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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

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(Ikebana e foto di Ilaria Mibelli)

Di recente in un manuale di Bob Cassidy ho letto la seguente asserzione: “Semplicità significa pulizia ed impatto. Non ha nulla a che vedere con le difficoltà del metodo impiegato. Rileggete le ultime due frasi cinquanta volte e non dimenticatevene mai.”

Cassidy non si occupava affatto di ikebana, ma credo che la sua affermazione in questione sia perfetto per il nostro percorso dei fiori e per questo ho preso ad esempio l’ikebana della maestra sogetsu che sta a Livorno Ilaria Mibelli.

Se, come asserisce Sofu Teshigahara nel principio n. 1 della Sogetsu, un bel materiale non fa di conseguenza un bell’ikebana è vero che se andiamo ad utilizzare materiale particolare agli occhi di chi vede, soprattutto se è profano, sembra che si sia fatto chissà che cosa quando magari abbiamo solo appallottolato del materiale e infilato in un vaso in maniera carina.

E’ ovviamente più semplice infilare dei fiori in un vaso  e appoggiare ad esso un ramo per fare una cosa di impatto che scegliere un nageire base come ha fatto Ilaria.

Mi chiederete il perché.

Nello stile libero (anche se in realtà si dovrebbero andare ad applicare liberamente le regole apprese nei khion e non dimenticarle) uno può sostenere che quella è la sua idea, che ha volutamente sproporzionato il tutto (anche se ci si dovrebbe sempre attenere alle 3 misurazioni della scuola) etc mentre nei khion base hai quelle regole prefissate, le posizioni dei 3 Shushi, l’angolazione etc. Se nello stile libero puoi ingannare inzeppando l’imboccatura del vaso con dei fiori a fare da tappo, nel nageire base devi per forza utilizzare (e bene) le tecniche apprese a scuola.

Quindi niente trucco e niente inganno.  La pura maestria da maestra (scusate il gioco di parole) non è nel fare un ikebana velocemente (anche se un maestro per via delle dimostrazioni pubbliche deve poter contare su questa dote), ma farlo bene, alla perfezione.

A partire dalla scelta del materiale. Una volta un’allieva, che si riteneva pronta per essere maestra, mi portò dei finisismi rami di pitosforo e delle brassiche più grandi dei cavoli sotto cui nascono i bambini. tutto sproporzionatissimo.

Ilaria avrebbe voluto abbinare il lauro con la rosa, ma in questo periodo (San Valentino) anche le rose più brutte hanno prezzi proibitivi.  E’ quindi ricorsa a dei fiori similari alle rose per forma ovvero le brassiche, ma, a differenza della persona sopra nominata, le ha scelte piccole facendo sì che per dimensione e forma si abbinassero, senza sopravaricare, ai rami. Un maestro lo è anche nell’abbinare bene i materiali (anzi direi che è il 96% dell’essere maestro).

E nella pulizia visiva del nageire Ilaria lo ha fotografato così senza alcun effetto che potesse celare le mancanze tecniche perché l’ikebana va visto nella sua interezza, non ha un lato nascosto come la Luna.

Spesso, se a lezione avanzano i materiali (dopo averne dati alle allieve anche per portarseli a casa ed esercitarsi oltre a quelli usati durante la lezione), con il maestro Farinelli facciamo dei nageire per mantenerci esercitati. E’ impossibile esercitare un’arte senza mai allenarsi costantemente nelle tecniche perché la perdità della manualità sarebbe immediata.

Non è il saper realizzare un buon soegi-dome che fa un bel nageire, ma è quello che ce lo sorregge. E non è un compito da poco.

Concentus Study Group

 

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