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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Una lezione del V livello della Sogetsu per me è stata un po’ una “bacchettata sulle mani” e non credo solo a me.

Lo scorso anno quando ideai ed organizzai Essenza mi intestardii per l’ikebana della vetrina di usare le peonie bianche. Il mio fornitore mi avvisò che non era ancora periodo e che le poche sul mercato avrebbero avuto prezzi alle stelle (e così fu :/ ).

Però fui felice perchè, pur avendo dovuto vendere un rene per acquistarle, erano di una bellezza unica.

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(foto di Lorenzo Palombini – vaso di Sebastiano Allegrini)

Oggi il mercato internazionale dei fiori ti permette davvero di avere (quasi) tutti i fiori che vuoi in qualsiasi stagione e va benissimo, non poniamo freni alla fantasia (fondamentale poi in una scuola come la mia), ma ovviamente c’è un ma.

Recentemente in un gruppo su Facebook che si occupa anche di ikebana c’è stata un piacevole scambio di opinione su come gestire tempo e costi di un corso di ikebana. Per me è inconcepibile che un maestro di ikebana non abbia mai il desiderio di fare una composizione, di sperimentare vasi, materiali, stili. Che si “esibisca” solo in occasioni di mostre o dimostrazioni o feste comandate. Se si ama un’arte si pensa (e si investe) solo in quella come scrivevo in un mio recente post. Di contro (e tra poco chiudo questa parentesi infinita e mi ricollego al discorso iniziale) non è detto che per fare ikebana belli si debba avere chissà quali materiali spettacolari. Come dice Sofu Teshigahara nel Kadensho non è che se abbiamo fiori belli si hanno ikebana belli in automatico. Questo non vuol dire andare avanti a gerbere o rami che mentre si usano si spengono di inevitabile morte lenta e dolorosa. Agli allievi dobbiamo dare il meglio, noi maestri, invece, possiamo esercitarci con qualsiasi cosa. Ho la fortuna di lavorare con il maestro Farinelli che nell’organizzare assieme le lezioni riesce a fare un tetris di fiori da utilizzare per più ikebana dei vari livelli di studio. In questa maniera riusciamo a proporre ottimi materiali senza far ricadere la spesa sugli allievi.

E, torniamo finalmente in argomento, scusate mi son lasciato prendere dal discorso, nel V anno c’è una lezione che parla anche di questo: Seasonal Plant Materials, ovvero il godere di quei fiori che si trovano solo per quella data lezione, vedere come le piante mutino il loro aspetto durante le stagioni (il libro porta come esempio la Thunberg Spirea che è fiorita in primavera, ha foglie verdi in estate, cambia colore in autunno, perde le foglie in natura e non è facile da trovarsi nei negozi) e quindi sapere per ogni  tempo come possono essere usate nelle nostre composizioni a seconda di quando le faremo.

E non si tratta semplicemente di fare un ikebana con i materiali di stagione (per cui non useremo materiali secchi o colorati che possono “appartenere” a qualsiasi stagione), ma di far partecipare la nostra gioia di creare con qualcosa che avremo in quel solo momento cosa che ormai non accade più con fiori come le rose oppure le calle.

Per questo all’inizio parlavo di “bacchettata sulle mani” ovvero di non lasciarci tentare dalle numerose paste in esposizione, ma ricordarci ogni tanto dei principi base della nostra arte.

Sabato scorso grazie a Cristiano Genovali (Presidente dell’Associazione Nazionale Piante e Fiori d’Italia) le mie allieve di Livorno hanno potuto usufruire della Nigella, Peonie, Viburno Opulus, Delphinium e i Fiordaliso. Mentre ero nella sua serra veder arrivare i fiori appena colti per me era molto emozionante, avrei preso tutto!

Per non sciupare fiori così delicati nel trasporto fino a Livorno li ho tenuti in un secchio con l’acqua calda (cosa abbastanza pericolosa in auto da solo visto che due anni fa ad una curva mi trovai… colpito da un’onda anomala all’interno del veicolo). Arrivati a destinazione sani e salvi ho spiegato alle mie allieve cosa dovevano fare e questi sono i risultati.

Nicoletta Barbieri

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Silvia Barucci (vaso fatto da lei)

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Ilaria Mibelli (vasi fatti da lei)

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Per ultima ho tenuto Rosaria Malito Lenti proprio per il discorso che facevo all’inizio. Il primo ikebana di Rosaria è stato questo

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poi utilizzando lo stesso vaso (realizzato da Sebastiano Allegrini) e le medesime peonie lo ha trasformato in questo con l’aggiunta del dephinium.

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Concentus Study Group

 

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