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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

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Approfitto di questa vignetta segnalatami da Lucio Farinelli per fare un post che, immagino, sarà l’ultimo per il 2017 a meno che non trovi nuovi spunti di qui a qualche giorno di questo anno che per il Concentus Study Group è stato ricco di soddisfazioni e di attività con una programmazione di ampio respiro che ancora una volta ci ha ripagato dell’impegno profuso in questa arte. E nonostante i rigori del freddo invernale (qui a Viareggio siamo a 3°) siamo attivi e pimpanti più che mai. Non abbiamo tempo di riposarci perché già il 2018 è alle porte e con noi parte in quarta fin da gennaio.

Prima però di spiegare il perché del titolo di questo post vorrei ringraziare Ilse Beunen e Ben Huybrechts. Ho ricevuto stamani la newsletter di Ilse che viene inviata a chi è iscritto alla sua piattaforma online e nel ricordare il loro straordinario anno citano anche il workshop tenuto da noi in Italia a Roma. Sono due grandi professionisti, ma soprattutto due persone meravigliose che davvero amano e credono  in quello che fanno. Due grandissimi signori ed artisti. Da loro ho sempre imparato molto. Per questo mi ha fatto piacere che la mia maestra Lina Alicino li abbia incontrati quando erano a Roma.

Ma veniamo al post e alla vignetta.

Ieri al corso di Livorno abbiamo fatto un’importante ripasso sulle tecniche di ancoraggio degli ikebana nei vasi alti. Per chi non studia ikebana parlare di fissaggio non vuol dire molto, ma per noi è la base. I fiori non possono solo essere posizionati in un vaso, devono avere qualcosa che li sorregga in modo da non sembrare inermi, ma avere direzioni, profondità, forza e carattere. Le tecniche sono varie e le potete vedere qui. Ogni scuola può avere tecniche diverse, ma ognuna di esse serve appunto a far sì che il nostro lavoro sembri scaturire dal vaso in un equilibrio e movimento che contraddistinguono quest’arte da un’altra che veda la composizione di fiori in vaso (per quanto messi bene e con garbo). L’altro giorno introducendo il workshop a Lucca spiegavo come nell’ikebana è quasi più importante il percorso, lo studio che realizzare le composizioni. Mi spiego meglio su questa che è, ovviamente, una provocazione. Noi, su esempio dell’Alicino che ad ogni lezione ci faceva una piccola introduzione culturale sul Giappone, al primo incontro teniamo all’allievo una conferenza sulla storia, la filosofia e i concetti inerenti l’arte dell’ikebana o kadō (la via dei fiori come dico da sempre io qui nei miei post, frase che sembra riscuotere successo). Spieghiamo che sì faremo il primo stile della scuola Sogetsu (lo stile base verticale), che sì insegneremo come realizzarlo praticamente, MA che se noi non osserviamo il materiale, che non comprendiamo come lavorarlo al meglio e soprattutto non ci esercitiamo sempre e tanto abbiamo sbagliato tutto. Non faremo mai veramente ikebana. La pratica è fondamentale nello studio di ogni arte, ma nella cultura giapponese ancora di più. Pratica, osservazione, studio profondo (a tal proposito, e concetto, rimando alla lettura del sempre interessante “La via dei fiori : introduzione all’arte giapponese dell’ikebana” di Gusty Herrigel). Quando lo scorso novembre siamo andati al corso di Ilse con piacere abbiamo saputo che la lezione era un ripasso delle tecniche di ancoraggio in vari stili della scuola. Dico con piacere perché mi sarei esercitato con un’insegnante che ha moltissimi anni più di me (anzi approfitto per farle i complimenti per il traguardo del primo grado di Somu) e quindi un occhio più allenato ed attento del mio. E come diceva lei se non si pratica molto non si acquisirà mai la tecnica necessaria per far bene i nostri lavori.

Anzi attenzione a quei maestri che deridono la pratica e la tecnica perché vuol dire che non hanno compreso nulla del percorso che stanno facendo. Tecnica è, ad esempio, splittare alla perfezione un ramo e fare un ancoraggio resistente al primo tentativo. La pratica è ciò che ti permette di arrivare a questo livello. I nostri ikebana devono esprimere forza, vigore ed eleganza. Non l’avranno mai senza un profondo e serio studio dietro.

Il talento ne è solo la conseguenza. Faccio un esempio culinario. Un cuoco che non sa la giusta chimica (in senso letterale! Vi consiglio il libro di Hervé This “La scienza in cucina”) per cui un certo cibo cuoce ad una data temperatura e ha una reazione a questo processo come potrebbe saper creare piatti da essere stellato? Ma se uno pratica molto, studia bè.. il talento è solo la somma di tecnica e pratica ed è impossibile non svilupparlo. Sennò rinunciamo all’alta cucina (e mangeremo formaggio) o all’ikebana e possiamo sederci su una panchina a deridere il percorso altrui sulla via dei fiori per nascondere le nostre manchevolezze o qualcosa che non riusciamo a comprendere di questa arte (come si vede fin dalla prima lezione con l’attitudine di un allievo verso la correzione).

Nel titolo manca un altro elemento fondamentale per lo studio dell’ikebana. L’umiltà.

Nella mia breve, per ora si spera, carriera di ikebanista i veri maestri che ho incontrato non si davano mai arie in tal senso, anzi! Il rapporto tra studente e allievo era quasi paritario ovvero entrambi si lavorava assieme lungo la via dei fiori. Chi si sente arrivato ahimè è ben lontano in realtà da esserlo. L’essere maestro, insegnare è una responsabilità grossa. Devi essere davvero sicuro di sapere il più possibile da trasmettere, non ti devi mai accontentare del percorso effettuato, ma ampliarlo. Tempo fa con Lucio Farinelli abbiamo passato un’intera giornata a fare tecnica sul tema degli tsubo vases e ci è piaciuto molto. Non ci siamo nemmeno preoccupati di fare le foto, abbiamo splittato i rami, incastrati, fissati, tutte le tecniche provate ad Anversa da Ilse.

E ci siamo sentiti felici e soddisfatti come se avessimo fatto uno dei nostri migliori ikebana. Perchè questa è la via dei fiori. Non ciò che vediamo, ma ciò che sta dietro all’ikebana che comparirà in foto che potrà piacere o meno. Ma noi in cuor nostro sappiamo la verità. Che ci piaccia o meno.

Concentus Study Group

 

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