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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Se è relativamente facile abbinare i materiali andando a comprarli al Mercato dei Fiori, dai Grossisti o presso Vivai, le cose cambiano quando si va in mezzo alla natura. Dico relativamente facile perché se con delle gerbere invece di abbinare che so dei rami di ligustro ricorriamo a del cornus il nostro ikebana è spacciato in partenza.

In natura noi non possiamo disboscare le piante per cui la nostra scelta dovrà essere mirata e consapevole.

E se nel nostro vaso (stile base o libero) andiamo a ricreare un distillato della natura per cui i fiori non possono tendere a piegarsi verso il basso e dei rami noi dobbiamo vedere la pagina superiore, così nell’illuminare il nostro lavoro penseremo a come lo sarebbe in natura.

Come dice il fotografo Rinaldo Serra, la luce naturale cade dall’alto per cui il nostro lavoro dovrà essere illuminato, possibilmente, da questa direzione.

Ricorrendo alla mia esperienza teatrale se illumino un soggetto dal basso avrò subito un effetto estraniante (pensiamo alle classiche immagini del diavolo ai cui piedi c’è sempre il fuoco per intenderci), come una luce di taglio ci porterà il soggetto illuminato solo da un lato. Per illuminarlo completamente ci vorranno due luci di taglio che si intersecano. Le ombre devono essere sempre nette perché se molteplici o sfuocate attireranno il nostro occhio più del soggetto che vorremo illuminare.

Di fotografia so poco, di luce qualcosa ho imparato in questi anni anche grazie a professionisti dell’illuminotecnica come Valerio Alfieri. Però ho sempre ascoltato i pareri di fotografi più esperti di me.

A partire da Lorenzo Palombini autore delle foto del nostro passato workshop su aloe (i primi ad usarlo e con sapienza in Italia), moda e materiale non convenzionale, nonché di quelle per il libro internazionale Ikebana inspired by Emotions.

(queste due foto son tratte da un mio vecchio post sulla fotografia)

Lo stesso Giuseppe Cesareo quando tenne con noi il primo workshop sulla fotografia ben spiegò come realizzare le nostre foto. Luci dirette ed ombre uniche e nitide. Lezioni che si dovrebbero sempre tenere a mente e mai dimenticare.

Per non toccare sacri maestri che della fotografia di fiori hanno fatto dei capolavori come Mapplethorpe.

robert-mapplethorpe_07

Facendo tesoro degli insegnamenti dei fotografi e documentandomi io cerco di progredire sul percorso della fotografia.

Sia Palombini che Cesareo o Serra hanno insistito nei loro workshop come l’avere tanta strumentazione non voglia dire fare belle foto, anzi magari all’inizio è meglio averne la giusta, essere creativi e studiare tanto. Nel mio articolo relativo al workshop che il maestro Serra tenne da me in Versilia per le allieve toscane sono riportati esempi di studi fotografici che ci fece effettuare spostando proprio le luci per comprendere al meglio come fotografare.

La luce deve illuminare, essere presente, ma nello stesso tempo non protagonista, come in ikebana non si deve vedere l’intervento della mano dell’uomo (che c’è), ma ogni cosa dovrebbe (il condizionale è d’obbligo purtroppo) sembrare sgorgare spontaneamente come in un bosco e dare idea di vigore e movimento, non di pesantezza e staticità.

Se vediamo la foto sopra di Mapplethorpe è innegabile che la luce giochi un ruolo fondamentale, ma è quasi di sfondo al vaso di fiori, se ne integra, non diviene il punto focale del nostro sguardo.

Ispiriamoci sempre alla natura e non al nostro ego e non sbaglieremo mai.

Ricordiamoci che il termine fotografia deriva dal greco φῶς, φωτός, luce e -grafia γραϕία, scrittura.  Se abbiamo una pessima calligrafia nessuno comprenderà cosa volevamo dire. Parleremo solo per noi stessi.

Concentus Study Group

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