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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

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Inizio questo articolo con il titolo che è una citazione di John Berger e con una foto che non è un ikebana (come non lo saranno le successive) per parlare del workshop di fotografia tenuto in Versilia dal maestro Rinaldo Serra.

Il workshop intensivo era su due fine settimana che per me sono diventati quattro giorni di seguito dato che nel primo weekend ero impegnato con la regia de “La Traviata” presso il Festival Puccini di cui pubblico una fotografia scattata alla prova generale proprio da Rinaldo Serra.

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Come sanno chi segue questo mio blog e le mie allieve per me non si può diventare maestri di ikebana se non si sa ben fotografare il proprio lavoro. E’ una condizione indispensabile. Non chiedo di diventare fotografi professionisti, nemmeno io lo sono ovviamente, ma di mettere cura nello scattare sì. Probabilmente questa mia “fissa” è dovuta al fatto che quando ero io studente nessuna maestra si curava della foto degli ikebana per cui non ho traccia del mio percorso di studio (se non per foto con muri gialli, quadri, mobili con suppellettili e luci basse per cui inguardabili), ma è anche vero che viviamo in un mondo fatto di immagini per cui non si può vedere ikebana con rami fuori all’inquadratura o dietro il ritratto della nonna estinta o un conchino di fiori o il centrino della zia Belarda. Come non si possono vedere inquadrati male, foto mosse oppure costantemente effettate con luci sparate e post produzione per renderle abbaglianti come se gli ikebana fossero stati lavati col Dash.

Come ovviare a tutto ciò? Studiando. Come oltre l’ikebana si deve studiare anche fotografia? Diciamo che se si vuole diventare maestri con me si deve anche avere l’idea chiara di come si fotografa un ikebana. Per cui ho apprezzato particolarmente Anne, Daniela e Silvia che han fatto una due giorni a Viterbo con il Maestro Giuseppe Cesareo e Ilaria, Nicoletta (più il marito Fabio) e Silvia che hanno fatto questo percorso con me in questi giorni.

Cosa si impara in quattro giorni? Di sicuro la consapevolezza che si apre una piccola porta su un mondo infinito di cui sappiamo ben poco, ma avremo in mano un apparecchio fotografico che conosceremo meglio, sapremo cosa sono i tempi, i diaframmi, come fare l’inquadratura, come mettere a fuoco il soggetto per non andare a perdere la profondità di campo o quel dono immenso che è la luce e sapere come questa incide sul nostro lavoro e quanto ci possa aiutare a volizzarlo sia per definizione sia per colori e luminosità e come muti col passare dei minuti.

Metto qui alcuni esempi della stessa composizione che apre l’articolo e che vi assicuro nessuno di essi è stato rielaborato al pc per cui prendetele per quel che sono, non foto artistiche, ma esempi di studio.

Come si vede la scena è la stessa (mi si perdoni per la penultima foto che vado fuori sfondo bianco, ma non c’era altra possibilità), ma cambia continuamente per forme, volumi, sensazioni e.. colori!

Il set è fatto con del semplice cartoncino bristol e… alcune malizie (come dice lui) che ci ha insegnato il maestro Serra.

So socraticamente di non sapere, ma grazie al maestro Serra ho maggiore consapevolezza del mio strumento e so che devo guardare il mondo che mi circonda con occhi diversi anche se tutto il workshop era, ovviamente, finalizzato al mondo dell’ikebana.

Nessuno nasce imparato e non si può avere l’arroganza di pensare di fare belle fotografie senza i consigli o le lezioni di un maestro  (come tutti sanno per me fu illuminante l’incontro con Ben Huybrechts) e anzi ringrazio il maestro Serra per i (bonevoli) rimbrotti fattimi in questi giorni perché ogni critica è un passo in avanti e permette di migliorarsi. Come lo ringrazio del dono di uno scatto di cui vi parlerò nel prossimo post.

Avere la fortuna di incontrare questi personaggi che donano con passione e generosità la loro sapienza è un dono immenso.

Per cui ringrazio, anche a nome delle mie spossate, ma felici allieve, il maestro Serra per la sua bravura, chiarezza, pazienza e per la professionale passione che mette nella sua arte.

Concentus Study Group

 

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