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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

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Inizio questo post con una bella citazione di Jacques Deval come titolo perché fa al caso nostro.

Studiare un’arte come quella dell’ikebana è molto impegnativo e richiede una pratica costante; si vive per quest’arte e tutte le nostre idee sono focalizzate su di essa (come ogni nostra spesa!).

Per chi studia ikebana Sogetsu sa quanto il vaso (non considerato un mero contenitore di fiori né avendo forme obbligatorie per i vari stili) sia importante al fine della composizione. Possiamo partire dai materiali e poi abbinarvi il vaso giusto o viceversa, iniziare dal contenitore e decidere materiali e forme. Resta comunque parte del nostro lavoro perché, come detto prima, non è appunto un contenitore, ma fa parte del tutto.

Se è vero che possiamo usare contenitori realizzati da noi con carta, plastica o metallo, o vasi di vetro è anche vero che l’elemento basico rimane la ceramica. Non c’è limite alla fantasia per forme e colori se non il buongusto. Un vaso non adatto (tecnicamente o per forma o per altezza, ad esempio nel caso dei suiban se il bordo è più basso del kenzan) o esteticamente brutto o pesante dimostrerà solo poco interesse per il nostro studio.

Che il contenitore sia importante lo dimostra anche la frase che la Iemoto Akane Teshigahara scrisse nella motivazione del mio primo premio al concorso internazionale “The 4th Everyone’s Sogetsu Ikebana Exhibition on Facebook“: He captures the characteristics of individual plants well and blends them with his own style so that this work is full of confidence. This, plus the sense of unity with the container he created, lends this beautiful work a very strong impact. As shown by the creator, I can feel a refreshing breeze blowing through the work, with rays of light.

Ma come si idea un vaso per l’ikebana?

Quando ho cominciato a studiare ikebana io li comperavo dai siti online, poi ho conosciuto vari ceramisti di Roma come il Cer, Susy Pugliese e Sebastiano Allegrini ed ho iniziato ad utilizzare quelli che loro creavano per me su mia richiesta od idea. Con il maestro Sebastiano sto prendendo lezioni di ceramica (i vasi più difficili o particolari li continuo a commissionare a lui che comunque mi sprona sempre a provare nuove tecniche, materiali etc) perché voglio proporre alle mie allieve le mie idee e coinvolgere esse stesse nella realizzazione dei loro vasi grazie alla guida di un vero e bravo maestro di ceramica come è appunto il mio che studia e pratica da anni questa arte (ora affiancato da Angelica). Ad inizio lezione il maestro mi chiede che idea voglio sviluppare, poi mi “abbandona” o meglio lascia che io svolga il mio lavoro e se ho dubbi o necessità sa che tanto chiederò a lui o ad Angelica, ma mi lascia libertà di movimento. Sebastiano ha tenuto anche che dei workshop con le mie allieve.

Per me un maestro di ikebana deve comprendere se quella forma (soprattutto interna) se quell’imboccatura del vaso possono creare problemi oppure sono idonei alle varie forme e tecniche da utilizzare. Ma io è pochi anni che studio ceramica (nemmeno due per la precisione e in maniera saltuaria dato il mio lavoro) ed ancora devo imparare molto. Spesso la forma che vorrei fare diventa un’altra oppure se riesco nel mio intento devo stare attento a non rovinare il tutto durante la rifinitura e la smaltatura. Solitamente prediligo vasi di forte impatto, materici mentre per i colori tendenzialmente non ho vie di mezzo vado da vasi completamente scuri a molto chiari.

Sebastiano dice che miglioro, non so, sinceramente vedo i lavori che fanno gli altri suoi allievi e mi pare di essere sempre molto indietro. Non ho ancora mai affrontato il tornio perché voglio essere sicuro sulle tecniche a colombino e lastra. Non ho fretta. Negli ulltimi tempi mi sono dedicato a realizzare i vasi che dono alle mie allieve quando divengono maestre. Per ognuna di loro ho ideato, forme e colori differenti. Per me è una sfida anche creare vasi per appositi progetti come quello sopra riportato del concorso della Sogetsu o per la pubblicazione nel libro “Ikebana inspired by Emotions” perché davvero è “pensare” nel tempo (realizzare il vaso, farlo asciugare, prima cottura, smaltatura, seconda cottura) e sperare di trovare tutti gli elementi vegetali che ho in mente per la mia idea.

Mi piace sperimentare e lavorare l’argilla è rilassante da quando inizio a impastare allo scegliere la tecnica, i colori. Solitamente in tre o quattro lezioni termino un vaso.

