilizza solo materiale secco come nei tre esempi sotto realizzati dal sottoscritto perché va incollato su tele o supporti come compensato o cartone.

Ma torniamo al nostro materiale secco, sbiancato o colorato.

Recentemente Louise Worner ha portato alla mia attenzione i lavori di Sophie Parker che sono davvero molto interessanti per come lei sfrutti le forme delle foglie per dargli maggior enfasi con il colore. Non è un semplice colorare le foglie, ma metterne in risalto le peculiarità spesso andando “contro” alle forme o all’andamento del materiale.

E’ innegabile che si tratti di oggetto di design, di arredamento più che di vere e proprie composzioni perché, a differenza che nel tema trattato in questo post, il protagonista è più il colore che la composzione. Consiglio di vedere i lavori di questa artista.

Ritornando al nostro tema in topic c’è da considerare che il materiale secco non ci pone le limitazioni di quello fresco che deve essere sempre a contatto con l’acqua (anche se purtroppo vedo ignorare questo principio basico). Anzi il materiale secco se bagnato potrebbe rovinarsi.

Se per esigenze di realizzazione ciò dovesse accadere possiamo o impearmeabilizzare la parte con appositi prodotti o semplicemnte avvolgerla nella pellicola per alimenti o con dello scotch trasparente.

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In questo caso i rami bianchi, essendo parzialmente immersi nell’acqua li andai a trattare con un apposito liquido isolante

mentre in quest’altro ikebana i girasoli secchi erano avvolti dalla pellicola trasparente per alimenti.

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Ricordiamoci comunque che quando andremo a disfare il nostro ikebana il materiale secco recuperato sarà sempre bene farlo asciugare.

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In Giappone si usa molto anche il materiale sbiancato come le palme nell’esempio sopra riportato che erano, in quel contesto, abbinate ad un ramo di gorgonia disidratato e colorato.

Prima dicevo che il materiale secco ci permtte anche un utilizzo più creativo di quello fresco non necessitando di acqua per cui ad esempio sotto si può notare che nell’ikebana avevo posto delle foglie seccate che si erano staccate dall’albero durante l’autunno e che per forma similare creavano un bel contrasto con le gloriose sottolineato dai rami di cotone.

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Nel caso che a rovescio, ovvero si parta da una struttura come quella che realizzò la maestra Chiara Giani e che io utilizzai per un mio ikebana natalizio potremo ricorrere ad un’elegante fialetta di vetro (che ovviamente andrà connaturata al lavoro e non lasciata come un corpo estraneo) che possa contenere l’acqua necessaria per il nostro materiale fresco.

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Utilizzando solo materiale secco o materiale secco e colorato dovremo sempre andare a mettere in risalto la linea del materiale che stiamo utilizzando.

Tempo fa con il mio gruppo realizzammo dei lavori ispirati alle acconciature realizzate da Hanayuishi Takaya  ed io personalmente utilizzai un ramo (che mi ero portato dietro da Merano!) che andai a colorare cercando anche di omaggiare l’opera Orochi di Sofu Teshigahara sempre chiedendomi quanto ci fosse di scultoreo nel mio lavoro e quanto di effettiva ikebana.

Perché al di là di tutto non ci dobbiamo mai scordare appunto che facciamo ikebana e non flower arrangement o scultura.

Per quanto si possano utilizzare materiali particolari il tutto deve essere riconducibile al percorso di studio compiuto, ai principi e gli insegnamenti della scuola. Se studiamo anche i lavori dei grandi Maestri Sogetsu o degli Iemoto difficilmente troveremo cose “strane” o che vogliano colpire con fuochi di artificio. Tutto è in perfetto, poetico equilibrio.

Concentus Study Group

 

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