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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Questo fine settimana insieme a Lucio Farinelli e alle neomaestre Silvia Barucci e Nicoletta Barbieri ci siamo recati ad Anversa per fare workshop e approfondimento lungo la via dei fiori con la maestra Ilse Beunen.

È importante un continuo studio, aggiornamento e pratica sennò avremo solo avuto un assaggio, negli anni di studio, di ciò che sia l’ikebana Sogetsu. Una scuola dalle ampie possibilità che porge nuovi stimoli, ma che implica anche il mettersi in gioco continuamente e, soprattutto, avere una mente libera e pronta a superare la “confort zone” come dice la stessa Ilse.

Cosa, almeno per me, non sempre facile di immediata attuazione anche perché già alcuni temi hanno bisogno di un maggior approfondimento di loro (e dopo il percorso di studio si vedono anche con occhio e mente diversi), mentre altri si affrontano in step successivi.

L’importante è sempre aver presente le tecniche, i principi della Sogetsu, i temi portanti (linea, massa e colore) ed Ilse ricordava che Tetsunori Kawana insegna che bisogna portare vita nella nostra composizione.

Questo preambolo era necessario per introdurre uno dei temi della Sogetsu che a volte è fonte di discussione, ma semplicemente perché viene interpretato e realizzato male finendo per fare più del bricolage che altro data la staticità, la mancanza di asimmetria o di equilibrio.

Sofu Teshigahara insegnava che ikebana è composto da ikeru che vuol dire tanto far vivere quanto orgnizzare il materiale e che per lui era il secondo verbo ad avere un peso maggiore nell’ideare un ikebana (si pensi alla composizione/scultura Kyozo). Sosteneva anche che se fosse nato in Manciuria e non avesse, quindi potuto ricorrere ai fiori, avrebbe organizzato la terra.

Senza considerare che durante, e immediatamente dopo, la II guerra mondiale non c’era di certo la possibilità di trovare materiale vegetale per fare ikebana e si doveva utilizzare ciò che avevamo a portata di mano.

Nasce così l’ikebana costituito solo da materiale non convenzionale (Zenei-Bana) ovvero nulla di vegetale. Che differenza tra questo ed una scultura? Prima di tutto dobbiamo considerare l’arte mondiale dell’epoca, le sue innovazioni, sperimentazioni, ciò che in seguito avrebbe poi portato ad importanti movimenti artistici. In secondo luogo che noi, nel realizzarlo, dobbiamo avere un focus sui principi, temi e tecniche della scuola. Andremo quindi a sperimentare, creare un ikebana senza il timore di rovinare o sciupare un materiale vegetale utilizzandone di inerme. Questo ci può anche aiutare ad incrementare le tecniche a cui poi ricorreremo in alcune tipologie di ikebana (avvitare, trapanare, incollare etc) andando ad utilizzare, modificare tutto il materiale che la nostra mente ci suggerirà.

Il problema è che spesso si finisce per fare cose inermi, pesanti e statiche.

L’osservazione e la correzione fatta da Ilse al mio lavoro è stato che io non avero realmente lavorato il materiale scelto, ma lo avevo assemblato. In effetti, per deformazione professionale, avevo realizzato una scenografia.

Prima di proseguire apro una piccola parentesi. La difficoltà di insegnare, e soprattutto correggere, un ikebana Sogetsu è che devi lasciare inalterata l’idea dell’allievo e questo spesso pone grosse difficoltà ad un insegnante che lo deve modificare, ma senza mutarne lo spirito di base. Questa la regola, poi ho conosciuto anche insegnanti che hanno creato cloni di loro stessi sia forse per ingenuità sia perché amano un solo tipo di ikebana e creano tutte versioni similari. Ognuno di noi ha un gusto e uno stile che caratterizzerà i propri ikebana. Così non fosse c’è da chiedersi se una persona abbia davvero personalità.

Torniamo al nostro materiale non convenzionale. Al mio per la precisione. Ho utilizzato delle sfere in cartapesta (resto di una incredibile installazione fatta a Gand), del polistirolo e dei nastri colorati. La mia idea, unita alle correzioni di Ilse, la vedete qui sotto.