Ma come ho detto è poco che ho affiancato la ceramica all’ikebana per cui ho chiesto anche l’opinione, la loro storia ad altri tre maestri di ikebana Sogetsu che realizzano i propri vasi.

Iniziamo da Inger Tribler.

Ho lavorato con l’Ikebana per 35 anni, e non è facile trovare contenitori interessanti in Danimarca, infatti 20 anni fa ho iniziato a creare i miei vasi per questa arte. Ho frequentato molti corsi, e per alcuni anni ho avuto un insegnante. Sto ancora partecipando a diversi corsi, ma ora ho il mio meraviglioso laboratorio con un forno elettrico. Realizzo tutti i miei contenitori di ceramica usando il gres. Mi ispiro alla natura e anche, molto, alla ceramica giapponese. Faccio da me gli smalti, ora sto usando diversi smalti a base di cenere. A novembre voglio fare un tour in Giappone per visitare diversi ceramisti e seguire dei workshop.

Ora lasciamo, momentaneamente, l’Europa e facciamo un salto direttamente a Murrumbateman, New South Wales. Ecco ciò che mi scrive Alexander Evans che ho già citato in un mio precedente post.

“Lavorando per l’arte.

L’Ikebana è un’arte straordinaria. L’apprezzamento della bellezza e della natura sono molto importanti, così come il rispetto per le tradizioni della forma. Quando si pratica Ikebana al di fuori del Giappone, una sfida spesso da affrontare è quella di trovare contenitori appropriati. Ci sono un certo numero di soluzioni che si presentano di fronte a questo problema, uno dei quali è quello di creare i propri contenitori. La cosa meravigliosa della Sogetsu è che incoraggia chi pratica nel provare cose nuove, nello sperimentare e sviluppare la comprensione che quasi ogni oggetto o elemento può essere riciclato e avere un nuovo utilizzo nel nostro lavoro o addirittura diventando parte essenziale dell’ikebana stesso. Tuttavia, alla fine non c’è niente come lavorare con un contenitore che ha un’estetica inerente alla sua forma per l’ikebana  – da qui la popolarità di specifici progetti di vasi.

Vivere in Australia ha le sue sfide quando si tratta di ikebana. Uno dei principali è che la maggior parte dei rivenditori giapponesi di prodotti per l’ikebana non spediscono i loro prodotti qui. Spesso mi trovo a desiderare contenitori con determinate caratteristiche o proporzioni che semplicemente non posso comprare qui e quindi rivolgo le mie capacità creative verso la ceramica con l’idea di creare i miei vasi. Questo sforzo non è senza sfide. Le abilità di apprendimento nella ceramica, la ricerca di forniture e l’accesso alle attrezzature e ai forni sono tutte cose che devono essere elaborate. Nel mio caso specifico ho iniziato a studiare ceramica e vasi nella scuola secondaria come materia extra scelta personalmente nella scuola che frequentavo. Mi rendo conto ora che questa è stata una fortuna. Dentro e fuori nella mia vita, molto prima che iniziassi a studiare ikebana, cercavo altre anime creative a cui piacesse fare cose, per compagnia e amicizia e anche per una gioia condivisa nel creare e imparare con un’altra persona. E così il mio impegno con la ceramica, con l’argilla come mezzo espressivo è sempre stato con me. Naturalmente quando non ho potuto procurarmi contenitori specifici per l’ikebana qui in Australia ho deciso subito che dovevo farne un po’ io; chi altro poteva capire meglio di me cosa volevo o di cosa necessitavo? Poco dopo aver preso questa decisione, ho avuto la fortuna di diventare amico di una ceramista locale che mi ha invitato molto gentilmente nel suo studio a realizzare alcune cose. Il suo studio è un grande capannone di sua proprietà ed è sempre un alveare di attività. Vasi da cuocere, da smaltare, caraffe, rulli per lastre e tanti scaffali per l’asciugatura, non c’è spazio per la parete. In mezzo a tutto un grande forno che, come i muscoli muovono un corpo, sforna i vasi che andranno per il mondo. Ovviamente il cuore dell’operazione è la mia cara amica Susan Hill, una grande artista, realizzatrice di contenitori e anima creativa. Questa donna è come un vulcano, mi incoraggia sempre a realizzare di più, a fare di più, a iniziare un progetto e allo stesso tempo mi fornisce un esempio come modello a cui guardare. A volte lavoro nello studio di Susan e mentre chiacchieriamo io lavoro lentamente e metodicamente su uno o due pezzi in tutto un pomeriggio mentre Susan avrà nel frattempo abilmente preparato intere serie di tazze e ciotole, aggiunto maniglie e beccucci alle cose e mi farà sembrare a confronto un lavoratore molto lento.

