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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Da circa 18 anni sono socio Swarovski, dopo che mia nonna paterna, mi regalò quello che sarebbe divenuto il primo pezzo della mia collezione dove, ovviamente non potevano mancare i fiori…08062017-_MG_9257

(un piccolo campionario dei pezzi dedicati al tema fiori in mio possesso)

… o i riferimenti al Giappone.

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Negli anni l’estetica della Swarovski è molto cambiata, da sfaccettature abbozzate ad una perfezione inimitabile. Vero costano cari, ma la qualità si paga sempre.  Non ho mai compreso chi in casa si mette le copie degli Swarovski, quelli che potremmo definire Fintoski, né sinceramente chi li realizza. Sarà che non ho mai amato le copie o chi copia magari spacciandosi pure per originale.

Pensiamo alla natura. Ogni fiore ad una prima occhiata ci pare uguale all’altro, ma se osserviamo bene ogni singolo petalo, foglia si differenzia, si caratterizza. Per questo in ikebana ogni elemento deve avere il suo spazio. La difficoltà del tema della Massa nella scuola Sogetsu è proprio di “ammassare” i materiali senza dare l’idea di mancanza di spazio, di costrizione,  di una cosa statica, senza alcun movimento o possibilità di compierlo.  La forma deve suggerire qualcosa di non statico, non il materiale magari piegato per suggerire il movimento che in realtà ad un’occhiata più  approfondita manca o che pare schiacciato nel vaso o tra le sue pareti.

E noi che ci occupiamo di ikebana dobbiamo servirla, non usarla per cercare di metterci su un piedistallo in cerca di attenzioni ed elogi; l’arte deve sviluppare la nostra anima, il nostro cuore, il nostro cervello non l’ego. L’IO ci porta a sminuire l’arte che dovremmo divulgare e servire, a non renderci conto di ciò che ci accade attorno o creare dei cloni quasi a livello industriale. Si deve puntare sempre all’originalità non mettendo fiori storti, foglie piegate a fisarmonica o rami a testa in giù se non hanno un reale motivo di stupire. Dobbiamo lasciare che il nostro cuore e la natura dialoghino, si rapportino in maniera spontanea.

Di recente ospite a Merano dalla mia allieva Patrizia Ferrari ho realizzato questo ikebana.

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Un ikebana in apparenza semplice,  nulla di eclatante. Tutto è partito dalla visione di questo vaso, posseduto da Patrizia, e delle ortensie blu nel suo giardino condominiale. Tema: Colore del vaso. Non potevo certo disboscare la pianta per cui ho osservato bene l’andamento dei rami e scelto i fiori , aiutato da Chiara Giani,  rimuovendo poi le foglie in eccesso (e tra l’altro più foglie si vanno ad eliminare e maggiormente arriverà al fiore acqua) per creare una struttura dinamica che desse l’idea di sgorgare naturalmente dal vaso (mentre il tutto era sorretto da un robusto tate-no-Soegi-dome). Questo mi hanno ispirato vaso e materiali. Troppo semplice? Può essere, ma ero io, la mia anima, il mio medesimo in quel momento e ho provato gioia nell’eseguire il lavoro. Questo io cerco in questa arte. Il mio piacere personale, la mia crescita. i like e i ❤ li lascio ad altri talmente presi da tutto ciò da spatafasciarsi (non cercate questo termine sul vocabolario perché non esiste) in complimenti senza nemmeno accorgersi di commentare post dove il nome della scuola, che dovrebbero rappresentare e tutelare, è scritto in modo errato.

Lo so sono particolarmente pedante su questi temi, ma cerco sempre di tendere verso la Swarovski e mai verso i fintoski per cui mi documento, faccio molta attenzione a ciò che scrivo e dico e se sbaglio e mi correggono ringrazio sempre perché in quel momento ho appreso qualcosa di nuovo e ho fatto un passo avanti.

Per questo per me l’originalità non è mai stata mettere i rami capovolti, ma realizzare per la prima volta ikebana per hall di teatri, ikebana e profumi, ikebana e moda etc. I primi. Sempre. Poi ovviamente ci sono gli ammiratori che ti omaggiano. Copiandoti.

