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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Apro questo blog con, per titolo, una parte di citazione del premio Nobel Ernest Hemingway di cui ho sempra amato libri, filosofia di vita e pensieri (“Amo ascoltare. Ho imparato un gran numero di cose ascoltando attentamente. Molte persone non ascoltano mai”) per parlare di una cosa che mi sta molto a cuore e come oggi due eventi, in apparenza lontani fra di loro, si siano uniti lungo il percorso dei fiori.

Grazie alla sensei Silvana Mattei (Sub-GrandMaster e Group Leader dell’Ikebana Ohara Alto Lazio e Umbria Study Group) ho avuto la fortuna più volte di incontrare e seguire le conferenze di sensei Mauro Graf (past-president della Scuola Ohara di Milano). Conoscere Graf sensei è un arricchimento immenso per chi studia l’ikebana e spesso ricorro a lui per avere informazioni su questo argomento sapendo che è letteralmente un’enciclopedia vivente. Nozioni che trasmetto sempre volentieri alle allieve e che vedo, con piacere, che anche loro le reinsegnano alle loro allieve.

Graf mette la sua grande conoscenza a disposizione di tutti attraverso il suo portale Mauro Koran Graf che io spesso consulto o studio perché questa arte per me è davvero fonte di continuo apprendimento, riflessione. Man mano che si va avanti con lo studio si comprendono meglio nozioni già apprese o si intravedono in altra luce.

La corrispondenza con lui è sempre bellissima perchè io sapendo di non sapere spesso ho dubbi come quando lessi scritto da un maestro di ikebana che questa arte era nata in Cina e lui me lo risolse nella seguente maniera didattica e poetica allo stesso istante: “Hai ragione, l’ikebana è nato in Giappone fra la seconda metà del 12° sec. e la prima del 13° nell’ambito del kazari (l’arte di esporre oggetti) nelle dimore degli shogun Ashikaga. Si dice che la cultura giapponese si è sempre comportata come un’ostrica che crea una bellissima perla attorno ad un granello di sabbia che la irrita: l’offerta floreale buddhista può essere considerata come il granello di sabbia per creare la perla ikebana, totalmente giapponese: l’abitudine indiana e cinese di ornare gli altari buddhisti con fiori è rimasta tale in tutte le nazioni e non si è evoluta in nessun paese ad eccezione del Giappone in cui si è trasformata in arte usando principalmente rami – tradizione shintoista- come elementi principali – e fiori  -tradizione buddhista – solo come ausiliari. Dalla nascita “tradizionale” del VI° sec. fino a fine 1300 non esiste nessun documento storico (diari, manoscritti, racconti, poesie, ecc) che parli o descriva di composizioni con vegetali (futuro ikebana). Il fatto che l’ikebana sia nato nel VI° sec., è una “invenzione” dello iemoto Ikenobo che nel periodo Edo, su richiesta dello shogun, per darsi un’aurea di autorevolezza descrisse una gloriosa origine associandola ai personaggi storici realmente vissuti Ono no Imoko (primo Ikenobo nella tradizione) e Shotoku Taishi (Reggente dell’imperatrice Suiko che secondo la tradizione fece costruire il Rokkakudõ, sede storica degli Ikenobo ): la scuola Ikenobo stessa, nel suo sito, distingue fra tradizione e verità storica affermando che la tradizione fa risalire la nascita dell’ikebana al VI° sec. mentre la storia la sposta fra fine 1300 e inizio 1400; inoltre il Rokkakudo è storicamente provato che fu costruito all’inizio del periodo Heian, almeno 100 anni dopo la sua “tradizionale” costruzione.

Oggi la mia domanda era su due termini in uso nell’ikebana giapponese che io trovo sempre meno. Se nel libro di testo della scuola se ne accenna per il Moribana Basic Upright Style (nel titolo della lezione però è segnato come Reversed) già non se ne hanno tracce nella spiegazione dello stile Nageire Basic Slanting Style Reversed.  Per la scuola Sogetsu i termini hongatte o gyakugatte sono riferiti sia a dove si posiziona il nostro ikebana nello spazio sia/o a come sono i rami in natura (foglie o frutti che presentano la pagina positiva o negativa). Se per rami avessimo tipologie come il cornus potremmo posizionarli in entrambi le direzioni perché non cambierebbe assolutamente nulla. Per cui probabilmente in quel caso si dovrebbe pensare a come si posizionano nello spazio. Ma con la perdita del tokonoma ha senso ancora usare questi termini? Ecco la risposta di Graf sensei al mio quesito: – Credo che la Sogetsu abbia giustamente  introdotto il termine “rovesciato” poiché è semplice, lo si capisce all’istante e non richiede la conoscenza della complicata maniera di descrivere le posizioni nella cultura tradizionale giapponese (che mi affascina ma che fa parte) del passato. La definizione hongatte e gyakugatte sono nate quando l’ikebana era messo solo nel tokonoma e benché il nome faccia riferimento al kakemono del tokonoma alla cui destra o sinistra è posizionato l’ikebana, in realtà il termine esprime il rapporto fra i tre elementi principali chiamati shu, fuku e kyaku dalla scuola Ohara della composizione che possono essere messi come risulta più facile alla maggior parte degli ikebanisti destrimani (hongatte=situazione preferita dalla maggioranza) o come risulta più facile metterli per la minoranza, i mancini (gyakugatte= situazione opposta,  -a specchio -, alla hongatte). Una composizione hongatte/di-destra rimane tale anche se , per errore, venisse posta nel tokonoma a sinistra del kakemono e quella gyakugatte/di-sinistra (a specchio rispetto a quella preferita) lo rimane anche se messa erroneamente a destra del kakemono poiché, mi ripeto, i due termini descrivono la relazione  dei 3 elementi principali all’interno della composizione.

Quante cose da sapere e da ricordare! Qui si viene al titolo del blog. Non abbiamo solo da imparare le forme, le tecniche, la storia, ma dobbiamo apprendere realmente. Si deve ascoltare con mente ed animo o la nostra crescita sarà sempre e solo parziale o di facciata. E queste sono solo una delle sommità di questa arte dove, secondo me, la cosa più difficile (dove non sia richiesto) è la scelta e l’abbinamento dei materiali.

Proprio oggi la maestra Silvia Barucci (e mia ex allieva) mi ha mandato il seguente stile base nageire:

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Silvia Barucci (vincitrice di The “Sogetsu Magazine” Prize al 草月みんなのいけばな展 Everyone’s Sogetsu Ikebana Exhibition -5th – 90 Anniversario) ha saputo abbinare benissimo vaso e materiali, ma soprattutto i materiali tra di loro. Per me una delle prove fondamentali che faccio fare a chi deve diventare maestro è di scegliere i materiali per uno stile base. Lì comprendi se gli allievi che ti hanno seguito per quattro livelli ti hanno ascoltato, han compreso gli abbinamenti da te proposti. Certo se ti portano dei rami deboli in confronto ai fiori bè…. lì la delusione è immensa. A me è successo purtroppo varie volte e la cosa più dolorosa è che l’allievo non abbia capito la mia correzione. Quindi quando ti trovi allieve come Silvia (e per fortuna nel mio gruppo – le allieve che resistono – lo sono tutte) che riesce a ricordare le nozioni, le tecniche e a fare ikebana dove tutto è in armonia (vaso, rami e fiori), passi una bella giornata.

Soprattutto se ad essa, appunto, c’è unita una mail ricca di conoscenza come quella ricevuta da Mauro Graf sensei che ringrazio pubblicamente per ogni volta che lo disturbo.

Concentus Study Group

 

 

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