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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

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Inizio questo post con un’immagine che aveva pubblicato su Facebook la mia allieva Silvia Barucci e il titolo è parte di una citazione di Aldous Huxley che nella sua interezza recita: “Anche l’arte ha la sua moralità, e molte delle regole di questa moralità sono le stesse dell’etica comune, o perlomeno analoghe.”

Di carattere sono sempre stato portato (forse anche per i miei travagliati primi 24 di anni di vita per ciò che concerneva la salute) al “subito”, a non rimandare nulla perché come diceva un certo Lorenzo de’ Medici “di doman non c’è certezza.”  Per carità non voglio fare come il frate predicatore del film Non ci resta che piangere, anzi vi lancio un trekker augurio di Live long and prosper, ma l’ikebana stesso ci insegna l’impermanenza della vita e la sua bellezza proprio in quanto transitoria.

Ieri mentre fotografavo questo mio ikebana

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mi si presentava un problema immanente, ad gni scatto le peonie gialle si aprivano sempre di più (non vi dico ora che cosa sono di grandezza!). Una difficoltà per me, ma sarebbe stato bello filmare questo processo e “registrare” il profumo che aprendosi diffondevano nell’aria andando ad unirlo a quello del Lathyrus odoratus.

Per questo quando ero a metà del primo livello di studio (e nemmeno sapevo se avrei proseguito il cammino) avevo già il set base: suiban, mezzo suiban e vaso alto. E come me il maestro Lucio Farinelli (deve essere per quello che non solo abbiamo studiato assieme, ma lavoriamo con i medesimi intenti ideologici).

Quando nel 2011 organizzammo (io e Lucio) per la prima volta un corso in maniera autonoma si fece una spesa immediata che non si sapeva se sarebbe stata vana o meno (potevamo in futuro non riuscire più ad organizzare degli altri corsi, ma per fortuna non è andata così): comprammo i vasi da dare a lezione agli allievi (ovvero i suiban e i vasi alti più altri per lo stile libero), i kenzan e le hasami. Ovviamente si notava subito chi seguisse davvero con passione (andando a dotarsi di tutta l’attrezzatura necessaria), chi con interesse (ma seguendo solo le lezioni) e chi era venuto tanto per dire che faceva una cosa particolare. A chi è maestro questo salta subito agli occhi, come (spero!) risulti a chi viene da noi di non trovarsi davanti ad un corso casalingo o amatoriale nemmeno quando si fa un workshop perché anche li dotiamo gli iscritti di vasi idonei. Non potrei mai usare dei vassoi di Ikea dove il kenzan è quasi più alto del bordo (e l’acqua che deve coprire le punte del kenzan?) o del materiale che non si “parla” nè per forma o colore perché il “tanto per fare” non è nel mio stile nè mai lo sarà. Nè, per pura piaggeria o interesse, andrei a lodare colleghi che lo fanno. Proprio perché “Anche l’arte ha la sua moralità” e direi che un maestro ha anche una deontologia da tener presente e trasmettere.

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(anche questa immagine l’ho prelevata dal profilo Facebook di Silvia Barucci)

Ho sempre ammirato allieve che ogni loro risparmio lo versano lungo il cammino dei fiori, allieve del I livello che hanno partecipato con gioia ad ogni nostra proposta, allieve che ci chiedono di ripetere delle lezioni (come è successo lo scorso sabato) perché comprendi quanto loro siano davvero animate da sincera passione. Non parlo di talento, ma di cuore. Ed è importante perché è il nostro cuore a fare sì che si facciano ikebana e non delle composizioni di fiori. E per tale motivo con gioia e riconoscenza pubblico i loro lavori fatti a lezione con tanto di nome e cognome, perché lo meritano. Non li pubblico come se fossero laovri miei i di anonime persone. L’ikebana trasmette sempre qualcosa, non è solo un esercizio di stile o di tecnica. Non è un equilibrismo, è poesia.

Il terminare i cinque livelli della Sogetsu e diventare Maestro non significa nulla se non ami davvero comunicare e farlo nei migliori die modi. Per me sarebbe tanto più semplice (e la mia schiena martoriata mi ringrazierebbe) portare vassoi invece di vasi, niente annaffiatoio (tanto non si mette l’acqua nel vaso), niente sassi per coprire il kenzan etc. Sarebbe anche facile lasciare che l’allievo faccia a lezione quel che gli pare (così lo rendiamo felice e non rischiamo di perderlo) o smontare il suo lavoro senza considerare la sua idea, ma trasformandolo secondo il nostro gusto. E se all’inizio ci siamo dotati di vasi industriali, poi abbiamo avuto la fortuna di conoscere ottimi ceramisti ed affidarci a loro. Fotografi che ci hanno fatto comprendere come migliorare le nostre foto e il nostro sito (spero nessuno si ricordi dei nostri terribili esordi 🙂 )

In questi giorni di battuta finale per il workshop che abbiamo organizzato per il prossimo ottobre siamo felici di constatare l’interesse suscitato (grazie ovviamente alla professionalità nota delle due maestre coinvolte Ilse Beunen e Anne- Riet Vugts) anche fuori dai confini europei e questo ci ripaga di qualsiasi fatica che stiamo facendo o del fatto che stiamo già organizzando un workshop per il prossimo gennaio ed un altro per l’ottobre 2018…

E proprio perché per me l’ikebana è poesia sono felicissimo che uno dei temi del workshop di ottobre sarà il wabi-sabi in ikebana. Siete uttti invitati a scoprire la bellezza dove non la si penserebbe.

Concentus Study Group

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