Skip to content

Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Monthly Archives: maggio 2017

_MG_8484a

(Ikebana di Luca Ramacciotti – Vasi di Sebastiano Allegrini e Luca Ramacciotti)

Inizio questo post con una citazione di Georges Braque che ho utilizzato per il titolo perché stamani guardavo le ponie che avevo usato per il mio precedente ikebana e mi dispiaceva vederle lì nel vaso senza ancora una volta utilizzarle per un ikebana. Il maestro Farinelli stesso mi ha proposto, data la loro straordinaria bellezza, (e vorrei farvi sentire il loro profumo!) di non lasciarle sfiorire così e mi sono messo a riflettere.

Sofu Teshigahara nel Kadensho afferma: “C’è il fiore e c’è il vaso. Abbiamo bisogno del vaso perché abbiamo il fiore. Il tipo del vaso determina il fiore. Entrambi richiedono e definiscono l’altro. Il fiore è fatto da Dio, il vaso è fatto dagli esseri umani. Ogni cosa dipende dall’interazione di questi due oggetti. Il loro incontro sembra casuale, ma in realtà non lo è. La casualità è necessaria. L’ikebana è un mondo di incontri.

A disposizione avevo due tipi di peonie diverse per colori e forme, come potevo unirle insieme? Tra l’altro essendo molto aperte ponevano un forte problema estetico. Così mi è venuta in mente la lezione del terzo livello Two or More Containers; due vasi avrebbero potuto “reggere” l’impatto di questi importanti e un poco ingombranti fiori. Due vasi che mettessero in risalto il colore dei fiori.

Quando siamo a lezione insegnamo agli allievi l’argomento di turno, ma spesso ci si accorge come un tema in realtà spesso ne possa inglobare altri e questa è la genialità del percorso di studio ideato da Sofu. Infatti questo ikebana potrebbe appartenere tanto a Two or More Containers quanto a Color of Container (avevo deciso di usare due vasi diversi di colore), ma anche Shape of the Container perché non avrei scelto due vasi uguali o WhitnFlowers Only poichè non sarei ricorso all’aggiunta di rami o foglie o altro.

Il 48 Principio della Sogetsu afferma: Ricorda che ci sono sempre nuovi e sorprendenti temi e approcci per realizzare ikebana.

Per primo ho scelto un vaso del maestro ceramista Sebastiano Allegrini e davanti vi ho posto un mio piccolo vaso fatto a lezione da lui; ho guardato come abbinare le forme ed i colori tra di loro.

Per la foto avrei voluto lo sfondo bianco, ma… era a lavare. Per cui ho fatto ricorso a quello nero. Le peonie sono un poco sciupate è vero, ma le trovo lo stesso di una bellezza e delicatezze uniche.

Concentus Study Group

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

18268111_1714263908588422_3649361595529875219_n

Inizio questo post con un’immagine che aveva pubblicato su Facebook la mia allieva Silvia Barucci e il titolo è parte di una citazione di Aldous Huxley che nella sua interezza recita: “Anche l’arte ha la sua moralità, e molte delle regole di questa moralità sono le stesse dell’etica comune, o perlomeno analoghe.”

Di carattere sono sempre stato portato (forse anche per i miei travagliati primi 24 di anni di vita per ciò che concerneva la salute) al “subito”, a non rimandare nulla perché come diceva un certo Lorenzo de’ Medici “di doman non c’è certezza.”  Per carità non voglio fare come il frate predicatore del film Non ci resta che piangere, anzi vi lancio un trekker augurio di Live long and prosper, ma l’ikebana stesso ci insegna l’impermanenza della vita e la sua bellezza proprio in quanto transitoria.

Ieri mentre fotografavo questo mio ikebana

_MG_8396a.jpg

mi si presentava un problema immanente, ad gni scatto le peonie gialle si aprivano sempre di più (non vi dico ora che cosa sono di grandezza!). Una difficoltà per me, ma sarebbe stato bello filmare questo processo e “registrare” il profumo che aprendosi diffondevano nell’aria andando ad unirlo a quello del Lathyrus odoratus.

Per questo quando ero a metà del primo livello di studio (e nemmeno sapevo se avrei proseguito il cammino) avevo già il set base: suiban, mezzo suiban e vaso alto. E come me il maestro Lucio Farinelli (deve essere per quello che non solo abbiamo studiato assieme, ma lavoriamo con i medesimi intenti ideologici).

