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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Da noi del Concentus Study Group il primo incontro consiste in un’introduzione storico/filosofica sul mondo dell’ikebana e le prime due lezioni pratiche ovvero il moribana Stile BaseVerticale e il Moribana Stile Base Inclinato.

Questo mini “workshop” è stato mutuato dalle lezioni che faceva Lina Ranson Alicino Sensei a me e a Lucio Farinelli dove prima della lezione pratica ci narrava di alcuni aspetti culturali del Giappone. Da questo l’idea di condensare la storia e i concetti base in un incontro, spiegare l’evoluzione stilistica dell’ikebana e poi accingersi a farlo. Siamo stati i primi ad ideare questa formula e a quanto pare è piaciuta.

Solitamente una delle domande che ci pongono gli allieviall’inizio è: Come si riconosce se inannzi a noi, o in una foto, se c’è un ikebana oppure no?

Credetemi non è semplice rispondere. O meglio rispondere è semplice, è far capire concretamente che è difficile. Da qui l’idea di questo post.

Un ikebana deve presentare elementi di asimmetria, di pieni e vuoti, equilibrio, armonia, ma basta questo?

Vediamo la foto sottostante.

Immagine2.jpg

A scanso di equivoci ho scritto quale sia un ikebana perché un occhio poco esperto potrebbe essere tratto in inganno. Ringrazio Lucio Farinelli che si è prestato all’esperimento.

Gli ho chiesto di usare proprio lo stesso vaso per comprendere meglio perché quello di sinistra non sia un ikebana. Lucio da buon ingegnere e maestro di ikebana non è riuscito a sbagliare del tutto il rapporto di misura tra il materiale e il vaso, ma di sicuro questo è un elemento chiave. Quando vedete un vaso che si “mangia” visivamente il materiale o viceversa non è un ikebana o almeno non è corretto.

Proseguiamo: asimmetria. Entrambe le composizioni sono asimmetriche. Vero. Torneremo dopo su questo punto per spiegare quale differenza ci sia tra le due asimmetrie.

Pieni e vuoti. Nel primo a sinistra vediamo un clamoroso buco non un vuoto

DSCN9738a.jpg

come invece si può percepire tra i materiali del vero ikebana

502_01.jpg

dove ogni materiale ha il proprio spazio anche dove sopra al bordo del contenitore si “ammassa”.  C’è un “vento”, il ki, che scorre tra gli elementi ognuno del quale ha il suo preciso spazio.

Equilibrio. Ritorniamo al nostro esempio iniziale.

Immagine2

Al di là di un vero e proprio equilibrio fisico (nel nonikebana i fiori danno l’impressione di essere sul punto di cadere mentre a destra sembrano sgorgare in maniera naturale dal vaso) si tratta di un equilibrio visivo, “estetico”. A sinistra abbiamo del materiale gettato nel vaso senza alcuna tecnica di alcun genere né tecniche di aggangio che sono la caratteristica e la base di questa arte, nel secondo ogni materiale pare soggersi spontaneamente. Non basta mettere dei materiali storti in un vaso per fare un ikebana. Ci deve essere un equilibrio di forme, di dimensioni, di colori. Se si osserva la cosa a sinistra è statica, pesante, mentre a destra nell’ikebana il materiale esprime vita ed energia. A sinistra abbiamo materiale che non si rapporta tra di loro e con il vaso a destra sembra che naturalmente quel materiale sia cresciuto assieme e che sgorga da un unico punto. Inoltre l’ikebana è tridimensionale mentre la cosa a sinistra è di una piattezza unica.

Armonia. Qui ci ricolleghiamo al concetto di prima dell’asimmetria. Il nostro ikebana in chi lo osserva deve comunicare armonia. Quindi è vero che in entrambe le composizioni abbiamo dell’asimmetria, ma quale vi comunica armonia? Non credo sia difficile la risposta.

Già questi primi elementi ci possono far comprendere se abbiamo innanzi a noi un ikebana o qualcosa che vorrebbe esserlo, ma… non lo è. O almeno non lo è correttamente.

In un ikebana, vaso, rami, fiori, foglie son tutti rapportati con misure precise (anche nello stile libero ovviamente) per cui se uno dei tre elementi è di spicco sull’altro bé avremo fallito.

Come diceva sensei Alicino gli ikebana Sogetsu esprimono “forza”. Allora diamogliela! Diamogli carattere.

Non mettiamo dei fiori in un vaso tanto per fare.

Per quello non servono anni di studio.

Concentus Study Group

 

 

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