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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

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(Ikebana di Lucio Farinelli)

Spesso a lezione consiglio di dare un’unica direzione agli ikebana in stile libero perché questo dà al lavoro una maggior forza, ma, come per tutte le regole c’è un ma. Approfitto dell’ikebana del Maestro Lucio Farinelli a sua insaputa e glielo “sciuperò un poco” con dei fotoritocchi, ma è per spiegare tutto per il meglio.

Se notiamo l’ikebana di Lucio ha 3 direzioni.

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Quindi secondo ciò che predico perde forza l’ikebana? Teniamo sempre conto di una cosa. Abbiamo a che fare con del materiale vivente che ha linee, forme e colori completamente diverse di volta in volta e che tutto cambia ancor di più a seconda del vaso usato.

Ma andiamo per ordine. Mi scuso già con Lucio e con Silvia Barucci (la nostra grafica) per lo scempio che sto per  fare, ma non mi interessa fare una clonazione pulita è solo per esempio (oddio a volte ho visto online foto di ikebana dove gli effetti di fotoritocco son ben palesi e visibili, ma questo è un altro discorso).

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Ho “tolto” il ramo di sinistra per cui ho una linea verticale ed una che con il materiale segue la linea del vaso.

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Continuiamo a levare, via il materiale di destra (si cerca una sola direzione, no?). Cosa abbiamo? Una sola direzione, ma…. abbiamo anche semplicemente dei fiori inseriti (bene) in un vaso. Ecco la differenza tra un ikebana ed un flower arrangement è sostanzialmente questo. Gli ikebana devono avere l’idea di materiale “libero” in “movimento” che ha un suo particolare spazio. Se noi vediamo degli ikebana che danno l’idea di staticità… non sono ikebana o non sono ben fatti. Non è che si muovono perché hanno direzioni varie (che so a raggiera) o molte linee (spesso confusionarie), ma perché quando vedi il lavoro ti pare che il materiale sia lì con leggerezza, che si stia muovendo nello spazio, che il tutto sia “naturale”.

Torniamo di nuovo alla foto originale.

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Eccoci all’eccezione della regola. Abbiamo un vaso a tetraedo che a me piace molto e che pare di paglia (ma è ceramica!) la cui forma è ben solida e allora gli diamo uno slancio verticale che ci alleggerisce il tutto, ma come abbiamo visto non basta. Giustamente Lucio ha messo a sinistra una linea di fuga visuale che segue il lato di destra del contenitore come ne fosse un’emanzione e sottolinea la tridimensionalità della parte verticale. La parte in basso a destra collega le due parti ed è come se fosse la parte terminale del ramo di sinistra e si rivolge verso chi guarda come ad invitarlo.

Quindi le regole ci sono e sono importantissime (non per altro si studiano per quattro anni – se si fa il percorso coi giusti tempi di assimilazione) e ci permettono, nella loro varietà, di applicare quella giusta al momento opportuno. Quindi quando io dico alle allieve che è meglio una sola direzione è perché in “quel momento” è giusto così. Si sa che l’ikebana è un mondo in continuo cambiamento e fluttuante proprio perché dipende dal materiale che abbiamo a disposizione. La forza dell’ikebana Sogetsu è che non avendo “stili” abbiamo un’infinita possibilità di concatenazioni di idee. Se le sappiamo (o vogliamo) sfruttare tutte per non fare sempre lo stesso tema o sfruttare la medesima idea.

L’importante è sempre comunicare leggerezza, equilibrio e movimento.

Spesso qui ho parlato del “materiale non convenzionale” usato da noi della Sogetsu. Se ricordate un mio post dello scorso anno (Abstract Composition using paper and other materials) ad esempio sia io sia le mie allieve utilizzammo della carta (non qualunque nè pesante) che lavorammo con un processo particolare (descritto nell’articolo) affinchè nonostante non fosse più modellabile (accartocciarla, strapparla etc) risultasse leggera e dinamica sull’ikebana. Sennò sarebbero sembrati dei corpi estranei pesanti e statici. Idem quando al recente Pitti ho utilizzato i fogli di gelatina. Nulla deve andare a discapito del nostro equilibrio e movimento.

Se vediamo le grandi installazioni Sogetsu è incredibile come siano tutte di una leggerezza unica. Questo è l’esempio da tenere sempre a mente e a cui riferirsi.

Sennò non si sta facendo la giusta via dei fiori. I fiori sono leggeri non possiamo noi trasformarli di volume.

Concentus Study Group

 

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