Siamo stati anche i primi, sempre in Italia, a sviluppare il rapporto tra ikebana e ceramica molto importante per la nostra scuola. Ho avuto il piacere e la fortuna di conoscere molti ceramisti italiani e a Roma ne abbiamo incontrati diversi (con cui abbiamo anche collaborato con mostre) prima di fermarci da Sebastiano Allegrini.  La scelta su di lui è stata tanto naturale quanto obbligatoria.  Prima di tutto la più che decennale preparazione  (non potrei mai affidare me o i miei allievi ad un ceramista che studia questa arte da due o tre anni) perché ovviamente all’atto pratico si vede sia nella realizzazione finale (vasi di aspetto grezzo e pesante) sia nell’insegnamento. Sebastiano (oltre ad avere una passione e cultura sul Giappone ed un’estetica perfetta per noi della Sogetsu) può insegnarti qualsiasi tecnica (dal colombino, alla lastra, al tornio), ha a disposizione tutti gli strumenti necessari, sa come farti fare certi lavori con l’utilizzo di ceneri, sabbie, metalli e, cosa ovviamente non indifferente, sa come smaltare i vasi sia per esperienza personale, sia per il quantitativo incredibile di smalti che ha nel suolaboratorio sia per come ne studia sempre di nuovi e ti insegna come abbinarli sia tra di loro sia in base alla tipologia di vaso. Sebastiano è Swarovski. Anche perché lui stesso studia continuamente,  sperimenta, realizza. Sentendo le sue spiegazioni ai workshop  si comprende quanta passione metta nella sua arte. In due anni di studio (purtroppo non costante per via del mio lavoro) grazie a lui mi si è aperto un mondo. Ed inizio quasi (e sottolineo quasi) ad essere soddisfatto dei miei infinitesimali progressi. E provo gioia nel fare queste cose come dicevo prima per ciò che concerne l’ikebana. Credo sia fondamentale fare ikebana (o un’altra arte) per soddisfare il bambino felice che è in noi, per scollegarci dalle contingenze della quotidianità e portarci in un mondo al di là dei mondi. Se si leggono le lettere dei grandi artisti si vede come anche all’apice del successo non abbiano mai smesso di continuare a studiare, a provare nuove strade, documentarsi, non hanno mai detto che erano dei grandi né si crogiolavano in titoli o sgomitavano per farsi spazio. Perché appunto erano dei grandi e servivano l’arte a cui si erano dedicati invece di servirsene (il gioco di parole è ovviamente voluto).

Saper fotografare bene un ikebana è importante per  cui perché nasconderci dietro un dito o a scuse? Anche in questo abbiamo sempre puntato alla perfezione  (e ancora non l’abbiamo raggiunta) sia affidandoci a professionisti del settore da Lorenzo Palombini a Rinaldo Serra sia realizzando workshop con fotografi come Ben Huybrechts e Giuseppe Cesareo. Per i miei ikebana casalinghi possono anche bastare le mie foto, ma per mostre, dimostrazioni etc. devo umilmente e con coscienza cedere il posto agli Swarovski del settore.

Anche nel mio lavoro ho sempre preteso il massimo da me stesso e passo tranquillamente dal ruolo di assistente di regia a quello di regista assistente a regista perché, per me, non conta il titolo, ma la qualità del mio lavoro. Quando artisti con cui ho lavorato mi hanno fatto delle referenze ho gioito non per i complimenti ricevuti,  ma perché so che il mio impegno era stato riconosciuto.

Un abito,  un profumo, un qualsiasi prodotto o lavoro può costare poco. Perché quindi spendere di più? Per la qualità e la durata. Un profumo da poco dura molto meno (e puzza fidatevi) di uno di autore e vi darà meno gioia allo spirito. Anche in questo campo ci siamo sempre rivolti ai migliori perché appunto io colleziono gli Swarovski non i fintoski e la qualità della vita, del cuore e dello sguardo per me è fondamentale.

Concentus Study Group

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