Quando nel 2011 organizzammo (io e Lucio) per la prima volta un corso in maniera autonoma si fece una spesa immediata che non si sapeva se sarebbe stata vana o meno (potevamo in futuro non riuscire più ad organizzare degli altri corsi, ma per fortuna non è andata così): comprammo i vasi da dare a lezione agli allievi (ovvero i suiban e i vasi alti più altri per lo stile libero), i kenzan e le hasami. Ovviamente si notava subito chi seguisse davvero con passione (andando a dotarsi di tutta l’attrezzatura necessaria), chi con interesse (ma seguendo solo le lezioni) e chi era venuto tanto per dire che faceva una cosa particolare. A chi è maestro questo salta subito agli occhi, come (spero!) risulti a chi viene da noi di non trovarsi davanti ad un corso casalingo o amatoriale nemmeno quando si fa un workshop perché anche li dotiamo gli iscritti di vasi idonei. Non potrei mai usare dei vassoi di Ikea dove il kenzan è quasi più alto del bordo (e l’acqua che deve coprire le punte del kenzan?) o del materiale che non si “parla” nè per forma o colore perché il “tanto per fare” non è nel mio stile nè mai lo sarà. Nè, per pura piaggeria o interesse, andrei a lodare colleghi che lo fanno. Proprio perché “Anche l’arte ha la sua moralità” e direi che un maestro ha anche una deontologia da tener presente e trasmettere.

18199200_731352027036874_3752312056784369903_n

(anche questa immagine l’ho prelevata dal profilo Facebook di Silvia Barucci)

Ho sempre ammirato allieve che ogni loro risparmio lo versano lungo il cammino dei fiori, allieve del I livello che hanno partecipato con gioia ad ogni nostra proposta, allieve che ci chiedono di ripetere delle lezioni (come è successo lo scorso sabato) perché comprendi quanto loro siano davvero animate da sincera passione. Non parlo di talento, ma di cuore. Ed è importante perché è il nostro cuore a fare sì che si facciano ikebana e non delle composizioni di fiori. E per tale motivo con gioia e riconoscenza pubblico i loro lavori fatti a lezione con tanto di nome e cognome, perché lo meritano. Non li pubblico come se fossero laovri miei i di anonime persone. L’ikebana trasmette sempre qualcosa, non è solo un esercizio di stile o di tecnica. Non è un equilibrismo, è poesia.

Il terminare i cinque livelli della Sogetsu e diventare Maestro non significa nulla se non ami davvero comunicare e farlo nei migliori die modi. Per me sarebbe tanto più semplice (e la mia schiena martoriata mi ringrazierebbe) portare vassoi invece di vasi, niente annaffiatoio (tanto non si mette l’acqua nel vaso), niente sassi per coprire il kenzan etc. Sarebbe anche facile lasciare che l’allievo faccia a lezione quel che gli pare (così lo rendiamo felice e non rischiamo di perderlo) o smontare il suo lavoro senza considerare la sua idea, ma trasformandolo secondo il nostro gusto. E se all’inizio ci siamo dotati di vasi industriali, poi abbiamo avuto la fortuna di conoscere ottimi ceramisti ed affidarci a loro. Fotografi che ci hanno fatto comprendere come migliorare le nostre foto e il nostro sito (spero nessuno si ricordi dei nostri terribili esordi 🙂 )

In questi giorni di battuta finale per il workshop che abbiamo organizzato per il prossimo ottobre siamo felici di constatare l’interesse suscitato (grazie ovviamente alla professionalità nota delle due maestre coinvolte Ilse Beunen e Anne- Riet Vugts) anche fuori dai confini europei e questo ci ripaga di qualsiasi fatica che stiamo facendo o del fatto che stiamo già organizzando un workshop per il prossimo gennaio ed un altro per l’ottobre 2018…

E proprio perché per me l’ikebana è poesia sono felicissimo che uno dei temi del workshop di ottobre sarà il wabi-sabi in ikebana. Siete uttti invitati a scoprire la bellezza dove non la si penserebbe.

