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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

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Chi mi segue sui vari social sa che ultimamente mi sto divertendo con l’utilizzo della lensball in fotografia.

Ma di cosa si tratta? Sono sfere di cristallo K9 ovvero lo stesso cristallo che viene utilizzato per le lenti della fotocamera e di altre ottiche per le sue caratteristiche di elevata trasmissione luminosa e rifrazione della luce. Ricorda un poco la versione tascabile delle sfere divinatorie dei chiromanti ed è ultra trasparente, un cristallo lucido e temperato, per una superficie perfetta e senza graffi. Con la lensball ci possono “giocare” tanto i principianti che i fotografi professionisti essendo ideata non solo per le  fotocamere professionali ma è anche per qualsiasi fotocamera degli smartphone.

Perché usarle?

Una mia amica mi diceva che non le piace vedere un’immagine “chiusa” in una bolla, invece per me è focalizzare un punto di vista diverso. Non tutte le foto sono belle con una lensball e nemmeno tutti i soggetti sono adatti ovviamente.

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Però a volte può essere che nel cercare un soggetto adatto noti qualcosa che distrattamente ti era sfuggito.

Ieri ad esempio ero ad un ristorante dove mi sono recato più volte percorrendo il giardino di ingresso, dove ho sempre notato le varie piante (anzi più volte li ho “minacciati” di arborizzamenti), ma non ero mai sceso nei dettagli. Ho osservato il muschio sulla panchina, sul terreno, sul muro.

Era come se in mano avessi una lente di ingrandimento.

Ma non è solo questo. Se si osservano le meravigliose foto di Stefen Lanz, autore anche di una breve, ma intensa guida sull’argomento, si evince che possiamo creare dei nuovi mondi dove la sfera è nelle nostre mani o diviene il soggetto/oggetto/sguardo della nostra foto.

Se prendiamo la foto di apertura di questo articolo e la ribaltiamo (chi ce lo vieta? Anzi su instagram l’ho proprio pubblicata così.)

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avremo, ovviamente un effetto più naturalistico e meno estraniante.

Un gioco? Forse. Per me è uno stimolo verso un altro punto di vista, una nuova ricerca.

Vi chiederete cosa ci incastra tutto ciò in un blog sull’ikebana.

Con la seguente motivazione.

Il cammino dei fiori deve avere sempre occhi nuovi, cercare idee (che comunichino non esibizioni di egocentrismi dobbiamo parlare agli altri non a noi), osservare la natura non solo con i nostri occhi, vedere se delle immagini di una natura “diversa” ci suggeriscono nuove interpretazioni dei temi proposti dalla nostra scuola, osservare come le linee si curvano nella lensball, comprendere come i colori possano mescolarsi o risaltare, vedere un riflesso che ci cambia la prospettiva,

non

fossilizzarsi

MAI

sulle stesse cose

diventando ripetitivi

RIMBALZANDO

sui soliti temi

Se pensiamo (per me cosa molto utopica) di essere bravi su un tema, che questi non abbia più nessun sviluppo per noi, passiamo un altro.

Non dobbiamo diventare fotocopie di noi stessi.

Perché nessun fiore, ramo o foglia è uguale all’altro.

Concentus Study Group

 

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