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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Ultimo mio post sull’evento che ha caratterizzato internazionalmente l’ikebana in Italia la scorsa settimana, ma credo sia doveroso un punto di riflessione.

Sul mio acount Instagram personale ho postato questa foto

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con una frase che per me ha davvero un alto valore simbolico tanto da farmi aprire un nuovo album di foto dedicate all’ikebana sul mio profilo Facebook.

Perché un nuovo inizio? Mika Otani sensei ha travolto tutti con la sua bravura, la sua energia, il suo pathos senza mai perdere il sorriso, l’energia o l’allegria.

Spesso chi fa ikebana pare quasi un asceta a cui non si deve domandare nulla, va seguito in silenzio mentre dispensa perle di saggezza. In quetso modo si perde di vista che imparare un’arte richiede tanta disciplina quanto divertimento. Imparare letteralmente nel suo significato latino vuol dire “procacciarsi una nozione”, ma non è scritto da nessuna parte che questo processo debba essere noioso.

Mika Otani durante la dimostrazione all’Istituto Giapponese di Cultura ha parlato della sua vita professionale, si muoveva con eleganza e intanto creava composizioni che al di là della scuola rappresentata comunicavano emozione a tutti i presenti.

E questa è una caratteristica del suo modus operandi che mi ha sempre colpito. Quando due anni fa con il maestro Farinelli la contattammo per chiederle se volesse venire in Italia a tenere un workshop lei ancora non aveva la risonanza mediatica attuale, ma a noi non importava. Ci piaceva come creava ikebana, il suo approccio all’arte e questo a noi bastava. All’epoca nemmeno sapevo che grado da maestra avesse, ma sinceramente a me dei titoli non è mai importato molto perché non credo siano quelli a definire una persona.

Credo che la nostra intuizione fosse giusta perchè tutti i partecipanti alla dimostrazione (che Mika Otani sensei ha tenuto all’Istituto Giapponese di Cultura) e al workshop mi hanno detto che non solo hanno imparato cose nuove, ma si sono divertiti, che l’atmosfera era allegra e piacevole.

Per la prima volta mi è capitato che ci chiedessero una presentazione singola dei vari partecipanti perché magari ci si conosce sui social e non dal vivo, o di scambiarsi le email per restare in contatto.

Il titolo che ho dato al pezzo che sto scrivendo è il motto di Ikebana International, ma spesso diciamo che la realtà non corrisponde ai fatti.

Spesso, ma non stavolta.

Al termine della dimostrazione abbiamo subito fatto una foto comunitaria con chi era rimasto fino all’ultimo (pioveva a dirotto e dovevamo prendere al volo i taxi man mano che arrivavano), ma ne abbiamo fatte anche nei vari ristoranti prenotati la sera per stare tutti assieme o durante il workshop, con gli artisti che erano intervenuti.

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Se i primi giorni sentivo la tensione addosso perché per eventi del genere si spera che l’organizzazione risulti vincente e soprattutto avevamo un’importante maestra tra di noi, pian piano la tensione si è sciolta, ero rilassato, felice anche grazie al supporto morale e pratico di quel meraviglioso battaglione che sono le mie allieve.

Spesso mentre lavoravo al mio ikebana mi guardavo attorno felice perché era palpabile la bella atmosfera che c’era nella sala.

Eravamo tutti molto impegnati, ma anche felicissimi di vivere quel momento.

In un video pubblicato dalla sensei è palese tutto questo.

Come mi ha fatto piacere che le persone si fotografassero spontaneamente a vicenda durante le correzioni

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(meno piacere vedere che sono ingrassato dell’altro 🙂 🙂 🙂 ) e ringrazio Elena Karetko per questo scatto che mi vede protagonista.

Una bellissima esperienza che credo sarà difficile, molto da bissare e mi dispiace per coloro che non hanno potutto partecipare come la mia storica (e stoica, mi sopporta da molti anni) allieva Anne.

Sono felice che sul sentiero dei fiori ho rivisto vecchi amici, ce ne sono di nuovi e finalmente ho incontrato persone che conoscevo solo dai social.

Ha molto piovuto in quei giorni, ma per noi era primavera.

Concentus Study Group

 

 

 

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