Concentus Study Group

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Immagine1

(a sinistra installazione di Sofu Teshigahara a destra opera di Marcel Duchamp)

Quando al MAXXI tenni la conferenza inerente l’ikebana Sogetsu sottolineai come l’arte moderna avesse molto influito sul percorso artistico della nostra scuola. Se l’Occidente ha subito la fascinazione del mondo orientale (vedasi Van Gogh) è innegabile che sia accaduto anche l’inverso (nella conferenza paragonavo alcune installazioni di Sofu alla land art oltre al surrealismo come si può vedere nel montaggio fotografico di apertura del post).

Il connubio arte – ikebana non era una novità, basti pensare alla scuola Ohara e alla composizione Rimpa (un tipo di ikebana ideato dal terzo direttore della scuola, Houn Ohara, e che si basa sulle opere altamente decorative della Scuola Rimpa, che fiorì durante il periodo Edo. L’obiettivo è quello di catturare nell’ikebana le qualità decorative dei materiali e gli effetti complessivi di design tipici delle opere d’arte del Rimpa).

La Sogetsu però pare andare a prediligere soprattutto l’arte occidentale moderna (basti pensare all’incontro tra Sofu Teshigahara e Andy Warhol nel 1970) nel suo sperimentare forme, colori e materiali pur rimanendo sempre nel solco della tradizione secolare dell’ikebana.

Nel regolamento per gli insegnanti viene chiesto non solo di sfruttare le doti personali di ogni appartenente del gruppo, ma di ampliare il proprio sguardo partecipando ad eventi, mostre etc. e per questo coinvolgo sempre le mie allieve in tali proposte, ma accolgo volentieri anche inviti, come quello di ieri, dell’Istituto Giapponese di Cultura per l’inaugurazione della mostra il cui titolo è il medesimo di questo mio scritto.

image002.png

Riporto il comunicato stampa ricevuto:

“AMANO Kazumi, Ay-Ō, FUKAZAWA Yukio, FUKITA Fumiaki, HIWASAKI Takao, KAMIYA Shin, KANAMORI Yoshio, KIMURA Kōsuke, KUROSAKI Akira, KUSAMA Yayoi, KIYOTSUKA Noriko, NAGAI Kazumasa, NODA Tetsuya, OKABE Kazuhiko, ONOGI Manabu, ONOSATO Toshinobu, OZAKU Seishi SAITO Yoshishige, TAKAMATSU Jirō, TAMURA Fumio, YAYANAGI Go, YOKOO Tadanori, YOSHIDA Katsurō, Lee U-FAN
Dal BOOM economico degli anni ‘60 al BEAT post68, fino alla bolla speculativa, la BUBBLE (economy) nata negli anni ‘80 ed esplosa nel decennio a seguire: il racconto per icone di un paese che si guarda attorno concentrandosi su se stesso. Il mezzo è l’incisione, arte in cui i giapponesi sono maestri dalla notte dei tempi, i temi sono mille, le opere 54, i nomi 24. In collaborazione con la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, dalla collezione dell’Istituto Giapponese di Cultura in Roma; storia nella storia, tra acquisizioni e motivazioni, museologia, sociologia e relazioni internazionali. E arte, sopra e nonostante i tempi.”
Con il maestro Lucio Farinelli abbiamo non solo osservato bene queste opere (in esposizione fino al 12 ottobre), ma anche notato le descrizioni di come sono state eseguite. O di materiali utilizzati dagli artisti in altre tipologie di opere rispetto all’incisione come tavole di compensato che venivano traforate con il trapano per poi aggiungervi materiali vari.
Questo subito ci ha ricordato una lezione presente sui nostri vecchi libri di studio del IV livello (Dried Material Relief on Playwood or Cardboard) e di recente ripresa nel nuovo testo del V livello (Relief Works) dove si vanno a creare dei “quadri” tridimensionali. Materiale secco, colorato si va a comporre in maniera artistica e seguendo le “regole” dell’ikebana.
Nel 2011, presso il Gran Teatro Giacomo Puccini, tenni una dimostrazione di ikebana per celebrare la Madama Butterfly proveniente dal Giappone per la regia di Takao Okamura, scene di Naoji Kawaguci e costumi di Yasuhiro Ciji.
223639_10150279988437509_714737508_7549453_5955212_n
281748_10150279988557509_6264863_n
Per l’occasione feci anche un ikebana nella hall del teatro ed una parte dell’allestimento era costituito proprio da un pannello in cui cercavo di “unire” la bandiera del Giappone (quindi un quadrato di legno che avevo colorato con vernice bianca mescolata a sabbia per renderlo materico e al centro delle canne tinte di rosso) a quella dell’Italia (simboleggiata da tre giunchi verdi che si univano ai colori della precedente).
IMG_5887

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Screenshot_20170504-231526

Stasera ho avuto l’onore e il piacere di vedere questo mio ikebana (e mia foto) essere ripostata sul profilo instagram di Solomon’s Beard in segno di apprezzato per il lavoro svolto.

