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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Uno dei temi più affascinanti del curriculum del V livello della scuola Sogetsu è: Using Various Locations.

Partendo dalla celebre frase di Sofu Teshigahara ovvero che tutte le persone possono fare ikebana (ovviamente, aggiungo io, studiandola bene prima) in qualsiasi luogo e con qualsiasi materiale, questa forma d’arte viene svincolata dalla collocazione tradizionale del tokonoma giapponese.

Questo cosa comporta? Poco se abbiamo un tavolo e un muro dai colori neutri dove collocheremo il nostro lavoro, molto se lo spazio è diverso.

Ma come si arriva a comprendere come dovremo realizzare il nostro lavoro? Ci aiutano lezioni degli anni precedenti come ad esempio Keeping in mind the view from below e Keeping in mind the view from above.

Prendo tre esempi.

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Questo ikebana del Maestro Lucio Farinelli (anche il vaso è stato realizzato da lui) è ideato appunto per chi lo osserva dall’alto, posizionato su un basso tavolino come può essere anche quello da incontri di lavoro o conferenze.

Come

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questo ideato dalla Maestra Anne Justo.

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Questo invece di Nanae Yabukiè congeniato per chi lo osserva da una posizione più bassa

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come questo della Maestra Ilaria Mibelli.

Quindi si evince che prima di tutto dobbiamo pensare a dove sarà collocato il nostro lavoro, cosa ha intorno, quali sfondi, materiali, colori. Non è pensabile di farsi un ikebana a casa e poi riciclarlo andandolo a schiaffare dove capita. Anche perchè al 99% dei casi il lavoro sarà completamente estraneo al luogo dove lo collocheremo sia per forme sia per colori sia per proporzioni (quindi oltre a tener conto come sempre delle proporzioni tra materiale e vaso per non avere ad esempio un contenitore piccolo e materiale altissimo, dovremo considerare anche le proporzioni del luogo circostante).

Uno dei miei primi esperimenti (e non era ancora uscito illibro del V livello) fu da Pots nel 2012.

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Avrei usato due contenitori realizzati (e scelti) dal maestro Sebastiano Allegrini in un contesto, come si vede dove tra il colore della parete e gli oggetti attorno ebbi del filo da torcere per integrarvi il mio lavoro, ma alla fine dopo diverse visite al laboratorio l’idea venne fuori andando per contrasto di forma e colore ed utilizzando un filo modellabile che ricollegasse la mia composzione al colore della parete di sfondo.

E se non c’è uno sfondo?

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In questo caso Silvia Barucci aveva per sfondo le acque del lago di Massaciuccoli

 

mentre io

e

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Lucio Farinelli due vetrine (nel mio caso la terrazza dell’Ara Pacis di Roma e le Terme di Merano, nel caso di Lucio la vetrina del Museo Civico P.A. Garda di Ivrea).

Si va quindi da una distesa d’acqua tanto bella quanto cangiante, per luce e forma, a delle trasparenze che non solo faranno sì che il tuo ikebana sia visto a 360°, ma anche che dovremo tenere di conto di tutti gli oggetti che il vetro farà sempre visualizzare nelle linee del nostro lavoro per non parlare delle persone che passano.

Ovviamente anche fotografarli non è affatto semplice…. (grazie ad Ilaria Mibelli per le foto di Merano e Ivrea)

Vediamo altri due esempi.

Sia la Maestra Lucia Coppola (ikebana di sinistra), sia Patrizia Ferrari hanno avuto il compito di ideare un ikebana da esporre nella toilette dell’hotel dei Congressi di Roma dovendo considerare lo stretto spazio a loro disposizione (quindi ikebana non invasivi che potessero dare fastidio ai fruitori del lavandino), la luce atificiale e il vetro che riflette il materiale.

Quando si va a collocare un ikebana che sia un albergo, un ristorante, un qualsiasi luogo pubblico dobbiamo sempre considerare tutte queste cose. Lo spazio, la tipologia di arredamento, la luce (naturale, artificiale, neon), la posizione e da che altezza sarà guardato dalle persone

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come in questo ikebana realizzato da Chiara Giani all’interno di Pots (notare anche i richiami cromatici tra vaso e gli altri oggetti di ceramica circostanti)

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o in questo che Lucio Farinelli realizzò per la mostra Sgargiante Sobrio all’Istituto Giapponese di Cultura in Roma dove si sfruttano le altezze e la naturalezza del materiale del tatami su cui va a “ricadere” l’ikebana.

Concludo con un ultimo esempio.

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Questo ikebana lo ideai per la mostra Essenza presso Campomarzio70 e la sfida lì fu doppia in quanto il mio  ikebana doveva essere ispirato ad un profumo (quindi ero legato o ai sentori o all’idea che da esso scaturiva) e collocato in un ben preciso luogo. Creai un vaso che richiamasse l’idea della ciotola del tè  e lo smalatai di un colore che potesse ben amalgamarsi con la porta retrostante. Da lì poi partii per l’idea cromatica ed olfattiva del lavoro.

Segnalo che la foto di copertina di questo blog è la celebre opera di Sofu Teshigahara dal titolo “Kyozo” dove si vede non solo come la scultura sia collocata, ma come essa stessa attiri in sè il concetto di spazio.

Scoraggiante dover pensare a tante cose? No. Basta aver ben assimilato i concetti studiati durante il percorso della scuola, ogni singola lezione da cui poter trarre aiuto e ispirazione. Poi basta lasciare che il luogo ci parli, capire come far sì che il nostro ikebana non sia fagocitato da ciò che lo circonda (anche l’opposto è ovviamente sbagliato). Il resto sarà solo questione di tecnica e fantasia.

Perché tutti possono fare ikebana in qualsiasi luogo e con qualsiasi materiale.

Concentus Study Group

 

 

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