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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Tutto il mondo si sta fermando causa covid-19. Chiusi nelle proprie case, lontani dalle persone care, dagli amici. Non possiamo dare un conforto, un ultimo saluto a chi ci lascia. L’umanità si sta disgregando e si spera nel rovescio della medaglia al termine di tutto ciò. Una rinnovata umanità che comprende come tutti si sia sul medesimo mondo, interconnessi, tutti mortali al di là delle proprie situazioni economiche perché come diceva Totò la morte è ‘a livella.

Questa esperienza forse ci sta insegnando come si dia per scontata la salute (chi vive in nazioni ricche), i legami con le altre persone. E siamo fortunati che viviamo in un’epoca dove con un clik possiamo vedere le persone, ma un video non sostituirà mai un abbraccio.

Personalmente io sto molto apprezzando le mie allieve (quelle che possono) che si stanno esercitando a casa a realizzare gli ikebana perché è un modo di rimanere in contatto tra di noi.

Ieri su Facebook ho visto un ikebana che mi ha davvero trasmesso tutti questi pensieri. La fragilità che stiamo vivendo, la forza che poniamo nel cercare di sopravvivere alla quarantena, la speranza nel futuro. Siamo come fragili fiori appena spuntati dal terreno.

Si tratta di un piccolo Hana-isho realizzato da Roberta Santagostino che ringrazio per avermi permesso la pubblicazione qui.

Vicino alla composizione un Daruma che è stato l’elemento che mi ha fatto sorridere l’animo definitivamente.

Conosco poco della scuola Ohara se non per le conferenze tenute da Mauro Graf e il libro della Banti che possiedo, per cui ringrazio Roberta perché al di là di scuole, tecniche, idee ha saputo comunicare dal suo cuore al mio. E’ un ikebana “semplice, umile”, ma potente come un’installazione perché si vede il cuore di Roberta, il suo percepire non il suo ego.

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(Ikebana e foto di Roberta Santagostino)

Il suo ikebana mi ha spinto a fare qualcosa, ma come? Non ho vicino giardini o parchi o campagna.

Come si suol dire “di necessità virtù” e quindi ho deciso di fare anche io un piccolo ikebana.

Nella nostra scuola c’è il tema “Miniature ikebana”, uno stile che fu introdotto da Kasumi Teshigahara, uno stile che omaggia le miniature di fiori dipinte nei libri occidentali durante il medioevo. La Iemoto Kasumi, molto legata al concetto di design, sviluppò questo tema dove si poteva utilizzare qualsiasi tipo di contenitore non solo di ceramica (dai piccoli flaconi di fiori ai contenitori per rossetti – e infatti il vaso non deve superare l’altezza di questo oggetto – a contenitori da noi realizzati o a… uova di quaglia come fece la maestra Ilaria Mibelli per la Pasqua dello scorso anno 2019).

Si tratta di utilizzare non meno di cinque contenitori e materiali come foglie, rametti, fiori, pistilli, tutto quello che solitamente non prenderemmo in considerazione in un ikebana di medie o grandi dimensioni. Dobbiamo (re)imparare a osservare attentamente il materiale che la natura ci suggerisce.

Così stamani sono sceso nel giardino condominiale di Roma (sono rimasto bloccato qui) dove purtroppo la natura è ancora spoglia se non proprio rovinata visto che nessuno sta più curando, dato i tempi, il giardino come dovrebbe.

Cercare qualcosa di utile è stato difficoltoso oviamente, ma era come se fossi un esploratore armato di microscopio.

Come contenitori ho deciso di utilizzare alcuni di quelli che avevo realizzato appositamente da Pots e come base la tavola che sostiene il vaso da Kakebana dono delle allieve Patrizia Ferrari e Chiara Giani.

Grazie quindi a Roberta che mi ha dato lo spunto e la forza di uscire in cerca di materiale, alle mie allieve per il dono e alla natura perché anche quando è spoglia ha in sé sempre una promessa di futuro certo.

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(Ikebana, vasi e foto di Luca Ramacciotti)

Concentus Study Group

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