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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Spesso sui social si vedono foto tipo questa

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magari con l’aggiunta di un rametto storto grazioso. Ecco sappiate che non sono ikebana “veri”. Sono fiori messi con più o meno grazia in un vaso.

Sempre più si ha l’assioma che fiori storti in un vaso (magari con l’imboccatura stretta che aiuta a inzeppare meglio il materiale) o messi strani in automatico sia un ikebana.

Recentemente il sottoscritto e il maestro Farinelli abbiamo preso lezione in Giappone dalla maestra Kosa Nishiyama e, soprattutto, abbiamo chiamato Mika Otani sensei a tenere un workshop in Italia, proprio per la raffinatezza e l’apparente “semplicità” dei loro ikebana (anche quando fanno grandi installazioni). Ogni elemento al proprio giusto in un equlibrio di forme, colori, movimento. Perché più l’ikebana è impapocchiato e più è palese che si cerca di nascondere magagne tecniche.

L’ikebana deve dare idea di movimento, vita, di liberarsi leggero dal contenitore in apparenza tenuto dal “nulla”.

Nella scuola Sogetsu ci sono due tecniche principali di ancoraggio, talmente importanti che sono tema di ripasso nell’anno in cui si studia da maestri:

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e Juminji-dome

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Sono due tecniche che all’allievo, inizialmente, pongono davvero delle difficoltà, ma la soluzione per sconfiggerle è semplicemente allenarsi di continuo.

E non come faceva una mia ex allieva che se li preparava tutti prima e li usava senza mai prepararli di volta in volta perché prima di tutto il legno secca e perde l’eleasticità necessaria e poi perché se non ci si allena… bè le conseguenze sono ovvie.

So che a lezione io sono molto insistente su questo argomento e mi irrito con quell’allievo che sopravvaluta la cosa, ma è un po’ come pensare di costruire un palazzo senza sapere le nozioni necessarie.

Questo perché, e mi ricollego al discorso iniziale e alla foto da me fatta nel vaso bianco in maniera volutamente esagerata, appunto spesso si crede che fare ikebana sia solo mettere in modo carino dei fiori in un vaso e possibilmente inclinati (più inclini più pare ikebana?).

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(Ikebana di Rumiana Uzunova – foto e vaso di Luca Ramacciotti)

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(Ikebana di Deborah Gianola – foto e vaso di Luca Ramacciotti)

Porto come esempio di queste tecniche di ancoraggio del materiale due ikebana che hanno eseguito ieri a lezione due allieve (IV e III livello) per spiegare meglio il concetto.

In entrambi gli ikebana prima di tutto si vede parte dell’imboccatura del vaso vuota e questo dà spazio e slancio vero (senza dove inclinare il materiale per suggerirlo) al lavoro.

Inoltre il materiale pare sgorgare tutto assieme da un unico punto e si “collega” senza sembrare un vicino con poco spazio perché inficcato nel vaso assieme ad altri rami/fiori/foglie.

Quindi con uno stesso vaso a seconda del tema e la forma che daremo al nostro lavoro useremo una delle due tecniche.

Questo se vogliamo fare veramente ikebana.

Concentus Study Group

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