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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

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La citazione completa (di Shunryu Suzuki) che da il titolo a questo mio post è: Il vero segreto dell’apprendimento è avere sempre una mente da principiante perché nella mente di un principiante ci sono molte possibilità, nella mente di un esperto, poche.

Questa frase mi rimbalzava in mente in questi giorni dove ho dovuto pensare e creare 9 diversi ikebana per le due dimostrazioni che mi hanno visto impegnato a Firenze  e a San Marino. La difficoltà non è stato tanto idearle, quanto cercare di comprendere come potessi far arrivare al pubblico il messaggio di cosa fosse l’arte dell’ikebana e soprattutto le caratteristiche della Sogetsu. Fare una “cosa strana” può sì colpire l’immaginario del pubblico, ma io volevo che, seppur velocemente, si addentrasse nello spirito dell’ikebana.

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Mi sono chiesto se io spettatore ignaro, probabile interessato al Giappone o alle arti orientali avrei trovato ciò che esponevo chiaro per comprendere un’arte spesso stravolta da gente che si improvvisa senza aver mai preso una lezione o articoli inesatti che si leggono online o sui giornali. Per questo ho introdotto, utilizzando proiezioni di foto come le due qui riportate, anche termini come wabi-sabi o hananokokoro proprio per spiegare le peculiarità di una cultura e il perché l’ikebana si sia sviluppato proprio in quella nazione.

Dopo i 5 livelli effettuati per diventare maestro ho continuato a prendere lezioni, quando vado all’estero per lavoro se c’è un insegnante della Sogetsu chiedo sempre di avere una lezione perché amo davvero molto quest’arte, cerco di impararne il più possibile, voglio diversi imput e poi sento la responsabilità verso chi viene a lezione da me. Non posso insegnare cose inesatte o non saper rispondere a domande teoriche o pratiche degli allievi.

Devo dire che in questo Lucio Farinelli (che insegna con me a Roma ed organizza il nostro corso) la pensa esattamente come il sottoscritto ed è per questo che abbiamo sempre studiato e compiuto ogni passo assieme.

Una volta parlando con un’insegnante discutevo perché per lei era importante il talento in quest’arte ed io invece sostenevo che era importante la sicurezza tecnica. E’ ovvio che ci volgiono entrambi gli aspetti, ma senza una sicurezza tecnica si va poco avanti. Su questo insisto con le mie allieve fino allo sfinimento (loro lo so 🙂 ), ma se un giorno faranno mostre, dimostrazioni, corsi non voglio che si trovino davanti problemi che non sanno gestire. Infatti non mi ha sorpreso minimamente che nel nuovo libro del V livello della scuola (e relativo dvd di aggiornamento) si punti molto e si ripassi le tecniche di ancoraggio dei materiali nei vasi, ci siano proprio lezioni tecniche che abbiamo studiato fin dai primi passi e che  qui si rielaborano con maggior consapevolezza e anche in vasi particolari.

E qui si torna su un altro punto per me fondamentale. I vasi. Per Firenze avevo a disposizione dei vasi portati dall’Ambasciata del Giappone (mai usati, visti solo in foto per cui ho ideato degli ikebana virtualmente e solo mentre li eseguivo vedevo se le mie intuizioni erano giuste), per San Marino con Lucio abbiamo pensato quali vasi potessero dare una maggiore idea di ciò che era la nostra scuola per cui siamo andati da vasi per nageire allo tsubo, a due vasi da me ideati e realizzati allo stand.  Con Silvia Barucci abbiamo costruito ciò di cui necessitavamo per l’ancoraggio del materiale nei vasi e anche improvvisato quando abbiamo scoperto che il fornitore non aveva l’equiseto richiesto. Per cui velocemente devi riflettere, pensare cosa puoi fare, riconcatenare il materiale vegetale, i vasi, fare i giusti abbinamenti e per questo ci vuole talento, ma soprattutto tecnica ed esperienza.

Lina Alicino, la maestra che mi ha diplomato maestro, durante i cinque anni di corso richiedeva che si partecipasse a dieci eventi ed aveva perfettamente ragione. Fare solo le lezioni non basta, è importante vedere come il maestro organizza mostre, dimostrazioni, fargli da assistente, rubare con gli occhi ogni singolo movimento e gesto.

Ed io continuo a farlo con i maestri che incontro sulla mia strada. Chiedo, provo, riprovo ogni passaggio perché non mi so accontentare,  non mi voglio accontentare. Non voglio dire che più di quello non posso o non so fare.

Ogni step raggiunto l’ho visto come una partenza non un traguardo ed ogni cosa che realizzo la vedo con gli occhi del principiante, chiedendomi come il pubblico potrebbe interpretare il mio lavoro. Nel saluto finale del dvd di aggiornamento (già citato), la Iemoto appunto dice di vedere come i nostri lavori collimino con le persone che non conoscono quest’arte, cosa comunichiamo loro.

E la comunicazione, per me, è la base dell’essere sociale sia che sia verso la natura (hananokokoro) sia verso altre persone.

Concentus Study Group

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