Luca Ramaciotti-IMG_3972.JPG

(foto di Ilse Beunen)

Al di là dell’esercizio importante e stimolante, come in ogni manifestazione della Sogetsu, non è mai scollegato al resto degli stili o dei temi.

Questo lavoro Ilse lo ha fatto come propedeutico al workshop sul rendere astratto il materiale vegetale. Quindi un ikebana legato ai principi dell’arte astratta da Kandinskij a Picasso a Mondrian etc. Cosa vuol dire? Si tratta di fare o visualizzare un disegno e poi vedere di realizzarlo tridimensionalmente.

Il primo lavoro concerneva fare un ikebana dove le linee formassero uno spazio ben preciso, spazio che diventava elemento dell’ikebana e non un vuoto.

Questo il mio primo ikebana.

Luca Ramaciotti

(foto di Ben Huybrechts)

Dico primo perché a Ilse è piaciuto molto, ha voluto che non lo modificassi, ma mi ha chiesto di fare un ulteriore passo e di lasciare la mia confort zone.

Cambiati i contenitori ho realizzato un secondo ikebana.

Luca Ramaciotti

(foto di Ben Huybrechts)

Nel pomeriggio lo studio prevedeva la realizzazione di una struttura astratta invece che con le linee con la massa. Come rammentato prima linea, massa e colore sono le basi della nostra scuola. Se la mattina avevo utilizzato i fiori come colore, nel secondo ho preferito giocare con il colore e la peculiarità del vaso scelto.

Altra parentesi (scusatemi). Il vaso, come spesso ho scritto nei miei post, per la Sogetsu fa parte dell’ikebana, non è meramente un semplice contenitore, quindi va scelto con cura. Ovviamente a scuola sarà compito del maestro assegnarlo all’allievo, ma per lezioni avanzate spesso si lascia scegliere, non si impone sia per stimolare la fantasia dell’allievo, sia perché comprenda bene come abbinare vaso e materiale, sia perché l’ikebana è gioia e non costrizione. Il mio aver iniziato lo studio della ceramica, purtroppo da soli due anni, è proprio volto a ciò, ma come dice Ilse non è necessario comperare vasi costosi, ma funzionali e belli sì (se si ha un vaso più basso di un kenzan sapremo già che dovremo scartarlo come solitamente si evitano vasi in raku perché spesso trasudano l’acqua interna per cui dentro vi dovremo collocare un ulteriore contenitore).

Ritorniamo alla nostra massa astratta.

Come ricordavo dal workshop che feci anni fa con Kawana sensei la massa non deve avere né spazi, né vi deve filtrare luce, per cui una compattezza assoluta, ma senza dare idea di staticità e pesantezza. Il vaso che avevo scelto era molto bello e tanto particolare. A disposizione avevamo l’equiseto e poi potevamo decidere se volevamo aggiungere del colore coi fiori oppure una linea utilizzando lo stesso equiseto oppure un ramo di salice.

Due giorni prima, per la mostra Il Fiore e l’Argilla in corso di svolgimento presso Pots, avevo utilizzato l’equiseto facendo una struttura intrecciata. Ora mi si chiedeva un grosso passo in avanti e un approccio senza barriere mentali utilizzando lo stesso materiale.

Il vaso a me ricorda tanto le tipologie di “decorazioni” che si vedono nei film di Tim Burton e soprattutto ha una forma a tornado rovesciato per cui ho cercato di prolungare il movimento. Non sapevo se la mia decisione fosse giusta, ma come suggerito da Ilse, ho mollato gli ormeggi e mi son lanciato nel vuoto.

E ad Ilse il mio volo è piaciuto.

Luca Ramaciotti

(foto di Ben Huybrechts)

Ringrazio sia lei sia Ben Huybrechts non solo per gli insegnamenti lungo la via dei fiori, ma anche quelli sul come si fotogrfa un ikebana (e ricordo che oltre che nelle lezioni reali potete seguirli in quelle virtuali sulla loro piattaforma) e soprattutto per la loro signorile, affettuosa, amichevole ospitalità. Con loro ti diverti ad apprendere perché lo fanno davvero con gioia e professionalità. Non si comportano da pomposi e saccenti cattedratici, ma da veri maestri nel senso più totale del significato di questa parola.

Concentus Study Group

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