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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Il Maestro Lucio Farinelli che, ha vissuto per un anno in Finlandia, da sempre possiede l’Alvar Aalto Collection vase di IIttala e lo ha utilizzato più volte (anche in coppia con uno di dimensioni più piccole) andando a creare ikebana naturalistici (Smoke Tree e Nigella) a più particolari (Equiseto e Godesia) a monomateriale (Tulipani).

Per anni io ho osservato quel vaso a casa sua senza mai pensare di farci un ikebana fino allo scorso ottobre quando mi ha colto l’ispirazione per un ikebana da dedicare al nuovo profumo di Antonio Alessandria.

Uno dei temi della scuola Sogetsu che si studiano al V curriculum è proprio quello dei vasi di vetro dove si deve giocare con la trasparenza, le rifrazioni etc. Il tutto ovviamente deve avere un aspetto artistico e il materiale che si vede in trasparenza non deve essere messo male o a caso. Per tale motivo spesso come ancoraggio si ricorre all’uso del Jika-dome ovvero il fissaggio diretto.

Domenica scorsa con i materiali avanzati dalle lezioni e dalla dimostrazione e mostra presso l’Istituto Giapponese di Cultura, con il maestro Farinelli ci siamo messi a studiare il suo vaso di vetro e cercare di capire quali lavori si possano fare al suo interno.

Qui apro una piccola parentesi. Spesso facciamo questi studi, questi lavori. Credo per un maestro esercitarsi continuamente sia assolutamente indispensabile. Al di là della passione verso questa arte che ci spinge a creare, a trovare idee, soluzioni, un professionista non si può esimire dal continuo studio ed esercizio. Ho sempre preteso molto dai miei insegnanti come faccio con me stesso. Se io vado ad imparare sono sì grato al mio insegnante, ma altresì voglio essere soddisfatto e completamente al 100% del servizio che ho pagato. Credo sia disdicevole, come è successo al sottoscritto, trovare insegnanti che non conoscessero bene i temi della scuola da loro rappresentata o che dovessi imprestare loro i libri della mia biblioteca perché, oltre al libro di testo, non avevano altro. Non sono mai stato molto diplomatico in vita mia e non ho mai slecchinato i miei insegnanti pubblicamente, di contro chi ho trovato valido ha sempre trovato spazio nella mia riconoscenza e ne ho parlato pubblicamente qui tra queste righe. Slecchinare non serve, imparare seriamente sì “approfittando” di quei maestri che ti insegnano al massimo delle loro possibilità. Per questo io (e ovviamente il maestro Farinelli) ai miei allievi cerco di dare il massimo ad ogni lezione e mal ho sempre sopportato il pressapochismo di pochi o di gente che crede di organizzare dei corsi quando obbliga le allieve di rifornirsi di vasi e/o portarseli da casa. Purtroppo anche io ho subito uno di questi organizzatori, ma non accadrà più anche perché la riconoscenza spesso muore bambina.

Ho fatto questa divagazione perché chi si iscrive ai nostri corsi deve sapere (o comprendere) che nelle nostre lezioni oltre a vasi, strumenti e materiale vegetale ci sono i nostri studi, l’esperienza, il noleggio di una sala congressi (non amiamo spazi stretti o riadattati alle meno peggio) e il continuo ideare lezioni per le allieve di corso avanzato per non proporre sempre gli stessi concetti o materiali da usare.

Quindi con Lucio sistematicamente ci dedichiamo ai Kalei, ai vari temi per ampliare le nostre conoscenze, inquadrarli sotto altre prospettive per una continua evoluzione personale e di chi ci segue studiando la via dei fiori.

Fare ikebana vuol dire avere un stretto rapporto empatico con il materiale vegetale, concentrarsi e capire al meglio come usarlo lasciando fuori il tempo dalla stanza. Non è un gioco di abilità o tetris, è dedicarsi a noi e alla natura che ci circonda.

Torniamo ai nostri vasi di vetro, anzi all’unico vaso di vetro con cui abbiamo voluto sperimentare giochi di rifrazione ed ikebana.

Il Maestro Farinelli ha utilizzato due bacchette di vetro rosse tagliandole alla misura giusta (tra i vari attrezzi da ikebana abbiamo anche il tagliavetro!) ed una rosa varietà Red Eyes (che sono stato il primo ad usare in Italia e dico questo proprio per far capire come noi continuamente si cerchi materiale nuovo, inedito (senza guardare ai costi) da studiare e far usare a lezione grazie anche al nostro fornitore Massimo D’Ortenzi che è il primo a svolgere questo servizio di ricerca e proposta).

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Lo studio non è stato solo la realizzazione del lavoro, ma anche come fotografarlo, quale fosse la rifrazione più interessante o la luce giusta. Credo ognuno di noi abbia un peculiare modo di fotografare o almeno dovrebbe trovare la propria formula senza cercare di scimmiottare inutilmente (anni di esperienza non si suppliscono con gli strumenti e basta) fotografi celebri.

Solitamente si prediligono sfondi neutri o con pochi “effetti”, ma vedendo questa composizione non so come mai mi sia venuto in mente un altro sfondo fotografico e proposto a Lucio lui ha subito accettato l’esperimento.

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Lucio ha dispiegato la sua tovaglia di Marimekko e abbiamo fatto una versione fotografica del suo lavoro. Ho cercato di sfuocare leggermente lo sfondo e mettere in risalto il vaso andando a colpirlo frontalmente con la luce. Cambiava totalmente la composizione che abbiamo girato varie volte prima di deciderci come fotografarla. Quale preferite di versione?

Poi è stata la volta mia. Volevo giocare di colori, ma non amo quei vasi dove si mette l’acqua colorata perché fa sì che il vaso non sembri di vetro trasparente, ma colorato. Il tema è la trasparenza del vaso. Però io avevo nel cervello l’idea dei colori.

Dalla dimostrazione presso l’Istituto Giapponese di Cultura mi erano avanzati dei Papaveri (altri li avevo portati a lezione) e dei rami di Ammi majus ed avrei usato quelli. Ma il colore? L’acqua deve essere limpida. Potevo immergere i fiori dentro il vaso e giocare con le rifrazioni, ma lo avevo già fatto fare anche a lezione alle allieve. Dovevo trovare una nuova strada. Non amo ripetermi all’infinito. Anzi credo la mia scelta sulla scuola SOgetsu sia dovuta proprio all’ampia possibilità creativa che offre.

Così sono ricorso a delle fialette di vetro, a del colorante alimentare che riprendesse i colori del materiale vegetale (giallo e verde) in maniera da lasciare il vaso con l’acqua trasparente e nello stesso tempo avere il gioco di rifrazioni (ho quindi posizionato una terza fialetta con semplice acqua nel retro del vaso) e colori che volevo. E per fare questo ho pure affrontato l’annale mia fobia per le siringhe.

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Concentus Study Group

 

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