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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

La prima volta che sentii la parola “sensei” ero ragazzino, si trattava di un film, e, per me, il sensei per eccellenza sarà sempre lui: Kesuke Miyagi.

Ma cosa vuol dire essere un sensei, un maestro? E soprattutto cosa significa essere maestro di ikebana Sogetsu? Il Maestro spesso ti chiede di fare cose che, per te, possono non avere un senso perché non hai magari la giusta esperienza oppure sei un poco arrogante o anche insicuro (spesso gli insicuri per difesa si dimostrano il contrario di quello che sono). Sinceramente mi pongo spesso questa domanda e cerco di capire cosa per me significhi il titolo di maestro.

In questi giorni ho chiesto ad alcuni maestri del Concentus Study Group anche una loro opinione. Ecco le nostre risposte (io continuo ad aver tante domande ^_^)

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(Luca Ramacciotti – autoscatto)

L’ikebana, a detta di coloro che lavorano sul palco con me, ha talmente cambiato la mia vita da far sì che le sue “nozioni” io le applichi inconsciamente alla disposzione scenica. Non so se sia vero (probabilmente sì), ma che sia parte preponderante della mia vita me ne accorgo costantemente. L’essere maestro per me è una responsabilità verso chi viene a lezione o chi mi chiama per mostre, conferenze o altro. Non potrei mai fare una cosa tanto per farla coi primi materiali reperiti o senza cercare di applicare le tecniche giuste. Sarebbe un’offesa verso questa disciplina. Mi sono sempre approcciato con molta umiltà allo studio dell’ikebana, non ho mai cercato di fare cose forzatamente fighe o di impostare tutto sul guadagno, ma di collaborare con tutte le persone che vedo realmente interessate allo studio di questa disciplina indipendentemente da che scuola frequentino. Per me essere maestro è ammettere se si sbaglia qualcosa nell’esecuzione perché è anche il suo lato “piacevole”; vuol dire che ho ancora, per fortuna, qualcosa da imparare. Sennò sai che noia….. ed io la noia l’aborro. Per questo non voglio mai fossilizzarmi su un tema o eseguire/insegnare sempre quello come se non ne sapessi altri.

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(Lucio Farinelli – foto di Luca Ramacciotti)

Per trattare questo argomento inizio da un evento di qualche anno fa: eravamo io e Luca Ramacciotti con le allieve toscane a Villa Orlando sul Lago d Massaciuccoli per la lezione di ikebana. Ci ha accompagnato in questa esperienza il fotografo Rinaldo Serra che è arrivato con la sua macchina fotografica. Luca gli disse che lo aveva invitato per stare in compagnia non per far le foto agli ikebana, ma Rinaldo è un fotografo e come un ikebanista appena vede un fiore od un ramo pensa ad un ikebana così un fotografo appena arriva in un bel posto per una bella esperienza porta con sè la macchina fotografica: questo è essere maestri di un’arte. L’arte non ti abbandona mai.
Il giorno di Pasqua come regalo mia madre mi ha donato parte delle orchidee che sono fiorite sul suo terrazzo ed io vi ho unito assieme alcune loro foglie. Non avevo idea di come utilizzarle, ma arrivato a casa ho osservato attentamente il materiale ed alcuni dei vasi che avevo a disposizione. Alla fine ho scelto il ramo di orchidea che aveva una forma più particolare da abbinare con un vaso realizzato da Sebastiano Allegrini. L’idea dell’ikebana non mi ha lasciato solo nemmeno nei giorni di festa dato che, dal momento che ho avuto le orchidee ed io ho scelto le foglie più particolari della pianta, non ho fatto altro che pensare a come avrei potuto elaborare il tutto e appena arrivato a casa ho fatto la mia composizione che ho fotografato nel giorno di Pasquetta.
Per la scuola Sogetsu ci si diploma maestri con 5 corsi. Bene, esistono persone che hanno fatto una corsa contro il tempo e che magari nel giro di due anni e mezzo si sono fatti “un’abbuffata” e sono rimasti gonfi come rospi a digerire un bagaglio di esperienze e conoscenze che già è difficile metabolizzare in soli 5 anni. Chi studia con noi obbligatoriamente deve dedicare almeno 5 anni all’apprendimento del curriculum Sogetsu, al fine di far proprie le nozioni. Ma per me c’è di più, questo non basta: essere maestro di ikebana (come penso in qualsiasi forma di arte a cui ci si dedichi con serietà) ti cambia la vita, chiunque sarà in tua compagnia (come ha detto una nostra allieva – Ilaria Mibelli) …. dovrà dividerti con l’arte che professi. Un maestro di un arte non fa risparmi a tutti i costi sulla propria passione, non la lascia in un angoletto, o le dedica poco tempo o la utilizza per mettersi in mostra perchè il maestro le è grato per avergli cambiato la vita ed avergli aperto gli occhi.

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(Anne Justo – foto di Giuseppe Cesareo)

Essere maestra per me :
Quando posso far conoscere o condividere quest’arte per la sua bellezza e serenità con le persone più diverse possibile al fine di diffonderlo.

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(Lucia Coppola- foto di Luca Ramacciotti)

Diventare maestro ha rappresentato il raggiungimento di una tappa importante nel mio percorso di crescita personale, testimonianza della mia passione per quest’arte, profonda e duratura. Ma è solo una tappa, il viaggio continua, con la guida insostituibile dei miei maestri e insieme alle compagne che ho avuto la fortuna di conoscere lungo questo percorso.

