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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Con questa citazione del titolo chiudo, spero solo per quest’anno, i miei post dal Giappone con una giornata densa di insegnamenti ed incontri.

Nonostante il workshop romano incombente, Lucio Farinelli per una volta si è sobbarcato tutta l’organizzazione finale per permettermi di stare di più a Tokyo e poter così prendere due lezioni all’Head Quarter della Sogetsu.

Se la prima volta ero stato emozionato (e frastornato dalla tv giapponese che stava facendo il programma su di me), non è che la seconda o terza volta siano state da meno. Essere lì dove tutto è “nato”, dove viene presa ogni decisione, dove ci sono grandi maestri è per me sempre un’enorme coinvolgimeno emotivo.

Se alla mia prima ero arrivato in tempo per la lezione (avendo la troupe televisiva che si fermava durante il viaggio per pormi delle domande), l’altro giorno sono giunto all’Head Quarter che stava aprendo e stamani… doveva ancora aprire!

Infatti ho avuto il N° 1 per la consegna dei materiali.

Il posto era il mio usuale (c’è un fila per chi non parla giapponese ed ha bisogno dell’interprete) e mi sono messo ad osservare i materiali vegetali ed i vasi.

Sono sceso anche al piano inferiore per osservare quelli in vetro e i cestini che sono vicini al negozio interno della scuola (che anche stavolta mi ha visto fare acquisti…)

Tra i materiali, a disposizione per la lezione,  c’erano dei rami che non avevo mai visto e tra i fiori le gloriose. Un’insegnante che conoscevo sosteneva che agli allievi si devono dare i fiori che non piacciono perché si devono abituare ad usare ogni tipologia di fiore (vero), ma ritengo che si debba anche soddisfare (e non mortificare) il proprio cuore e poi per me le gloriose sono un po’ come la luce per le falene…..

Guardo i rami, che l’addetto ai fiori, mi dice che si chiamano Castor oil (in italiano ahimé ha un nome famigerato per la storia) e che mutano di colore in autunno diventando rossi da verdi. Li osservo e credo che le gloriose, per il colore che hanno, potrebbero ben accoppiarsi e poi le foglie del Castor oil hanno una forma quasi simile ai fiori di gloriosa.

Per il vaso azzardo e ne scelgo uno dai colori ancor più vividi del mio materiale.

A farmi da traduttrice e a seguirmi c’è Iwabuchi Koka sensei che mi chiede se mi ricodo di lei (ci eravamo incontrati alla lezione di maggio) e la lezione è tenuta dalla Master Instructor Junga Shinozaki che è felicissima di rivedermi. Entrambe, molto gentilmente, mi domandano notizie del mio lavoro svolto a Nagoya.

Inizia la lezione. Come tecnica, data la tiplogia di vaso, scelgo di fare il Jumonji-dome, ma i rami di Castor oil sono cavi dentro e morbidi come il rabarbaro per cui si spaccano facilmente. Non so che fare. So che molti usano il kenzan anche per i vasi di quel genere, ma vorrei evitare. Una delle assistenti mi indica un secchiello dove ci sono avanzi di rami proprio per chi non li ha adatti e ricorro a quelli.

Eseguo il mio lavoro. Sono indeciso se levare un fiore o meno e Koka sensei mi dice di pensare allo spazio che sto creando. Così lo recido (sinceramente ho molto sacrificato del mio “ego” nel rimuovere tutte quelle gloriose).

Alla dimostrazione della Master Instructor Junga Shinozaki  seguono le correzioni degli ikebana e del mio dice che le piace la scelta dei colori ben combinati di vaso e materiali, del movimento, della sensazione di freschezza e “movimento del vento” che trasmette. Poi si ferma un attimo e lo guarda dietro. Annuisce pensierosa e poi mi indica il ramo che va a sinistra sulla cui sommità ci sono tre foglie. Mi dice di guardare quel ramo da dietro, come le foglie sovrapponendosi fanno sì che il mio ikebana sia interessante a 360°.

La ringrazio e dono i miei materiali alle assistenti non potendoli portare con me in Italia.

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(con la Master Instructor Junga Shinozaki  e Iwabuchi Koka sensei)

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Finita la lezione con piacere ho incontrato il sig. Yuji Takakura che è il Manger dell’Overseas Affairs Department con cui ho avuto una piacevole ed interessante conversazione sul mondo dell’ikebana ed i nostri progetti come Study Group.

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Ma la mia giornata all’insegna dell’ikebana non era ancora giunta al termine.

Cena con Mika Otani sensei che il prossimo anno terrà un workshop a Roma organizzato da noi. Sia che stiate un solo giorno a Tokyo sia diversi, non dovete perdervi il Ninja Akasaka Restaurant perché è davvero divertente e ci si mangia molto bene.

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Parlare con Mika Otani sensei di ikebana è gioia allo stato puro per la passione, la serietà e il cuore che mette in questa arte (e i recenti successi televisivi ne sono la conferma). Persone come lei sono la linfa vitale di questa arte ed è stato bellissimo sviscerarne ogni aspetto, idea e possibilità. Non so come ringraziarla di avermi fatto l’onore di venire a cena con me.

E come dice il Ninja:

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spero di tornare ancora qui in questo meraviglioso paese.

Concentus Study Group

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