Utilizzo quotidianamente i loro prodotti (tutti naturali) e in particolare quest’olio al sandalo giapponese (pre rasatura) tanto che mi è venuto naturale collocarlo accanto ad un piccolo ikebana.

La Sogetsu è una scuola che permette questa tipologia di lavori come già abbiamo effettuato nel passato (ikebana e profumi – Essenza, ikebana e vestiti Erba e Luna o ikebana per allestimenti di banchetti Domon Ken all’Ara Pacis e l’ikebana Sogetsu) come viene ricordato anche nella lezione trentesima del nuovo libro del V livello il cui titolo è lo stesso di questo mio post.

La Sogetsu è una scuola proiettata nell’ambiente circostante, nella vita quotidiana, nell’arte moderna e per questo continua fonte di spunti e suggestioni.

Concentus Study Group

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Screenshot_20170501-095026

Già in passato qui avevo dato alcuni consigli di lettura sia di ikebana (Exploring Ikebana, Sofu his boundless world of flowers and Form) sia di cultura generale (Sull’estetica giapponese, La porta stretta). Fin da adolescente (prima con fatica leggevo gli Albi di Topolino, poi ho incontrato un’illuminata ed illuminante insegnante di lettere alle medie) son stato tanto un lettore vorace quanto disordinato (saltavo da un genere letterario all’altro) e nemmeno l’Oriente è stato salvato da questo mio modo compulsivo di fare e se sono passato da leggere qualsiasi libro sull’ikebana (non solo quelli riguardanti la Sogetsu o da lei editati) trovato online (anche vintage) a qualsiasi romanzo di autore giapponese grazie anche ai preziosi consigli di Anna Lisa Somma e del suo preziosissimo portale Biblioteca Giapponese, per ciò che concerne libri sulla “filosofia” e le tradizioni mi son lasciato consigliare da esperti ed amici come Carlo Scafuri (Introduzione alla cultura giapponese di Hisayasu Nakagawa o il Libro d’ombra di Junichiro Tanizaki).

Poi, a volte, faccio di testa mia e mi avventuro con libri bellisismi di storia (Storia del Giappone. Dalle origini ai giorni nostri di Edwin Reischauer, Racconti dell’antico Giappone di Bertram Freeman-Mitford Algernon) o di filosofia orientale (Lo Zen di Aldo Tollini, La via dello Zen di Alan W. Watts, Morte di un maestro del Tè di Yasushi Inoue o Lo zen, l’arco, la freccia. Vita e insegnamenti di Awa di John Stevens), o di tutto ciò che concerne arti come i bonsai, i suiseki, il chado, lo shodo o le shitakusa.

Capita anche che il mio cervello sia colpito dal titolo particolare di un libro (Autostop con Buddha di Will Ferguson) o dalle immagini iperfotografiche e colorate come il libro che vedete in foto (tratta dal mio profilo instagram). Questa “non guida” de La Pina (rapper, deejay, conduttrice radiofonica e chi più ne ha più ne metta) è un suo omaggio al Giappone, non quello da cartolina a cui siamo abituati a pensare, ma quello realistico sospeso tra la poesia, la tecnologia e le varie simpatiche bizzarrie di un popolo che è un pianeta a parte e che per tale motivo ce lo rende così affascinante e simpatico. Il tutto corredato da interventi di persone amanti di Tokio, foto…. e musica e video! Lo consiglio? Sì se non siete abituati a prendere tutta la vita troppo sul serio, sì se siete viaggiatori compulsivi che andate nei posti ruotando come trottole ovunque lo sguardo vi porti (come faccio io), sì se scoprire il mondo davvero vi interessa, no se siete abituati alle gite organizzate, a non penetrare davvero in una realtà, ma accontentarvi della superficie, non mettervi in gioco realmente, non saper apprezzare il bello di ciò che, forse, non comprenderemo mai pienamente del Giappone.

Concentus Study Group

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: