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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

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Questo post nasce ora in treno, durante il mio ennesimo viaggio, mentre ripenso alla giornata di ieri.

Sia nel mio lavoro in campo operistico sia nell’ambito dell’ikebana ho avuto la fortuna di incontrare anche belle persone che credono in quello che fanno, lo credono veramente, esenti da interessi, intrighi, dispetti.

Non parlano, realizzano fatti. Non si celano dietro improvvise amicizie, slanci appassionati di complimenti, restano in disparte a studiare, evolversi nel loro percorso artistico.

Una di queste persone è il mio maestro di ceramica, anzi i miei (pazienti) maestri di ceramica: Sebastiano Allegrini ed Angelica Mariani.

Per me fare ceramica è tanto una sfida manuale, tecnica quanto un piacere. So di non essere bravo, ho preso poche lezioni (purtroppo il mio lavoro non mi permette al momento di seguire con l’assiduità che io vorrei) e sono cosciente del mio livello.

Certo traggo spunti dai libri e dalle riviste di ikebana per avere idee per i vasi, ma non penso minimamente di essere all’altezza di rifare quei vasi uguali. Di certo un principiante non può credere di poter fare un vaso come Sofu, Hiroshi o Akane Teshigahara, ma nemmeno uno di quelli dei grandi ceramisti che appartengono alla Sogetsu o di chi studia da anni questa arte. Sarebbe presuntuoso soprattutto se il risultato ci sembrasse ottimale e se ne andasse fieri.

E a me i miei risultati in ambito ceramico, con disappunto dei miei maestri (ma credo che, in realtà, comprendano il mio atteggiamento), a me sembrano quasi sempre insoddisfacenti.

In due anni non mi sono ancora avvicinato al tornio perché non mi sento pronto e continuo nelle tecniche di colombino e (soprattutto) lastra.

Ogni volta a lezione spiego che progetto ho in mente e lo adattiamo alle mie capacità tecniche.

Nella foto vedete un vaso che mi piace, l’ultimo da me creato, ma non solo per il risultato finale, ma perché nella realizzazione c’è un’unità di intenti.

Mi spiego meglio.

Avevo visto su un libro della Sogetsu dedicato ai vasi da ikebana uno che mi piaceva per forma ed idea e la maestra Angelica mi ha spiegato come io avrei potuto provare a fare qualcosa di simile. In corso di realizzazione l’idea di base (come spesso mi accade in ogni campo) ha subito una mutazione trasformandosi in qualcosa di mio personale.

Ho iniziato con l’impastare l’argilla, a spianarla per ottenere lo spessore voluto e intagliare le lastre. La maestra Angelica mi ha aiutato a mettere in forma la lastra che avrebbe costituito la parte principale del vaso e dopo abbiamo proceduto all’asciugatura delle lastre per poterle montare subito dato che poi io sarei partito per Salisburgo e Monaco (io in viaggio strano vero? 🙂 ).

Al mio ritorno il vaso era stato cotto ed era pronto per essere smaltato. Il maestro Sebastiano mi ha dato i suoi suggerimenti per la smaltatura. Una proposta interessante quanto difficile, per me da realizzare. Contrariamente al solito dove i maestri ci fanno smaltare i nostri lavori per avere una preparazione a 360°, questa volta ha fatto tutto Sebastiano proprio per farmi vedere quelle nuove, per me, e particolari tecniche di smaltatura che aveva scelto per il mio lavoro.

L’idea sua di base era che l’interno del vaso avesse lo stesso colore delle “colature”, come se queste fossero esplose fuori dalle rotture.

Ho memorizzato ogni suo passaggio e movimento (da qui a saperli rifare la strada è lunga) compreso come ha soffiato lo smalto lucido sul pezzo che mi aveva fatto realizzare appositamente a questo scopo con un’argilla mista a sabbia.

Per questo sono lieto e fiero di questo mio vaso perché in realtà è una cooperativa. Tre persone che hanno unito i loro sforzi nel creare qualcosa.

Due veri maestri (che davvero credono in quel che fanno) che mi hanno messo in condizione di realizzare il mio lavoro.

Ed io ai veri maestri sono sempre riconoscente perché mi fanno proseguire nell’evoluzione non solo della via dei fiori, ma della mia vita personale.

Come ho detto ad Ilse Beunen durante la mia ultima lezione da lei: “Non prendo lezioni per poter dire di aver fatto una bella cosa, allargare le penne come un pavone, ma per imparare.”

Concentus Study Group

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