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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Oggi vorrei trattare di due materiali molto particolari soprattutto per una nazione come l’Italia ovvero il loto e l’aloe.

Parto da questo secondo materiale che Lucio Farinelli è stato il primo a voler utilizzare in ikebana Sogetsu. Il maestro Farinelli studiò, ovviamente a lungo, questo materiale vegetale per capirne i possibili utilizzi e l’abbinamento come si dovrebbe sempre fare per ogni materiale usato in ikebana.

Sinceramente ero molto scettico su queste foglie piuttosto rigide ed ingombranti fisicamente, ma Lucio seppe utilizzarle perfettamente come si vede nell’ikebana che realizzò nel 2013 per la dimostrazione pubblica nell’ambito della mostra di Frascati.

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Il Maestro Farinelli separò le foglie dell’aloe (asciugandole dal succo) e le unì ad un fiore di ortensia sfoltito e lavorato.

L’aloe sarebbe diventato un materiale a lui caro tanto da tenerci un workshop internazionale e utilizzarlo per l’ikebana con cui lo scorso anno, siamo stati i primi in Italia e su invito diretto degli organizzatori, fu presente in un libro di ikebana.

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Il maetro Farinelli sottolinea come nelle composizioni Sogetsu sia preferibile non mettere un pezzo di aloe così come è perché molto pesante fisicamente e visivamente e per la sua forma di abbinarlo a vasi squadrati e tondi ovviamente per dare un bel contrasto di forme e non una ripetizione. Essendo un materiale “forte” naturalmente sarà accompagnato da altri fiori più che avranno il compito di creare una massa morbida e allo stesso tempo importante. Non lo abbineremo a fiori importanti o a vasi che possano ripeterne la forma in maniera da appesantire il nostro lavoro inutilmente. Ricordiamoci (come si vedrà per il loto) essendo una foglia importante non va abbinato a molti materiali, deve sempre spiccare su tutto pur amalgamandosi al resto.

L’altro fiore, a cui è dedicata la copertina del post, ha un  tale simbologia alle spalle che non possiamo non tenerne conto e se vediamo le varie sculture religiose e pitture è sempre mostrato da solo.

In Italia siamo stati i primi ad usarlo dato che a Massarosa c’è un lago di loto ed io conosco la proprietaria che ci ha insegnato come si aprono i boccioli del fiore e ci donò le foglie secche (che sono immense) che a lei non servivano.

Il loto è tanto un fiore elegante quanto, se ne pensiamo alla sua locazione, quasi “campestre”; si alza svettante, elegante. Un gambo importante, tanto rigido, quanto allo stesso tempo sinuoso.

Prima di utilizzarlo ho osservato molto le composizioni di ikebana in cui era presente per cui ho compreso che come per l’aloe (per tale motivo tratto di entrambi in questo post) non può essere accostato ad altri materiali “potenti”. O lo lasciamo da solo oppure un piccolo accompagnamento che ne ammorbidisca i gambi e metta in risalto il loro slancio come ho fatto in un ikebana postato alcuni giorni fa su questo blog.

Sarebbe sminuire e rovinare due materiali preziosi se li abbinassimo con altri elementi forti visivamente. I nostri ikebana devono essere tanto potenti quanto delicati e non un catalogo di ciò che ci piace o che abbiamo visto usare da altri, soprattutto se quel materiale non è stato studiato approfonditamente prima.

Qui sotto gli ikebana realizzati con il loto rispettivamente da Lucio Farinelli, Silvia Barucci ed Ilaria Mibelli. La cosa che  maggiormente mi dà gioia in questi ikebana, oltre a non aver mortificato i loti infilandoli in chissà quale altro materiale che potrebbe occultarne le  sue caratteristiche, è che Silvia ed Ilaria fecero il lavoro tutto da sole dimostrando che possono camminare benissimo con le loro gambe senza dover per forza dipendere da noi capostipiti.

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Ma le altre scuole come trattano questi materiali?

Ho consultato il maestro Mauro Graf per la scuola Ohara che mi ha anche inviato questo bellissimo haiku ispirato ai tristi tempi che viviamo:

Mondo di sofferenza:
eppure i ciliegi
sono in fiore.

Kobayashi Issa
(1763-1827)

Mi ha fornito le seguenti foto di composizioni Ohara.

1 stile libero

Stile libero

Paesaggio tradizionale

4 paesaggio realistico

Paesaggio realistico

Bunjinga

Rimpa

Per quanto riguarda l’aloe il maestro Graf non lo ha mai visto utilizzare, ma suppone che, così come si trova senza lavorazione, potrebbe essere inserito in un paesaggio realistico liberamente eseguito.

Regi Bockhorni, maestro della scuola Ikenobo invece mi ha inviato questa foto di un suo lavoro

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Shoka shimputai

Mi diceva che nella scuola Ikenobo sia il loto sia l’aloe (anche se questo lo vede più per un free style) si possono utilizzare per Rikka shimputai, Shoka shimputai e Free style e non ci sono regole sull’abbinamento.

E’ sempre bello capire come le altre scuole utilizzino i vari materiali e ringrazio entrambi per i preziosi imput.

Concentus Study Group

 

 

 

 

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