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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

peritoLuca  Ramacciotti

(Ikebana e contenitore realizzato da Luca Ramacciotti – foto di Ben Huybrechts)

Non ho mai avuto hobby in vita mia, perché se inizio a praticare qualcosa ci metto tutto l’impegno possibile come faccio nel lavoro. Mi documento, studio, chiedo, cerco.

Così è stato con l’ikebana dal primo istante del mio percorso quando, con Lucio Farinelli, decidemmo di intraprendere questo studio.

Fin dall’inizio abbiamo cercato su internet, comperato libri, cercato informazioni, raccolto materiale di ogni genere (dalle hasami ai kenzan di tutte le forme, materiali e colori, ad ogni singolo attrezzo che ci possa essere utile) perché consapevoli, come diceva Socrate “di non sapere”.

Perché è ovvio che nessuno di noi sa tutto, qualcuno ne sa sempre più di noi. Ad esempio per fare il Renka ci siamo documentati ovunque e con chiunque per non fare una cosa errata. Se parliamo a nome dell’ikebana e della nostra scuola dobbiamo essere costantemente responsabili di ciò che diciamo alle persone o divulghiamo.

Per tale motivo non mi sento mai offeso quando un maestro mi fa delle correzioni, o mi spinge oltre la mia zona di conforto. Tutti noi ne abbiamo e dobbiamo, soprattutto durante un workshop,  travalicarle.

In questi ultimi due giorni si è tenuto a Roma un workshop internazionale di ikebana Sogetsu con le maestre Ilse Beunen e Anne-Riet Vugts che ha visto partecipanti da tutta Europa e anche da altri continenti e questo ovviamente ci ha reso felici.

Fin dall’inizio con Lucio abbiamo deciso di limitare il numero dei partecipanti perché volevamo che ognuno di loro avesse il loro spazio (anche fisico per non mettere più di una persona a tavolo anche se grandi) e soprattutto una giusta correzione del lavoro per non fare delle annotazioni veloci e frettolose. Anche perché i temi scelti erano davvero molto impegnativi. Anzi, approfitto di questo mio post, per ringraziare le due insegnanti di ciò che ci hanno proposto.

Sapevamo di invitare due grandi personalità dell’ikebana con due visioni molto simili, ma molto nette e personali, ma mai ci si sarebbe aspettati tanta generosità sull’insegnamento, sul cercare di dare un’ulteriore visione ed aspetto al nostro modo di fare ikebana. Non si sono risparmiate in nulla in questi due giorni. Davvero grazie.

Abbiamo cercato di dare materiali particolari e temi difficili perché, come dicevo prima, un workshop ti deve spingere a fare qualcosa di più che non faresti a casa tua, a compiere un passo in avanti lungo la via dei fiori.  Non stare, appunto, nella zona di conforto, usando materiali facili o dei vasi industriali (e qui mi inchino davanti a Sebastiano Allegrini ed Angelica Mariani che ci hanno permesso di utilizzare i loro straordinari vasi realizzati con una perizia ed un senso estetico davvero incredibili. Due grandi professionisti che amano la loro arte e che hanno anni di studio e preparazione alle spalle).

Il primo workshop a cui ho partecipato sabato mattina era stato ideato da Anne-Riet Vugts e prevedeva di utilizzare un tubo di plastica per realizzare il proprio contenitore. Si doveva giocare sulle forme, sugli equilibri, i contrasti di colore. Ho preso fiato e mi son lanciato nel vuoto non avendo mai prima di ora affrontato un tema del genere. E i dubbi erano molti dal poter sbagliare la forma del vaso (e quindi minarne la stabilità), alla forma da dare al mio lavoro, all’idea di mantenere saldi i principi dell’ikebana (pieno, vuoto, movimento, asimmetria equilibrio etc).

E’ satto molto entusiasmante mettersi così alla prova e quello in foto è il risultato finale.

Concentus Study Group.

 

 

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