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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

“E’ bello che il terzo giorno del mese sia una giornata tiepida e splendente e che i fiori di pesco incomincino a sbocciare. Naturalmente bellissimi sono anche i salici, soprattutto quando le gemme sono ancora chiuse come in un bozzolo di seta; brutti invece, quando spuntano le prime foglie. E’ davvero piacevole spezzare un lungo ramo di ciliegio fiorito e disporlo in un vaso; soprattutto se vicino a noi è seduto un ospite a conversare, oppure uno dei principi, che indossi una veste candida, sotto cui si intravedono i lembi della sottoveste purpurea. “

(Sei Shōnagon – Note del guanciale)

Ho voluto iniziare questo post con un’immagine poetica tratta da un libro che amo molto e che consiglio di leggere magari approfittando della quarantena a cui noi italiani siamo costretti. Porterà luce e serenità sperdersi tra queste righe di un romanzo dai toni sontuosi.

Come si sa il coronavirus ha colpito l’Italia propagandandosi da Lombardia e Veneto a tutta la penisola con una colpa al 90% del comportamento degli stessi italiani che dal Nord si sono mossi per tutto il Paese. Un contagio che, pare, sia partito dalla Germania. Sicuramente l’Italia è stata più solerte nei controlli scoprendo più casi rispetto ai paesi dell’unione europea che nel tentativo di fermare il contagio ha giustamente chiuso le frontiere (come noi avremmo dovuto isolare il nord Italia). Quindi ora lo Stato ci chiede di stare in casa (almeno per due settimane) evitando assembramenti, riducendo il lavoro (per chi può) o proprio interrompendolo se non si può eseguire da casa.

Quindi per il sottoscritto il tutto si traduce in teatri chiusi e lezioni di ikebana sospese momentaneamente dato che le allieve del Concentus provengono da tutta Italia (e non solo).

Cosa si può fare in questa clausura involontaria?

Per prima cosa direi di allontanarci dai social come Facebook dove vedo gente postare la prima fake news che incontra… è allucinante come persone propaghino notizie senza verificarle solo perché ne condividono l’idea.

Personalmente io vorrei fare ikebana, ma non ho nulla a portata di mano. Ho dei girasoli in fase di essiccazione e basta (non userei mai fiori così mosci che non siano freschi o secchi perché mi farebbero solo tristezza. Il girasole mentre secca ha tutti i petali in giù che perdono volume e forza). Il giardino condominiale ha visto una recente deforestazione (essì era un po’ selvaggio, ma bello) compreso un inspiegabile abbattimento di un bellissimo e sano Ginkgo biloba. Quindi niente da fare nemmeno lì.

Non mi rimane altro da fare che addentrarmi in nuove letture o rilettura dei libri che ho sull’ikebana

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o di saggi interessanti come quello di Ryōsuke Ōhashi (Kire: Il bello in Giappone) o di Giorgio Sica (Il vuoto e la bellezza) o di romanzi come quello di Fabiola Palmieri (Come un sushi fuor d’acqua) che consiglio a tutti (poi fatemi sapere se vi sono piaciuti come a me).

Però in questo strano periodo che stiamo vivendo ci sono anche azioni che sollevano il cuore.

Il Mercato dei fiori di Roma è, ovviamente, chiuso per cui  ieri uno degli espositori girava per Roma col suo furgoncino carico di mazzi di rose non vendute da portare a chi ne avesse bisogno e a Firenze, mi segnala la maestra Silvia Barucci che dal fioraio “Jardin divers”,  in via cimabue 57r, hanno messo fuori i fiori invenduti a disposzione di chi percorreva quella via e voleva da portare con sé un segno di bellezza.

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Sono belle azioni che rallegrano il cuore in un momento dove dobbiamo stare a distanza gli uni dagli altri perché ci “uniscono”.

A me fa piacere anche di aver ideato lo scorso 29 febbraio un gioco che ha riempito Facebook ed Instagram (tanto che iniziato come Concentus Study Group ha visto l’ondata di ritorno con nomine personalizzate al sottoscritto e al maestro Farinelli) perché stato un modo attraverso le nomine di collegarci gli uni agli altri in questo momento.

Forse questo virus terribile servirà a ricomprendere i veri valori della vita. Le persone capiranno quanto sia importante unire e non dividere per i propri meschini interessi o gelosie o frustrazioni.

Forse dopo questa terribile storia (che si spera abbia quanto prima un veloce e lieto fine) apprezzeremo di più il nostro vicino, il mondo che ci circonda. Saremo meno gretti, livorosi, cattivi e individualisti.

Forse.

Se avremo imparato la lezione su quanto siamo nulla su questo pianeta.

Concentus Study Group

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