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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it


Ikebana di Luca Ramacciotti ispirato a:

Su un ramo secco
si posa un corvo,
crepuscolo autunnale
Matsuo Bashō (1644-1694)

Foto di Karlheinz Sollbauer

Già in passato avevo toccato il tema ikebana/social ed ora vorrei ampliare le riflessioni fatte allora. Questo perché sempre di più il fenomeno del brutto dilaga con l’approvazione di tutti coloro che ne fanno parte.

I Maestri di ikebana devono (dovrebbero) sentire la necessità di contribuire alla vera diffusione dell’ikebana e non alla confusione.

Mi spiego meglio.

Su Flickr si pubblicavano (ora è in disuso, ma ancora molti utenti lo usano) le foto degli ikebana e la gente sotto commentava (all’epoca c’era davevro sete di informazioni), si domandavano spiegazioni sul tema etc. Myspace è stato una specie di ibrido anche se tendenzialmente era più spinto verso musica e cinema che altro ed è stata la “base” dell’idea di Facebook mentre Twitter è per le brevi comunicazioni.  Pinterest è un social che non ha mai conquistato il grande pubblico ed Instagram è una specie di Flickr senza le complicazioni di quest’ultimo. E sinceramente ultimamente gli ikebanisti cercano rifugio lì dalla confusione di Facebook.

Chris Messina fu il primo ad utilizzare (e quindi inventare) l’hastag con un twitter. Da wikipedia: “Un hashtag è un tipo di etichetta (tag) utilizzato su alcuni servizi web e social network come aggregatore tematico, la sua funzione è di rendere più facile per gli utenti trovare messaggi su un tema o contenuto specifico. […] Gli hashtag sono utilizzati principalmente come strumenti per permettere agli utenti del web di trovare più facilmente un messaggio collegato ad un argomento e partecipare alla discussione, ma anche per incoraggiare a partecipare alla discussione su un argomento indicandolo come interessante. Sostanzialmente, sono dei collegamenti ipertestuali che fungono da etichette.”

Viene da sé che un hastag funziona se più persone lo usano. se siamo solo noi a metterlo…. è una voce nel deserto.

Ma torniamo ai nostri ikebana e come davvero educare le persone online.

Personalmente io cerco di farlo anche attraverso questo blog sdoganando certe idee preconcette su questa arte da parte chi non la conosce veramente, non la segue ed ha solo imput dai social o dalle testate giornalistiche.

Ilse Beunen lo fa attraverso la sua piattaforma di video oppure nella sua pagina di Facebook dove analizza sempre i temi da lei trattati personalmente o a lezione.

Questo è importante perché si deve capire, si deve insegnare a chi non sa o a chi sta incominciando a studiare quest’arte.

Purtroppo, da maestro, anche vedendo una foto comprendo se una persona (ovviamente appartenenete alla mia scuola) realizza ikebana con le tecniche giuste, con gli ancoraggi necessari, se fa forme ripetitive per ovviare a mancanze tecniche e o artistiche, se sbaglia le posizioni del kenzan nel suiban, se mette materiali che tra di loro non si rapportano e la tentazione del commento è sempre a portata di mano, ma è inutile perché se dopo anni di studio ci cristallizziamo nella nostra ignoranza fieri di ricevere like dalle persone bè abbiamo totalmente travisato il concetto della nostra arte, abbiamo gli occhi offuscati dall’arroganza tanto da non accorgerci che mettiamo dei fiori storti in un vaso dando un senso di precarietà quando l’ikebana deve sempre dare l’idea di vitalità e di sorgere con forza e vigore dal nostro contenitore. Peggio ancora chi per piaggeria o comodità fa sì che questa “ignoranza culturale” dilaghi.

Spesso mi son sentito dire che uso questo blog per colpire, per me non è un’offesa. Cerco sinceramente e con passione di istruire le persone, per il poco che ho appreso in questi anni, e di abbattere tutti quei travisamenti che riducono un’arte ad un’accozzaglia di materiali.

Per fortuna poi vedi anche ikebana spettacolari e lì c’è la vera interazione che sarebbe alla base dei social media. E ti ritrovi a parlare di ikebana con rappresentanti veri e seri di quest’arte sparsi per i quattro angoli del globo.

E il cuore torna a respirare.

Concentus Study Group

 

 

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