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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

DSCN1592 - Copia

(Ikebana e foto di Giulia Piccone Italiano – vaso di Sebastiano Allegrini)

Nella sua penultima newsletter Ilse Beunen torna a parlare degli stili base della scuola Sogetsu che si affrontano nei primi livelli.

Come già scritto in altri post i nostri libri di studio si dividono in Kakei (1 e 2 anno) e Composition and Line, Color and Mass (3) e Material and Space (4) più il recente libro del V livello (Techinique and Creation) per chi vuole divenire insegnante dove si ripercorre i 4 livelli andando focalizzarsi su tecniche, estetica o principi basilari come la copertura del kenzan che essendo uno strumento (come gli agganci per vaso alto tipo Tate-no-Soegi-dome o Jumonji-dome o per il vaso tsubo Kousa-dome o il Kugi-uchi Kousa-dome) non fa “parte” del nostro risultato finale.

Ilse in questa newsletter ricorda la sua esperienza di studente comuna a molti (me compreso). Facciamo tutti gli stili base quasi con fretta tutti tesi ad utilizzare fiori particolari o realizzare free style. Ed è un errore. Su questo io a lezione non transigo perché i nostri stili base (e e le loro variazioni) sono i mattoni su cui si costruisce il tutto. Se la base è di argilla (ed ecco spiegato il titolo) al prmo masso che cade tutta la nostra impalcatura crollerà. In questi anni di lezione (Ilse ricorda che lei insegna da 20 anni per cui è un’esordiente rispetto al 70% grandi maestri che praticano ikebana e quindi io sono ancora un lattante) ho visto gente non considerare gli stile base, non voler imparare bene le tecniche base e crollare miseramente al III o IV livello. Come ricorda Ilse nella sua newsletter citata questi stili non solo sono la base della nostra creatività, ma per esercitarsi possiamo ricorrere a loro e da lì partire la nostra fantasia. Gli stessi insegnanti ogni vota che ad un allievo spiegano gli stili base, i principi vi trovano nuovi spunti di riflessione, migliorarne la pratica con qualsiasi materiale che abbiamo a disposizione.

Ieri avevo lezione di ikebana con Lucio Farinelli e la neo maestra Giulia Piccone Italiano (Yuki Mi il suo nome da insegnante). Giulia era venuta proprio per una lezione di allenamento e per chiacchierare un poco di storia e “filosofia” dell’ikebana e della nostra scuola. Assieme abbiamo ripassato i 50 Principi della Sogetsu e realizzato un nageire ed un moribana.

Il nageire è un poco la “bestia nera” di quasi tutti gli allievi di ikebana perché è difficile tecnicamente. Se vai poi a spostare il vaso con la composizione questa non deve muoversi o cadere. Ne so qualcosa io che un’insegnante per tre anni mi ha solo fatto fare nageire ed io ho subito la sua decisione perché se vado da un maestro accetto sempre quello che mi dice. Non ho mai capito quegli allievi che contrastano un maestro. Se non lo apprezzi lo cambi, se resti bè… segui quel che ti dice. Cambiare maestro serve solo se vuoi fare un upgrade non per finire a rifare le stesse cose. In quel caso aveva ragione il maestro lasciato.

Di contro il moribana se è più facile tecnicamente (grazie al kenzan) hai anche una maggiore “superficie” da andare a riempire senza… riempire.

Ieri quindi Giulia per prima cosa ha messo nel vaso alto l’acqua (non si può pensare ad un ikebana senza acqua!) e poi ha realizzato il suo nageire e anche la foto. Voglio che ogni maestro da me diplomato sappia fotografare i suoi ikebana. Devo dire che per essere la sua prima volta Giulia non se l’è cavata male. Non le ho suggerito né luci né inquadratura o altro. Credo sia importante fare errori per comprendere e migliorare. Capita che uno faccia una dimostrazione, partecipi ad un workshop, ad una conferenza, una mostra e non è detto che ci sia sempre un Ben Huybrechts a portata di mano. Inoltre la fotografia è come un’impronta digitale. Si riconosce l’autore sempre. Si vede se uno fa foto sia per lui sia per gli allievi, se le foto son tutte diverse per stile, luci, editing o altro. Non c’è trucco nè inganno. L’obiettivo è appunto.. tale.

A volte a lezione avanza del materiale che spartiamo con le allieve (non voglio che accada come a me che una volta a lezione dovetti farmi cedere da Lucio i fiori che avvea usato per il suo ikebana perché non ce ne erano a sufficienza e non potevamo tagliarli come volevamo perché dovevano bastare per tutti) e a casa se non abbaimo idee… ci alleniamo in tecniche, in ripasso. E’ incredibile dopo anni di studio come, rivedendo gli stili base, non solo si comprenda la genialità di Sofu Teshigahara, ma come in essi vi siano spunti di riflessione. E lui stesso iniziava ogni anno realizzando uno stile base.

C’è, ad esempio al II livello, la IV variazione dove viene “tolto” uno dei tre rami principali. Un allievo potrebbe dire: “Vabbè che sciocchezza. Si toglie solo un ramo”. In realtà prima di tutto non dovremo solo, ovviamente togliere un ramo, ma non far percepire la sua assenza (tra l’altro si tratta del Soe il ramo che rappresenta l’uomo non quello principale – Cielo- o il fiore – Terra) e creare una tensione tra Shin e Hikae. La difficoltà maggiore poi in quesa variazione è quando si va a realizzare l’hanging.

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(schema realizzato da Moris Vincoletto su permesso della scuola Sogetsu)

Lo Shin va ad incurvarsi dai 45 ° rivolti verso l’alto in basso e per questo si deve scegliere un ramo che sia facile da piegarsi, incurvarsi. Dovremo avere un risultato “morbido” elegante, non una freccia puntata verso il tavolo.

Ci ricorderemo di questo stile quando faremo i temi di Massa e Linea, o lo Spazio al di là del contenitore. Come si vede quindi da un “semplice esercizio tecnico” già ho individuato due possibili temi da concatenarsi, ma ce ne sono anche altri ricollegabili ad esso, E così avviene per ogni nostro mattoncino che farà che la nostra strada sia ben asfaltata e non un campo minato.

Concentus Study Group

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