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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Quando con il maestro Lucio Farinelli abbiamo deciso il tema che io avrei condotto al workshop un poco mi son tremate le mani. E’ vero che da sempre amo “pasticciare” con materiali e colori, ma è anche vero che questo tema trattato nel libro del V° livello è tutt’altro che facile.

Dopo quattro anni di materiale vegetale improvvisamente gestiamo del materiale “inorganico”.  Se la difficoltà di utilizzare carta o materiale non convenzionale in ikebana è di non mettere la pallina dell’albero di Natale su un ramo, ma di integrare il materiale “inerme” con quello vegetale (se lo circonda, lo soffoca o è in risalto rispetto a quello vegetale perché è la prima cosa che notiamo, avremo sbagliato), qui si deve fare un balzo in avanti… doppio.

Non dobbiamo scegliere del materiale e assemblarlo come fosse un Lego, ma ricrearlo, dargli una seconda vita. Quando penso a questo tema ho immediatamente in mente due artisti occidentali: Manzoni e Burri. Uno con l’uso delle tele intrise di caolino e l’altro con i “sacchi”.

Ho approfittato della preparazione di questo workshop per ripassarmi tutta la storia dell’arte moderna e contemporanea per far comprendere meglio ai partecipanti del workshop cosa dovessero fare e quale impulso ad una nuova ottica dell’arte lo abbia dato l’invenzione della fotografia.

Lo stesso Sofu Teshigahara insegnava che ikebana è composto da ikeru che vuol dire tanto far vivere quanto organizzare il materiale e che per lui era il secondo verbo ad avere un peso maggiore nell’ideare un ikebana.

“Qualcuno una volta mi chiese cosa avrei fatto se fossi vissuto in un posto come la Manciuria dove non ci sono fiori o piante. Gli risposi che forse avrei organizzato la terra…. Ovviamente è una fortuna se uno ha i fiori con cui può lavorare, però non sostengo che se si vive in un luogo dove non ci sono fiori è necessario coltivarne a tutti i costi per produrre ikebana. Va ricordato che il termine ikebana è costituito da due parole; ikeru, che significa organizzare o creare, e Hana, che designa fiori, e che tra i due, ikeru è il più importante. Ogni volta che vado a realizzare una composizione floreale, la mia prima considerazione è l’impostazione. Il mio obiettivo è sempre quello di organizzare quei materiali che ho in modo tale che si adattino armoniosamente con l’ambiente circostante.”

Lo Zenei- bana che lui introdusse alla fine degli anni ’20, e che teneva di conto le avanguardie, era proprio inteso in tal senso.

Ma quale è la differenza tra questa tipologia di composizione ed una scultura? Prima di tutto che possiamo anche utilizzare un contenitore come si facesse un vero e proprio ikebana naturalistico.  La seconda differenza è che terremo bene a  mente i principi e le regole dell’ikebana classico. Di questo affascinante tema ne ho già parlato in alcuni articoli tra cui segnalo gli ultimi due, di cui uno riguarda una mia esperienza personale e l’altro di un contatto di Facebook che spero di conoscere presto.

La difficoltà maggiore in tutto ciò che, forse proprio perché applichiamo i concetti e le regole dell’ikebana, se non faremo una cosa davvero sentita, ma tenteremo solo di fare qualcosa di strano, storto, per colpire il pubblico avremo solo una cosa informe innanzi a noi.

Dallo scorso aprile ho iniziato a raccogliere del materiale sia andandolo a comperare (il maestro Farinelli ha trovato anche ottime cose a Tokyu Hands) sia recuperando imballaggi di polistirolo o bottiglie di plastica o cartoni delle uova (grazie ad Alberto Paciaroni, il pasticcere di Uovo a Pois che anche quest’anno ci ha permesso di regalare ai partecipanti dei meravigliosi mignon).

E’ un tema che permette alla nostra creatività di ampliare i propri confini, di vedere l’ikebana con occhi diversi, ma che pone molte difficoltà lungo il cammino della realizzazione perché appunto non stiamo creando solo una scultura o un collage o un bricolage.

Ad esempio per il mio lavoro ho utilizzato un vaso creato da Pots a cui ho unito dei pezzi di polistirolo, delle spugnette colorate, un filo con anima in fil di ferro dello stesso colore delle spugnette ed una colata di colla a caldo sempre arancione a unificare il tutto. Perchè, proprio come in ikebana, il materiale deve essere tutto collegato.

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(Composition Using Unconventional Materials di Luca Ramacciotti – Vaso di Pots – © fotografico di Lorenzo Palombini)

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(Composition Using Unconventional Materials di Debora Gianola – © fotografico di Lorenzo Palombini)

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(Composition Using Unconventional Materials di Patrizia Ferrari – © fotografico di Lorenzo Palombini)

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(Composition Using Unconventional Materials di Chiara Giani – © fotografico di Lorenzo Palombini)

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(Composition Using Unconventional Materials di Angelika Mühlbauer – © fotografico di Lorenzo Palombini)

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(Composition Using Unconventional Materials di Rumiana Uzunova – © fotografico di Lorenzo Palombini)

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(Composition Using Unconventional Materials di Jaana Pirhonen – © fotografico di Lorenzo Palombini)_MG_6993

(Composition Using Unconventional Materials di Silvia Barucci – © fotografico di Lorenzo Palombini)

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(Composition Using Unconventional Materials di Ilaria Mibelli – Vaso di Pots – © fotografico di Lorenzo Palombini)

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(Composition Using Unconventional Materials di Giulia Piccone Italiano – Vaso di Pots – © fotografico di Lorenzo Palombini)

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(Composition Using Unconventional Materials di Daniela Bongiorno – Vaso di Pots – © fotografico di Lorenzo Palombini)

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(Composition Using Unconventional Materials di Silvia Sordi – © fotografico di Lorenzo Palombini)

Concentus Study Group

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