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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

La prima volta che ho sentito parlare dei Flowers di Andy Warhol è stato nel blog di Lennart Persson  dove narra anche dell’incontro che il re della Pop Art ebbe con Sofu Teshigahara.

Come scritto più volte in queste colonne l’arte moderna è strettamente legata al processo creativo della mia scuola e infatti  nelle “regole” che ricevono gli insegnanti c’è di andare (e portare gli allievi) a vedere le mostre di arte.

Se non riceviamo imput è difficile avere stimoli creativi. Questo non vuol dire che se vedi dei quadri puoi in ikebana fare uguale, il processo di creazione è lento e si evolve man mano che vai avanti e studi. Nessun grande artista ha iniziato in maniera eclatante, prima ha studiato, forme, solidi, colori. Picasso non è diventato cubista la prima volta che prese un pennello in mano dico sempre a lezione. Ci vuole sempre la rinomata umiltà nel fare un’arte che non vuol dire non avere consapevolezza del proprio livello, ma sapere che c’è sempre da imparare. Chi diviene maestro di ikebana e lì si ferma senza continuare, approfondire lo studio è solo una persona presuntuosa che non ha capito nulla dei cinque anni di corso che si è lasciata alle spalle perché il diventare maestro è solo avere la consapevolezza che ancora non si sa nulla. Ovviamente anche continuare lo studio prevede umiltà perché se lo si fa solo per dimostrare che si fanno cose fighe o in cerca di titoli faremo delle belle (forse) composizioni, ma di sicuro fredde e sterili.

Per tuta questa serie di motivi (e ovviamente non solo) ieri, dopo la lezione di ikebana, con il Maestro Farinelli siamo andati a vedere due mostre: “Pollock e la scuola di New York” e “Andy Warhol”. Chi mi segue sa della mia passione per Pollock, ma oggi, riallacciandomi all’inizio dell’articolo, parlerò di Warhol.

Il motivo mio di interesse in questa mostra era doppio. Sapevo che c’era una delle serie dedicate ai fiori e due ritratti di una stilista che ho la fortuna di conoscere: Regina Schrecker.

Veniamo ai nostri fiori.

 

Questa serie (Flowers Hand-Colerd) è del 1974 anno in cui l’artista incontrò Sofu in Giappone ed è innegabile l’influenza dell’ikebana in questi dipinti di cui mi scuso per la bassa qualità fotografica, ma sono foto fatte con lo smartphone tra una persona e l’altra (più di un’ora di coda per accedere a queste due mostre) e soprattutto alcune sono posizionate in modo tale che per fotografarle bene ci vorrebbe una scala.

E’ ovvio che non siano rappresentazioni di fiori in vaso qualsiasi né all’occidentale.

Vedere queste opere è emozionante perché sono davvero la “collisione” di due mondi, di due grandi artisti, la fusione di due spiriti affini.

Basti pensare che un personaggio come Warhol conosceva Sofu e insistette per incontrarlo per capire la levatura di artista di Teshigahara e ciò che è riuscito a realizzare nell’ambito dell’ikebana.

Alla mostra era presente anche un ‘altra serie di opere ispirate ai fiori (Flowers Halston del 1980 e Flowers del 1970).

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Da sottolineare che non solo nel 1976 Warhol fece un ritratto a Sofu,

Sofu_Warhol.jpg

ma che tornò in Giappone ancora negli anni ’80 utilizzando i fiori anche in fotografie (Polaroid)

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e si sa quanta passione e studio l’artista americano dedicò alla fotografia e proprio all’uso della Polaroid sia per ritratti sia come base per rielaborazioni andando anche a tagliare e riassemblare le foto.

Aver potuto vedere questi capolavori dal vivo è stata un’occasione grandiosa che qualsiasi ikebanista dovrebbe poter avere.

Concentus Study Group

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