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(Silvia Barucci – foto di Cristina Tofani)

Diventare Maestro per me è stato un punto fermo del mio percorso di studio dell’Ikebana. All’inizio è stato il tempo d’imparare ciò che non conoscevo, poi il tempo d’imparare in modo nuovo quello che avevo studiato nei cinque anni precedenti. Penso che studiare un’Arte con passione e serietà, renda questa parte integrante della tua vita. Per me è stato, ed è così, con l’Ikebana. Non posso e non voglio, scindere le due cose, quindi essere Maestro d’Ikebana Sogetsu mi ha insegnato ad affrontare la lo studio e la vita in  modo più maturo, consapevole del fatto che fino a quando sarò disposta ad imparare crescerò nella vita e in quest’Arte. Grazie Maestro per avermi insegnato.

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(Ilaria Mibelli – foto di Cristina Tofani)

Cosa significa per te essere maestro di Ikebana?
Prima di rispondere, vorrei fare un passo indietro.
Fino a circa sei anni fa, non sapevo dell’esistenza dell’Ikebana.
La mia vita scorreva in altri universi, potrei dire che ho inciampato nell’Ikebana e ci sono finita dentro, un’attrazione fatale, qualcosa che era già in me non avendone la percezione. E’ stato amore, amore a prima vista, il sostegno per uscire da un periodo buio.

Ah già, sono maestra di Ikebana!
Tendo a dimenticalo, perché? Perché l’appellativo non ha un grande significato, studiare Ikebana cambia la prospettiva dell’osservazione, la percezione, diventi un accumulatore seriale, tutto potrebbe esserti utile in un futuro Ikebana.
Sempre con la testa a progettare possibili composizioni, le smonto, le rimonto, cambio vaso, cambio fiore, torno indietro al punto di partenza, ci vorrebbe un ramo che curva così e così, e… ho fatto 20 km, sono arrivata in ufficio e non me ne sono neppure accorta! Ho guidato come un automa, uno di questi giorni farò un incidente!
E poi non sono convinta, ci rimugino prima di addormentarmi, non prendo sonno, e poi arriva l’idea, l’ikebana è pronto nel mia testa, lo vedo, devo solo realizzarlo.
Mi piace studiare e ristudiare gli stili base e le loro variazioni. Sono così belli c’è tutto quello che mi serve. Gli elementi, sempre gli stessi tre, Shin, Soe e Hikae, si muovono in uno spazio ristretto, mantengono le stesse proporzioni, si scambiano di posto, variano l’inclinazione, se ogni stile base e variazione fosse un fotogramma di una pellicola, potremmo osservare una armoniosa danza nella trasformazione, sembra impossibile, ma sono sempre loro tre!
Non mi sento maestro, maestro livello base, non mi sento arrivata da nessuna parte, ho ancora così tanto da apprendere, non ho da insegnare a nessuno, quel poco che ho imparato lo metto volentieri a disposizione degli altri, mi sento più Ikebana-dipendente.
Un giorno avrò degli allievi? Forse, non so, possibile, non per adesso. Una responsabilità per la quale non mi sento ancora pronta.
Ringrazio i maestri Luca Ramacciotti e Lucio Farinelli per gli insegnamenti, consigli, per quello detto anche senza dirlo, per avermi donato il loro tempo, hanno generato un discreto numero di maestri, non tutti sono restati, alcuni hanno deciso di allontanarsi, e ribadisco deciso volontariamente di allontanarsi, ma con gli altri siamo affiatati e ci stimiamo, siamo un gruppo e questa è la cosa più bella.

Patrizia Ferrari

(Patrizia Ferrari – foto di Luca  Ramacciotti)

Essere maestra é solo l’inizio di un percorso lungo la via dei fiori. Un percorso pieno di fascino, meraviglia, gioia e meditazione.
La natura, grande maestra, lungo questo percorso un pó per volta svela i suoi segreti e apre la finestra su un mondo in perfetto equilibrio e ed armonia.
Mentre sto seduta nel bosco a contemplare questa bellezza inizio a vedere rami, radici, fiori e foglie, pietre e massi ma riesco a percepire anche profumi e suoni, vedere chiaro-scuri e penombre ognuno nei loro dettaglio, ognuno in armonia con gli altri. Mille sfumature di forme e colori si integrano in un unico quadro finito. E nella mia mente inizio a creare ikebana.
A volte mi porto qualche ramo dal bosco, ma il più delle volte lasvio ogni cosa al suo posto felice dei mille ikebana creati nella mia mente.

Ma la cosa piú bella e poter condividere questa passione con persone care conosciute lunga la via dei fiori, persone altrettanto sensibili che riescono a cogliere queste mille sfumature di colori, forme e profumi.
Grazie maestri per avermi accompagnata.

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(Chiara Giani – foto di Luca Ramacciotti)

Un percorso arduo e non breve, 5 anni, per diventare maestra ikebanista. Un punto di arrivo, ma un ulteriore passaggio, dove coesistono umiltà e consapevolezza delle conoscenza acquisite. La continua ricerca e sperimentazione di materiali e forme costituisce un’ulteriore spinta all’accrescimento formativo. Insegnare ai futuri allievi, cercando di trasmettere loro la conoscenza ed esperienza, nonché umiltà e consapevolezza, rappresenta un nuovo ed intetessante traguardo non privo di responsabilità.

Come sempre ringrazio le mie preziose allieve, pardon maestre, che nonostante i mille impegni non dicono mai no alle mie proposte.

E per coloro che amano e si annotano i miei tag: #wearefamily

Concentus Study Group

 

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