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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

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Come lo scorso anno si fece una gita “fuori porta” ospiti di Chiara Giani, così quest’anno siamo stati accolti da Patrizia Ferrari (e da suo marito Francesco) a Merano. Ovviamente la “scusa ufficiale” è di fare assieme una lezione di ikebana, ma in realtà è per godere della reciproca compagnia. Spesso in questi post ho parlato di squadra e di amicizia lungo la via dei fiori e di come il nome del nostro Study Group significhi: Armonia risultante dal suono concorde di più voci o strumenti. Ebbene in entrambi i casi siamo stati accolti con una gentilezza, con una passione che spero possano provare altri maestri di ikebana come accade a me e a Lucio Farinelli. Oltre a metterci disposizione casa e tempo libero, Patrizia ha procurato bellissimi fiori, su nostra indicazione, per le tre lezioni effettuate  il 2 giugno scorso e per una extra (non programmata) fatta il sabato mattina sia per usare il materiale avanzato, sia per la gioia di lavorare assieme. Esiste un video sul nostro profilo Instagram dove io giro per casa di Patrizia mentre tutti si accingono a fare ikebana che sembro stordito. In effetti lo ero perché tanto affetto davvero mi frastorna a volte e mi rende felicissimo.

E dato che tra di noi c’è questa armonia avevo deciso anche di sperimentare una tipologia di ikebana che in Italia, a quanto io sappia, non era mai stato fatto prima: il Renka.

Per la prima volta ne avevo sentito parlare nel suo blog da Lennart Persson. Dato che in Italia non mi sapeva dire nessuno circa questo modo di comporre ikebana ideato da Hiroshi Teshigahara ho chiesto lumi sia a Ilse Beunen sia a  Mika Otani (grazie ad entrambe). Il Renka deriva dal Renga (da Wikipedia:  Il renga (連歌), o poesia a catena, è uno stile poetico nato in Giappone nel XV secolo. Il componimento alterna due tipi di Strofa (ku) tipiche della metrica giapponese tradizionale, una composta di 17 morae spesso ricondotta a tre versi di 5,7 e 5 morae e l’altra di 14 morae, articolata in due versi di 7. Ogni poeta che partecipa al Renga prosegue la composizione inserendo alternativamente uno dei due tipi di strofa. Pur esistendo esempi realizzati da un solo autore, il Renga è tradizionalmente un passatempo colto e letterario in cui diversi partecipanti si alternano inserendo ciascuno un ku continuazione dei versi precedenti. Dalla strofa iniziale del renga deriva l’Haiku). Secondo Hiroshi Teshigahara “questo stile permetteva una molteplicità di espressioni che potevano essere ampliate dallo scontro o dalla concorrenza di due singoli stili: l’inaspettato e imprevedibile risultato di tale lavoro cooperativo trascendeva quindi l’individuo. Tutti i tipi di possibilità a disposizione con l’unica incognita dovuta al fatto che se non si lavorava alla pari il lavoro sarebbe stato destinato al fallimento.”

Il “gioco” sta anche nel limitato tempo che viene dato a disposizione ad ogni singolo ikebanista nello scegliere il vaso, il materiale e cosa realizzare. Ovviamente senza comunicare nulla al giocatore successivo che si troverà quindi costretto anche ad improvvisare.

Ad aprire le danze il maestro Lucio Farinelli.

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Questo il suo ikebana realizzato nel giradino della casa di Patrizia (gli ikebana erano posizionati su di un tavolo in esterno) dove finalmente aveva a disposizione la betulla che da tempo desiderava utilizzare in un ikebana e gli altri materiali scelti per raccordarsi anche alla forma e al colore del vaso.

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E’ poi stata la volta della padrona di casa che ha utilizzato due contenitori con dei cromatismi che, pur andando a “scontrarsi” con quelli di Lucio si armonizzavano perfettamente (anche grazie ad un richiamo del melograno).

Ecco il prosieguo di Patrizia Ferrari.

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Terza a mettersi in gioco Ilaria Mibelli

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Ilaria ha ripreso i colori e le morbidezze del lavoro di Lucio andando così ad abbracciare con lui quello di Patrizia posto al centro.

Chiara Giani ha collocato il suo lavoro tra i vasi già posizionanti creandone un cuore pulsante che ha unito tutti i lavori.

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Penultima chiamata in gioco Silvia Barucci che si è staccata completamente dalle forme e dai colori precedenti, ma come si vede in foto, è riuscita a fare un ikebana che si è armonizzato al tutto e che non era un corpo estraneo.

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Ultimo a scendere in pista il sottoscritto. Dalla sera precedente uno dei vasi posseduti da Patrizia mi aveva colpito per la sua peculiarità e vedendo il lavoro svolto fino a quel momento per forme, colori e posizione dei vasi (tutti piuttosto vicini) ho deciso non solo di utilizzare il contenitore che mi aveva tanto colpito, ma di posizionarlo distaccato dagli altri collegandolo poi con la posizione del ramo di melograno scelto sia per il colore del vaso sia perché così chiudevo il cerchio iniziato da Lucio Farinelli.

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Un’esperienza piacevole, divertente ed istruttiva.

Concentus Study Group

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