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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

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(alcuni dei vasi da me realizzati a lezione di ceramica presso Pots)

Un proverbio italiano dice che la Paura fa 90, ma nel mio caso il 90 fa riferimento al numero (senza contare tutti quelli piccoli) dei vasi in possesso del Concentus Study Group (e senza pensare a quelli che si sono rotti nel corso degli anni o a quelli regalati). Un giorno dovrò anche avere il coraggio di contare anche il numero dei libri e delle riviste in nostro possesso……

Per molte scuole di ikebana ogni stile ha una ben precisa tipologia di vaso abbinato, nella Sogetsu no e questo porta, spesso, chi è all’inizio del suo percorso a sbagliare la tipologia di vaso da prendere se non si lascia consigliare o ha sufficiente esperienza.

Alle allieve consiglio sempre il set base, ovvero il suiban per il moribana e il vaso alto per il nageire. Con questi due vasi, il kenzan e le hasami siamo a posto per i primi due anni.

 

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Questi due tipi di vasi ci permettono di fare tutti gli stili base atti a comprendere bene le misure, la spazialità e il rapporto tra i materiali stessi e tra loro e il contenitore ed hanno misure standard.

Superati i primi due livelli ci possiamo guardare attorno. Ceramisti, amazon, ebay, siti appositi di ikebana possono venirci incontro, ma anche svendite occasionali in negozi di casalinghi. Ikea spesso nel settore dei vasi (non dei casalinghi) ha contenitori che pososno esserci utili e ad un prezzo ragionevole.

Un vaso fatto a mano ha il suo fascino, ma non è detto che, soprattutto agli inizi, si debba spendere tanto e se un vaso ci piace (e cosa fondamentale comprendiamo che ci sarà davvero utile) perché privarsene?

Certo eviteremo cose pacchiane, dalla forma sbagliata, tutti della stessa misura o poco dissimile o che ci porranno difficoltà tecniche di ancoraggio dei fiori. In caso di ciotole dovremo anche considerare se poi avremo difficoltà nel nascondere il kenzan. E’ sempre poco bello vedere le foto di ikebana dove si vede, o intravede, il kenzan sotto la superficie dell’acqua perché per la nostra scuola non si deve mai notare.

Il passo succesivo può essere prendere lezioni di ceramica con un maestro di lunga esperienza ed un laboratorio ben fornito (evitiamo insegnanti dell’ultimo momento o che non hanno un vero e proprio laboratorio). Con le mie allieve abbiamo fatto vari workshop di ceramica, ma lo studio di questa arte difficilmente può essere inserito nei primi anni di studio dell’ikebana (a meno che non si stia già facendo). Questo perché non abbiamo abbastanza esperienza per capire che tipo di vasi possono servirci ed è bene focalizzare l’attenzione su un’arte alla volta. Se si considera che il primo livello di scuola Sogetsu io l’ho conseguito nel 2006 e che mi sono diplomato maestro nel 2010, ho ottenuto un livello successivo nel 2013 e che nel 2015 ho iniziato a dedicarmi alla ceramica si comprende quanto abbia atteso per fare questo passo.

Anche perché la ceramica pone diverse difficoltà. La prima è proprio materica, ovvero imparare a modellare bene un vaso. In tre anni di studio ancora non mi sono avvicinato al tornio perché ho voluto ben comprendere la tecnica del colombino e le varie legate alla lastra. Una volta imparate bene le tecniche, c’è da ideare la forma del vaso. Possiamo trarre spunto dall’arte, dai libri, o da esempi visti online. Ormai a lezione non mi chiedono più cosa voglio fare (tutti eseguono vasi, tazze, piatti, lampade, sculture etc), ma che vaso ho in mente.

Data la forma al nostro lavoro dovremo affinarlo affinchè abbia il giusto peso e non ci voglia un culturista per alzarlo. Questa è la fase più delicata, ma che permetterà di ottenere davevro un buon manufatto.

Il livello successivo di difficoltà è dato dalla smaltatura. Come dice il mio maestro Sebastiano Allegrini una buona smaltatura salva un oggetto abbastanza ben realizzato, una pessima rovina un prodotto eccellente. Ci sono varie tecniche di smaltatura e la possibilità di combinare tra di loro gli smalti con effetti notevoli. Di contro ci sono smalti che si “muovono” durante la cottura e possono dare effetti notevoli, ma se applicati male possono rovinare il vaso oppure scivolare fino al piano di appoggio del forno e creare dei veri disastri.

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E soprattutto le “sgocciolature” devono dare un’idea di una cosa artistica , quasi naturale, non la colatura di una tinta data male o simmetrica.

Purtroppo per impegni personali di lavoro e di ikebana non posso seguire l’arte ceramica come vorrei o come meriterebbe e i passi sono lenti e graduali.  I miei vasi restano per me o al massimo li dono alle allieve quando divengono maestre per dar loro un qualcosa di autenticamente mio personale, ma non sono ancora all’altezza che vorrei per farne davvero dei regali.

Le allieve che mi chiedono, o lo fanno con Lucio Farinelli, consiglio sui vasi avranno sempre la mia esperienza nel settore perché purtroppo l’ho fatta a mie spese quando ero all’inizio ed ho comperato contenitori che poi si sono rivelati assolutamente inutilizzabili.

Concentus Study Group

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