Ma ci sono delle differenze in ciò che facciamo; le mie creazioni sono un progetto unico, mai ripetuto, in cui lascio che l’argilla mi parli come parte del processo mentre Susan si concentra sulla produzione e fa affidamento alla produzione delle sue ceramiche per averne un reddito. io ho il lusso del tempo a mia disposizione e non ho bisogno di guadagnare dai miei manufatti, anche se non credo che diminuisca il loro valore.

Spesso comincio con un disegno e un piano di lavoro, solitamente ispirato a qualcosa che ho visto. Lavorando con il rullo o l’estrusore e costruendo manualmente la forma inizia a materializzarsi. Molto spesso, ad un certo punto lungo la lavorazione accade qualcosa di inaspettato e l’argilla vuole andare per la sua strada. Piuttosto che combattere questo e lottare verso il perfezionismo, abbraccio la lezione che mi dà l’argilla ovviamente se rimane il cuore del mio design e la funzione del contenitore non viene compromessa. Penso che questo porti ad alcune opere deliziose. Sono il primo ad ammettere che, in termini di ceramiche, le mie abilità e tecniche sono tutt’altro che avanzate, onestamente forse sono un po’ sopra al livello base, ma lasciando che l’argilla mi guidi piuttosto che costringerla a sottomettersi sono in grado di creare pezzi che forse incarnano l’essenza dell’ikebana almeno tanto quanto le linee molto nitide e altamente raffinate dei alcuni dei contenitori realizzati in serie.

Quando si tratta di smaltare mi piace provare e mantenere le cose relativamente semplici. Il mio obiettivo è creare contenitori che non siano in concorrenza con le composizioni, ma piuttosto complementari o fornire un punto di partenza, anche se mi piace per uno smalto avere un certo grado di casualità nel modo in cui si sviluppa nella cottura – da qui il mio amore per lo smalto “shino”. La ceramica è fondamentalmente un processo chimico guidato da molte variabili, il tentativo di controllare ogni aspetto diventa un compito oneroso che preferisco non affrontare, ma invece accolgo una certa quantità di casualità e variazione. Gli smalti si comportano in modo diverso a seconda della velocità del forno, alla sua temperatura, della posizione dell’oggetto nel forno, della quantità di ossigeno presente nel forno, di ciò che vi è accanto, della velocità con cui si raffredda e di tanti altri fattori che a meno che non si voglia ripetere esattamente  in ogni cottura ogni singola variabile, si è destinati a ottenere una certa quantità di casualità, non importa quale. Non la combatto, l’abbraccio. Ogni manufatto è una sorpresa alla fine della lavorazione, alcuni sono ben fatti ed altri no, ma questo fa parte del processo di apprendimento, la gioia della ceramica e la gioia di combinarla con l’arte che è quella dell’ikebana.”

Chiudiamo con Louise Worner anello di congiunzione tra Alexander e noi europei (leggendo il suo scritto comprenderete il perché 🙂 )

“Ho iniziato a studiare ceramica a Madrid, in Spagna, nel novembre 2017, quindi solo 5 mesi fa. Sentivo di essere finalmente in grado di parlare bene lo spagnolo e che quindi potevo frequentare corsi di ceramica in un’altra lingua. Il mio insegnante di ceramica si attiene a una filosofia di classi aperte in cui siamo incoraggiati a creare cose che siano rilevanti per ognuno di noi. Come novizio in ceramica, i miei disegni di vasi sono dettati dall’apprendimento di tecniche di base, dalla sperimentazione di smalti, tessiture superficiali e diversi tipi di argilla.

La forma, la linea e il colore dei vasi che realizzo non solo colmano le lacune nella mia collezione di vasi, ma riflettono anche il mio stile di ikebana. Ho una preferenza per un ikebana forte, audace e contemporaneo con elementi strutturali e/o architettonici e penso che i tipi di vasi che creo riflettano questo.

I miei vasi sono anche ispirati dagli ambienti in cui sono cresciuto e ora vivo. Ho creato delle tessiture superficiali su vasi che riflettono il paesaggio secco, arido, arido del Lago George (appena fuori Canberra, dove vivevo una volta), così come il vento e le rocce erose dal mare sulla costa della Galizia, nel nord ovest della Spagna .”

Ovviamente ringrazio Inger, Alexander e Louise per aver partecipato al mio post, spero vogliano ancora parlare prossimamente del loro rapporto tra ikebana e ceramica, li ringrazio anche per le foto dei loro bellissimi manufatti e spero che anche altri maestri di ikebana (non solo Sogetsu) che realizzano i loro vasi mi mandino le loro idee.

E’ bella la condivisione vera lungo la via dei fiori, è puro arricchimento.

Concentus Study Group

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