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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Di recente nella sezione Ricordi di Facebook mi è stata riproposta questa fotografia che si riferisce alla prima lezione di ikebana che il fotografo Glauco Dattini fece con me.

 

FB_IMG_1578743127658.jpg

La foto ovviamente è perfetta grazie alla sua bravura, ma non è tanto il lato estetico che mi ha fatto riflettere quanto il contenuto.

Alcuni anni fa ebbi uno screzio con un’allieva del I anno che mi mandò un esercizio di ikebana via mail da correggere. Lo screzio fu dovuto alla mia correzione che lei non condivideva (io maestro lei al primo corso). Sinceramente non mi sono mai permesso di dire ad un mio maestro che non accettavo una sua correzione (anche quando andava contro le mie idee e i miei gusti) perché credo sia presuntuoso, ma al di là di questo il mio intento oggi è diverso.

Per questioni di privacy non pubblicherò quella foto (anche perché la persona in questione non è più mia allieva), ma vorrei fare un paragone.

Se analizziamo la foto di Glauco si vede un mobile marrone, uno sfondo marrone, un suiban nero, dei rami verde scuro/marroni e il colpo di colore è dato dai tulipani rossi che, paradossalmente, divevendo un punto focale si armonizzano e “legano” tutti gli altri elementi.

Quindi su una quasi monocromia insistita del marrone si va ad innestare un colore forte come il rosso.

La foto che ricevetti dall’allieva vedeva come soggetto: un mobile marrone, uno sfondo bianco, un vaso verde turchese, dei rami con infiorescenze viola e ranuncoli arancioni e bianchi.

Al di là degli errori tecnici del lavoro il mio appunto fu proprio sull’uso del colore indiscriminato (mi fu risposto che anche Mark Rothko usava quell’abbinamento di colori).

Nella scuola Sogetsu solo al III livello abbiamo 3 lezioni incentrate sui colori e non prima; questo perché non possiamo pensare di essere creativi ed innovativi quando ancora stiamo studiando le basi, le regole.

In prima elementare impariamo a scrivere le lettere ed unirle, non componiamo poesie come Ungaretti.

Mi fu anche risposto che io non avrei dovuto guardare il mobile, ma… era nella foto!

Una fotografia è un messaggio visivo che mandiamo per cui è di fondamentale importanza tutto ciò che contiene.

Dobbiamo scegliere che messaggio mandiamo.

Cosa vogliamo comunicare?

Nel caso dell’ikebana solitamente i messaggi sono due: Armonia e Spettacolarità (che non vuol dire fo la cosa figa con un ramo storto e sopra appiccicato un calzino o la collana di perle di nonna).

Per me l’incontro con Glauco fu importante perché in un’ora mi diede molte dritte.

La scorsa estate ho dovuto commissionare delle foto di ikebana e sinceramente non sono rimasto per nulla soddisfatto del lavoro eseguito non perché io spacchi il capello in quattro (è vero lo faccio… è più forte di me…), ma proprio perché è importante come ci presentiamo al pubblico con il nostro lavoro.

Per me fare una buona fotografia di un ikebana è come costruire una bella regia sul palco. Alla fine gradisco l’applauso non il fischio.

Concentus Study Group

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